Salvadanaio Marchetti

Salvadanaio Marchetti

Istinto e fortuna, miracoli e complimenti. Il sabato perfetto di Federico Marchetti, cuore Toro, è già dimenticato ma c’è la consapevolezza di aver mandato un altro messaggio forte e chiaro a Prandelli. Perché mai continuare a puntare sullo stagionato De Sanctis per l’ingrato ruolo di vice-Buffon quando il portiere italiano…

Istinto e fortuna, miracoli e complimenti. Il sabato perfetto di Federico Marchetti, cuore Toro, è già dimenticato ma c’è la consapevolezza di aver mandato un altro messaggio forte e chiaro a Prandelli. Perché mai continuare a puntare sullo stagionato De Sanctis per l’ingrato ruolo di vice-Buffon quando il portiere italiano superiore per rendimento a tutti i concorrenti è quello laziale? Bah, davvero inspiegabile l’ostracismo del cittì azzurro quasi il numero uno biancoceleste dovesse pagare di aver preso parte alla sfortunata spedizione sudafricana targata Lippi. Di certo, gli applausi di Buffon che stima tantissimo il collega, sono più che un’investitura così come i ringraziamenti di Petkovic che continua a tessere le sue lodi. Un rapido calcolo: decisivo per la vittoria di Bergamo, parate straordinarie contro Palermo e Siena, fondamentale contro la Juve. In totale almeno cinque punti tondi tondi portati alla causa biancoceleste. Era rientrato contro il Panathinaikos dopo un problema muscolare che lo aveva tolto di mezzo nelle quattro partite che la Lazio non era riuscita vincere (solo un caso che siano arrivati due pari e due sconfitte a Firenze e Catania?), aveva contribuito a rialzare i suoi compagni ma nel derby aveva riaperto la sfida con quel clamoroso e per lui inusuale errore sulla punizione di Pjanic. Decisiva in negativo la voglia di strafare, di coprire il cross dando sicurezza alla difesa nella mischia disperata dei giallorossi e invece la beffa. Un tiro telecomandato, gol del 2-3 e sofferenza finale con quella occasione sciupata da Osvaldo che poteva cambiare la storia del 139esimo derby di campioanto. È andata bene, Marchetti ha incassato le critiche, a Torino si è ripreso la scena con prova straordinaria. Di questi tempi un anno fa blindò la sua porta con un’altra prova prodigiosa al San Paolo, anche lì fu uno 0-0 intriso di sofferenza e di parate fenomenali. Si è ripetuto nella tana dei campioni d’Italia dove l’anno passato era stato battuto solo da una furbata di Del Piero e ora vuole confermarsi in Europa League giovedì. «Fanno piacere i complimenti di Buffon, ma sono contento soprattutto per il pareggio conquistato anche se deve essere un punto di partenza per migliorare ulteriormente nelle prossime gare», aveva detto subito dopo la partita indicando la strada: «Chiudiamo questo capitolo e pensiamo al Tottenham perché dobbiamo qualificarci». Come a dire che il portiere della Lazio non molla nulla nemmeno la coppa nella quale è finora imbattuto avendo i biancocelesti subito solo un gol (c’era Bizzari in Grecia) in quattro partite. Marchetti è pronto ma la squadra deve fare qualcosa in più sul piano del gioco per non abortire la rivoluzione bosniaca. L’altra sera allo Juventus Stadium sembrava che Petkovic avesse indossato la maschera di Reja, un po’ come aveva fatto Roberto Mancini con quella di Platt per irridere i giornalisti inglesi il giorno prima. E Petko sa che per completare l’opera di trasformazione della sua creatura ha un’arma sicura: un portiere saracinesca.

Il Tempo

Cittaceleste

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