Turnover,gli eccessi non pagano

Turnover,gli eccessi non pagano

Da un eccesso all’altro, dai 17 cambi del Napoli ai 6 della Lazio. Forse è solo un caso, ma Napoli e Lazio sono le squadre che nell’ultima settimana hanno fatto meno punti (3 la squadra di Mazzarri, 4 quella di Petkovic) fra tutte quelle impegnate nelle Coppe. Il rapido studio…

Da un eccesso all’altro, dai 17 cambi del Napoli ai 6 della Lazio. Forse è solo un caso, ma Napoli e Lazio sono le squadre che nell’ultima settimana hanno fatto meno punti (3 la squadra di Mazzarri, 4 quella di Petkovic) fra tutte quelle impegnate nelle Coppe. Il rapido studio compiuto sulle 18 formazioni schierate (tre per ogni club, dall’8a giornata di campionato passando alla 3a giornata di Champions ed Europa League e arrivando alla 9a di campionato) offre un dato parziale, per riflettere più a fondo su vantaggi e svantaggi della rotazione feroce o della rotazione col contagocce bisognerebbe prendere in esame un periodo più lungo, tuttavia appare chiaro fin da adesso come la Lazio sia davvero l’unica formazione (per scelta, oltre che per necessità) ad aver preso sul serio l’Europa League.

MAXI TURN OVER – Dalla trasferta a Torino con la Juve a quella in Ucraina con il Dnipro, fino alla gara di domenica sera col Chievo, Mazzarri ha fatto 17 cambi. Il Napoli ha una formazione per il campionato (dove è 2° a 3 punti dalla Juve con 5 gol incassati in 9 partite) e un’altra, di livello decisamente inferiore, per l’Europa League (dove nel girone è 3°, dietro a Dnipro e Psv Eindhoven, con 6 gol incassati in 3 partite). La scelta di De Laurentiis e del tecnico è chiara, anche se discutibile: puntiamo fin dall’inizio al campionato e questa Coppa arriva dopo, molto dopo. Poi, a febbraio, vedremo che strada prendere.

ROTAZIONE MEDIA – Se per Juve e Milan è obbligatorio non perdere di vista la qualità, lo spessore e l’equilibrio passando da una competizione all’altra, visto che l’altra si chiama Champions League (e porta fama e soldi), potrebbe non esserlo per Inter e Udinese che invece stanno cercando di non perdere terreno neppure nell’Europa meno nobile, cambiando quanto è necessario. Nelle 3 partite prese in esame, Stramaccioni ha sostituito 13 giocatori, Allegri e Guidolin sono arrivati a 12 e Conte si è fermato a 11.

POCHI CAMBI – E’ la decisione di Petkovic, una decisione se non forzata quanto meno indotta da un organico che, a differenza di quello di Napoli, Inter, Juventus e Milan, è attualmente ridotto. Ma la Lazio, rispetto alle altre, vuole fortemente proseguire il cammino in Europa. E’ l’unica italiana in testa al proprio girone (Champions compresa) con 5 punti in 3 partite, uno in più del Maribor, due in più del Tottenham e proprio a Londra ha giocato una partita esemplare per forza, carattere e intensità. Il processo di crescita di Petkovic prevede tappe importanti come quella londinese, come la qualificazione ai sedicesimi di Europa League e come il miglioramento della posizione in classifica in campionato.

I FEDELISSIMI – Gli altri tecnici hanno uno/due giocatori che considerano quasi intoccabili, Stramaccioni ha fatto giocare Cambiasso anche come centrale difensivo contro il Partizan, Allegri non ha mai tolto Bonera né Montolivo, Mazzarri ha fatto altrettanto con Gamberini e Zuniga, Conte con Bonucci, Chiellini, Pirlo e Vidal, Guidolin con Lazzari e Armero. Ma per Petkovic la situazione è diversa, gli mancano i ricambi soprattutto a centrocampo: Ederson è fermo, Brocchi sta rientrando e Lulic è costretto a giocare terzino per l’assenza di Radu. Per questa ragione il tecnico bosniaco-croato ha dovuto schierare sempre lo stesso quintetto: Ledesma davanti alla difesa, poi Candreva a destra, Hernanes e Gonzalez in mezzo e Mauri (che nel secondo tempo di Firenze ha fatto la seconda punta accanto a Klose) a sinistra. I cinque avrebbero bisogno di tirare il fiato, Ledesma ed Hernanes saranno costretti a farlo per squalifica e la rotazione imposta dal giudice sta già diventando un problema per Petkovic

Il Corriere dello Sport

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