Un film già visto

Un film già visto

Il sospetto è che, parlando di mercato o di dinamiche contrattuali legate ad alcuni giocatori usciti di scena, si trascuri un aspetto fondamentale di questa storia. La Lazio tira la volata per gli altri. Succede da tre anni, Petkovic giura che dopo la sosta riuscirà a ribellarsi ed a rilanciare…

Il sospetto è che, parlando di mercato o di dinamiche contrattuali legate ad alcuni giocatori usciti di scena, si trascuri un aspetto fondamentale di questa storia. La Lazio tira la volata per gli altri. Succede da tre anni, Petkovic giura che dopo la sosta riuscirà a ribellarsi ed a rilanciare i suoi giocatori, ma i numeri dicono il contrario, segnalano una frenata costante. E’ come se questa squadra, arrivata al massimo o quasi, si sgonfiasse. Non avesse la forza e la personalità per portare a casa il risultato. Lotito e il ds Tare hanno parlato spesso di mentalità vincente. Hanno ragione e si vede soprattutto quando non c’è un giocatore come Klose, non solo perché vede la porta
Soltanto Pescara, Palermo e Parma hanno fatto peggio dei biancocelesti in questi due mesie segna più degli altri. Non se ne abbiano a male i giocatori, ma questa è una squadra “femmina”, a cui manca il killer istinct. Ci sono state partite mai chiuse o sofferte sino all’ultimo minuto perché non è arrivato il raddoppio, ce ne sono state altre (come a Torino domenica sera) combattute bene e con ardore sino all’episodio decisivo in cui vai sotto e non riesci più a rialzarti. La Lazio è stata bella nel girone d’andata, quasi mai cattiva. Ci sono state occasioni (basta ricordare il Milan all’Olimpico e il derby con la Roma) in cui ha rischiato addirittura di farsi rimontare in vantaggio di tre gol. Forse è ora di ripensare certe valutazioni, spesso esagerate, magari anche a Formello, dove si confidava (oggi come in passato) in imprese inimmaginabili. Questa Lazio vale, nell’arco delle 38 giornate, tra il quarto e il sesto posto, come in fondo sta rendendo da tre stagioni consecutive. Ci sono dei dati da analizzare.

FLESSIONE – Petkovic aveva chiuso il girone d’andata a quota 39 punti, stabilendo il nuovo primato della gestione Lotito e mettendosi nella scia di Eriksson e Maestrelli nelle stagioni dello scudetto. Aveva realizzato un’impresa mostruosa e forse irripetibile, andando ben oltre le possibilità reali della squadra. Battuta l’Atalanta alla prima di ritorno, s’era ritrovato a quota 42 punti e solo con tre lunghezze di ritardo dalla capolista Juventus. In quel momento, prima ancora degli infortuni e di alcune dismissioni, la Lazio ha cominciato a perdere punti. I calcoli, alcune scelte poco felici di formazione (leggi partite con il Chievo) o dei messaggi inviati alla squadra, tutti dietro a difendere dopo aver tante volte dimostrato un calcio coraggioso. La Lazio ha smarrito la propria identità, le difficoltà si sono moltiplicate, accompagnate dagli episodi sfortunati e da alcune sviste arbitrali. L’effetto? Solo 8 punti nelle ultime 10 giornate, sei sconfitte, due pareggi, due sole vittorie. Peggio, in termini di punti, hanno fatto soltanto Pescara, Palermo e Parma. A Torino è arrivato il terzo ko di fila, il quarto consecutivo in trasferta. La Lazio incassa più gol e non riesce a farne. Nelle ultime 10 partite di campionato appena 9 reti all’attivo e ben 15 al passivo. Non è più la stessa squadra.

KLOSE – Da quando si è fermato il tedesco, e si torna al tema della personalità e non solo quello dell’attacco, la Lazio ha vinto una partita soltanto di campionato, piegando per 2-0 il Pescara allo stadio Olimpico, lo scorso 28 febbraio. Una vittoria in due mesi è poco, troppo poco, per sperare nella Champions. Petkovic, che aveva chiuso il girone d’andata con 4 sconfitte in 19 partite, è arrivato a 10 in 28 giornate. Reja, un anno fa, chiuse il campionato con 12 sconfitte. Vlado, per non superarlo, dovrà limitarsi a perderne soltanto altre 2 da qui alla fine.

Il Corriere dello Sport

Cittaceleste

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