Scontro tra nuovi rivali

Scontro tra nuovi rivali

A parte il fatto che stasera giocano la stessa partita, nella stessa competizione e con la medesima ambizione, Juventus e Lazio hanno quasi niente in comune, rappresentano modi e metodi diversi, si confrontano attraversano le differenze, sono le due facce della medaglia. Eppure sono le squadre (e le società, visto…

A parte il fatto che stasera giocano la stessa partita, nella stessa competizione e con la medesima ambizione, Juventus e Lazio hanno quasi niente in comune, rappresentano modi e metodi diversi, si confrontano attraversano le differenze, sono le due facce della medaglia. Eppure sono le squadre (e le società, visto che, pure in Lega, Lotito pilota una fazione e Agnelli l’altra) che stanno caratterizzando la stagione del calcio italiano: sono le sole ancora in corsa per vincere tutte le competizioni alle quali sono iscritte. E sono, a loro modo, degli esempi: il low cost laziale e il deficit programmato juventino, rappresentano, in definitiva dei modelli di gestione efficaci, e compatibili anche con le regole finanziarie, malgrado sul mercato — ragionando dal 2010 a oggi — la Lazio sia in attivo di 200 mila euro e la Juve in passivo di un centinaio di milioni. Lotito e Agnelli si autodefiniscono riformatori. Probabilmente si immaginano persino rivoluzionari, ma partono da posizioni opposte. E opposta è la loro storia, la loro formazione, il loro stile, il loro modo di presentarsi in pubblico. Lotito s’è dimostrato un lobbista più abile, mentre quando c’è stato da abbaiare contro la giustizia sportiva si sono intraviste delle similitudini. Per quanto così differenti, i due hanno rapporti discreti, o comunque non conflittuali. D’altronde, sul mercato si muovono su piani diversi e l’unico punto di contatto è stata la cessione di Lichtsteiner per dodici milioni, un affare per entrambi. Sul campo, le differenze continuano. La Lazio è una squadra compassata, la Juve elettrica. I romani tendono a raffreddare i ritmi, i torinesi a surriscaldarli: in questo, somigliano di molto ai due allenatori, a loro volta rappresentanti di scuole diversissime. Quando si sfidarono in campionato finì 0-0, ma risolsero le mostruose parate di Marchetti e la Lazio finì per fare catenaccio. «Rispetto ad allora», osserva Petkovic, «abbiamo imparato a essere più propositivi. E più guerrieri». Difatti in classifica si sono avvicinati alla vetta, rosicchiando punti con ostinazione. «Però noi», replica Conte, «abbiamo il miglior attacco, la miglior difesa, siamo in testa alla classifica, in semifinale di Coppa Italia e negli ottavi di Champions: ho letto di crisi, ma di cosa stiamo parlando?». Dobbiamo comunque parlare di problemi, perché stasera mancherà molta gente: di sicuro lo squalificato Quagliarella, l’africano Asamoah e gli infortunati Chiellini, Pirlo, Giovinco, Bendtner e Pepe, ma probabilmente anche Vidal, dolorante a una caviglia. Inoltre, Conte non vorrebbe rischiare Vucinic, che ha giocato la prima partita intera della stagione giusto sabato scorso. Però ha un solo attaccante a disposizione, Matri, e dovrà inventarsi un surrogato: il compito di assistere la prima punta verrà diviso tra Giaccherini e Marchisio. Pure Petkovic lamenta assenze: Konko ma soprattutto Klose, altro limpido esempio delle differenze tra Juve e Lazio, poiché i bianconeri giocano senza un attaccante di riferimento mentre i laziali tendono a valorizzare le caratteristiche del loro centravanti, sistema di cui sta cominciando ad avvantaggiarsi pure Floccari. Conte, poi, ha scelto un modulo e non lo cambia più («Il 3-5-2 è il vestito più adatto a noi, mi piace perché è un’evoluzione più offensiva e spettacolare del 4-2-4»), mentre Petkovic smonta e rimonta, a seconda delle situazioni, il suo sistema di partenza, il 4-1-4-1. Stasera se la vedranno tra di loro. È gente che per strada non vuole lasciar nulla: «Puntiamo a vincere la Coppa», e non lo dicono tanto per dire.

La REpubblica

Cittaceleste

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