Tra i segreti dello Stoccarda

Tra i segreti dello Stoccarda

Dal Borussia Moenchengladbach nei sedicesimi allo Stoccarda negli ottavi. La Lazio di Petkovic trova un’altra squadra tedesca in Europa League. L’Uefa ha comunicato gli orari. Andata giovedì 7 marzo alla Mercedes Benz Arena (ore 19), ritorno giovedì 14 all’Olimpico (ore 21,05). Per una volta è stato anche sventato l’incubo delle…

Dal Borussia Moenchengladbach nei sedicesimi allo Stoccarda negli ottavi. La Lazio di Petkovic trova un’altra squadra tedesca in Europa League. L’Uefa ha comunicato gli orari. Andata giovedì 7 marzo alla Mercedes Benz Arena (ore 19), ritorno giovedì 14 all’Olimpico (ore 21,05). Per una volta è stato anche sventato l’incubo delle 19, orario penalizzante, in un giorno feriale, per riempire lo stadio. La speranza è che i tifosi della Lazio, quelli abituati a restare in poltrona, si presentino davvero e non lascino la squadra solo al sostegno della Curva Nord, come accade quasi puntualmente. La presenza massiccia dei fans del Borussia, ottomila in trasferta a Roma, può servire da metro di paragone prima di definire le ambizioni e le aspettative. «Se vogliamo andare avanti, dobbiamo mettere pressione agli avversari e sentire dietro di noi tutti i nostri tifosi» ha ricordato Petkovic, che avrebbe voglia di arrivare sino alla finale di Amsterdam. Dovrà eliminare lo Stoccarda del paisà Labbadia, di Ibisevic e Molinaro, per finire con Kiko Macheda, ex talento della Lazio, appena arrivato in prestito dal Manchester United. La competenza e l’esperienza di Enzo Piergianni, corrispondente del Corriere dello Sport-Stadio dalla Germania, ci aiutano attraverso un breve viaggio a raccontare i segreti della squadra tedesca, cinque volte campione in Bundesliga e assai temibile in trasferta, come hanno dimostrato anche i sedicesimi. Il Genk era imbattuto e ha perso in casa con i tedeschi. Per Petkovic non sarà la prima volta. Ha già affrontato lo Stoccarda nel girone di Europa League del 2010: venne sconfitto per 3-0 alla Mercedes Benz Arena, vinse 4-2 a Berna. Lo Young Boys riuscì a qualificarsi ai sedicesimi.
 

I corsari di Labbadia non hanno la caratura dello Stoccarda di Klinsmann che fece gli onori di casa nella finale di Coppa Uefa persa nel 1989 col Napoli di Maradona e Careca. Anzi, nel tabellone degli ottavi sono probabilmente l’avversario più abbordabile, visto anche il trappolone ceko del Napoli. Ma sarebbe un peccato mortale sottovalutarli facendosi condizionare nel giudizio dal dodicesimo posto in Bundesliga, quarta peggiore difesa, tredicesimo attacco (in 22 partite 24 gol segnati, 39 presi) e dall’incapacità di vincere in casa in Europa League (finora solo tre pareggi, più un ko col Molde). Anche in Bundesliga, il tallone d’Achille è lo stesso, tanto da avere incamerato più punti in trasferta (17) che davanti al proprio pubblico (11). Se pesasse solo il bottino esterno, lo Stoccarda sarebbe terzo in classifica. Il suo 4-1-4-1 è debole a centrocampo e funziona soprattutto giocando di rimessa. La squadra però ha buona qualità, con 10 stranieri attuali nazionali, senza contare l’esperienza di Molinaro e la freschezza di Macheda. Ibisevic e Harnik possono fare male a qualsiasi difesa. Ibisevic, capocannoniere biancorosso (10 reti), si è ristabilito dal grave infortunio che minacciò di troncargli la carriera nell’Hoffenheim. Harnik (6 reti) è micidiale anche su palloni impossibili. In più c’è l’estro imprevedibile del velocissimo baby guineiano Traorè, il nuovo beniamino dei tifosi.

All’arrivo a Stoccarda nel dicembre del 2010, Bruno Labbadia fu presentato come il regalo di Natale. Era il quinto successore di Giovanni Trapattoni. Di nuovo “ein Italiener”, anche se con passaporto tedesco, come i suoi sei fratelli. Tutti nati a Darmstadt da genitori territorialmente laziali, emigrati in Germania da Lenola, a ridosso del litorale di Terracina. A Stoccarda ha messo le radici. Il 10 marzo, in casa contro l’Amburgo, nella partita a cavallo della doppia sfida con la Lazio, l’ex centravanti del Bayern (82 partite e 28 reti) consumerà la centesima presenza alla guida dei biancorossi. Finora 43 vittorie, 19 pareggi, 33 sconfitte. E’ uno dei pochi ex attaccanti, come Heynckes nel Bayern, che si sono fatti un nome come tecnici in Bundesliga. Ha avuto stagioni difficili ad inizio carriera nel Bayer Leverkusen e ad Amburgo, ma ora sembra avere trovato l’ambiente giusto per sviluppare il suo calcio a geometria variabile dal 4-1-4-1 al 4-2-3-1 a seconda dell’asticella da saltare. L’orrenda ripartenza dopo la sosta invernale (4 ko di fila) poteva costargli il posto, ma la società a fine gennaio, proprio in piena striscia nera, gli ha prolungato il contratto fino al 2015. Lui ha ricambiato la fiducia andando a vincere in Belgio sul campo del Genk (imbattuto in casa da 10 partite) portando per la prima volta lo Stoccarda negli ottavi di Europa League. Labbadia è rimasto l’unico alfiere della Bundesliga nella competizione.

 Oggi il campionato contro il Norimberga e tre punti in palio che possono valere un salto di quattro posti in classifica. E mercoledì la Coppa di Germania, nei quarti contro il Bochum dodicesimo in Serie B. Dopo l’avanzata in Europa League, lo Stoccarda continua a giocare su tre tavoli, come la Lazio. Sono 6 partite in 20 giorni fino al ritorno all’Olimpico. Eccole: Stoccarda-Norimberga, Stoccarda-Bochum, Bayer Leverkusen-Stoccarda, Stoccarda-Lazio, Stoccarda-Amburgo, Lazio-Stoccarda. Quattro su sei in casa. Come Favre, anche Labbadia impreca contro la pausa troppo breve decisa dalla Lega (Dfl) tra il campionato e l’Europa. Soltanto 39 ore per rifiatare tra il Genk e il Norimberga:  «Questa è indubbiamente una distorsione delle condizioni di competitività», si è arrabbiato Labbadia. Destino malvagio condiviso solo con l’Hannover (eliminato da Eto’o). Le altre reduci di Europa League hanno avuto un giorno di riposo in più. Contro il Norimberga previsti solo due cambi, col rientro in difesa del centrale Niedermeyer (squalificato a Genk) e il giovane talento austriaco Holzhauser sulla trequarti al posto del giapponese Okazaki. Il terno al lotto dell’ivoriano Boka a Genk (gol con doppia deviazione belga) sarà premiato con la conferma, che lascia in panchina l’ex juventino Molinaro. Per l’ex laziale Macheda, appena arrivato in prestito da Manchester, probabile un altro scampolo nella ripresa.

 Il calcio a Stoccarda arriva prima della Tav. La battuta riassume la capacità imprenditoriale del club biancorosso vincitore di cinque campionati e di tre coppe di Germania, che ha impiegato solo due anni (2009-2011) e speso 26 milioni di euro per rinnovare “le pareti domestiche”, vale a dire la faraonica Mercedes Benz Arena, mentre nella stessa città le Ferrovie Federali ancora non riescono a disincagliare dalla politica il progetto per la nuova stazione progettata per i treni ad alta velocità. Il “sorpasso” è un vanto dell’efficienza societaria, che da due anni è affidata al presidente Gerd Ernst Mauser, un manager con esperienze di vertice nel settore automobilistico. Il direttore sportivo al fianco dell’allenatore Labbadia è l’ex nazionale tedesco Fredi Bobic, cresciuto nel vivaio dello Stoccarda. Il nuovo stadio sponsorizzato dal marchio della Stella a tre punte è considerato un capolavoro dell’architettura sportiva col massimo confort per 60.300 spettatori. Venti minuti di metropolitana dal centro. Il luogo è sempre lo stesso da prima della guerra, quando si chiamava “Adolf-Hitler-Kampfbahn”. E’ stato periodicamente ribattezzato e rimodernato. Adesso tutti i posti sono al coperto: 49.300 a sedere, il resto in piedi. La tifoseria non fa eccezione alla passione dei tedeschi per i posti in piedi, che vengono sacrificati però nelle partite internazionali per rispettare le norme di sicurezza della Uefa.

Il Corriere dello Sport

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