Serve il cambio di marcia

Serve il cambio di marcia

E’ una stagione, quella della Lazio, per cuori forti. Sia chiaro, i risultati che la squadra di Petkovic sta raggiungendo sono certamente al di sopra delle aspettative. Ma il rischio, si sa, è dato proprio dal fatto che l’appetivo vien mangiando. E dunque quello a cui nessuno davvero vuole trovarsi…

E’ una stagione, quella della Lazio, per cuori forti. Sia chiaro, i risultati che la squadra di Petkovic sta raggiungendo sono certamente al di sopra delle aspettative. Ma il rischio, si sa, è dato proprio dal fatto che l’appetivo vien mangiando. E dunque quello a cui nessuno davvero vuole trovarsi di fronte è uno scenario in cui si resti a fine stagione con il cerino in mano dopo aver accarezzato per lungo tempo tutte e tre le competizioni in cui la Lazio sarà stata impegnata. La formula magica di solito utilizzata per evitare questo spauracchio è continuità. Continuità di tensione psicologica e di conseguenza di risultati. Questo serve alla Lazio per
Va recuperata quella continuità già conosciuta a novembre, il mese magico biancocelestenon vivere su questa estenuante montagna russa.

I PRECEDENTI – Dopo convincenti e a volte entusiasmanti prestazioni infrasettimanali con preoccupante regolarità sono spesso arrivate gare di campionato sbiadite o completamente negative. Dopo essere passata indenne tra le forche caudine (chiedere informazioni all’inter) del White Hart Lane di Tottenham per esempio la Lazio è caduta all’Olimpico contro il Genoa. E così dopo il pareggio ad Atene contro il Panathinaikos è arrivato il rovescio di Firenze. E ancora dopo la vittoria a valanga sul campo del Maribor, il triste zero a zero con il Bologna. La doppia sfida nella semifinale di Coppa Italia contro la Juve è stata preludio prima al ko con il Chievo e quindi a quello bis contro il Grifo. Infine, ma in questo caso di dolce nel fondo ce n’è davvero ben poco, il pesantissimo capitombolo di Siena dopo il tre a tre in terra di Germania contro il Borrussia Monchengladbach.

I DETTAGLI – Certo sarebbe sbagliato però pensare a un perverso automatismo, anche perché ogni singolo caso va analizzato con attenzione per capirne le specificità. Se la prima sconfitta contro il Genoa per esempio è arrivata nonostante la Lazio avesse prodotto diverse occasioni da gol e non avesse dunque demeritato e contro la Fiorentina la direzione arbitrale avesse fortemente condizionato il risultato finale, non altrettanto si può dire per gli scivoloni contro Chievo, ancora Genoa e soprattutto Siena. In queste tre gare i biancocelesti hanno perso senza poter recriminare.

ASPETTO PSICOLOGICO – Discese ardite e risalite che nel corso della stagione qualcuno ha provato a spiegare con la coperta troppo corta. Fuor di metafora, la squadra pagherebbe una rosa inadeguata colpita inoltre dalle scelte societarie che ha messo fuori rosa alcuni calciatori. Elemento che certamente spiega in parte il calo, ma che non è esaustivo. Decisivo appare infatti l’allentamento della tensione psicologica. Quasi mai la Lazio stecca nei grandi appuntamenti, troppo spesso invece cade davanti a cosiddette piccole. E però sempre gli stessi interpreti ritrovano repentinamente forze per compiere imprese dopo essere finiti nel fango.

LA FORMULA – I malanni insomma si conoscono, quello che ancora si deve trovare è una cura robusta capace di accompagnare la Lazio nella parte decisiva della stagione. La sfida di questa sera contro la Fiorentina può rappresentare un punto di svolta. Non inedito peraltro, se si pensa che nel mese d’oro biancoceleste – novembre – la Lazio dopo il successo sul Panathinaikos seppe battere la Roma nel derby. Dopo il pareggio interno contro il Tottenham, espugnò lo stadio Friuli di Udine. Insomma la Lazio la continuità l’ha già conosciuta, ma ora questa qualità va decisamente rispolverata.

Il Corriere dello Sport

Cittaceleste

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