Una Lazio a due velocità

Una Lazio a due velocità

Si viaggia così ormai da due mesi: altalena continua, su e giù, tra l’emozione per una qualificazione e la delusione per una figuraccia in campionato. Beata normalità, che non vive da queste parti. Mai banale, questa Lazio. Mai banale neppure quando pensa di essere cresciuta e invece ricade negli errori…

Si viaggia così ormai da due mesi: altalena continua, su e giù, tra l’emozione per una qualificazione e la delusione per una figuraccia in campionato. Beata normalità, che non vive da queste parti. Mai banale, questa Lazio. Mai banale neppure quando pensa di essere cresciuta e invece ricade negli errori del passato: seconda parte di stagione in apnea, l’altra faccia di una medaglia ormai nota.

Confronti La soddisfazione non è roba del week end: finale di Coppa Italia e quarti di Europa League a un passo. I maligni diranno che forse il Borussia Moenchengladbach e lo Stoccarda sarebbero stati avversari alla portata anche per la Lazio di un anno fa. Retropensieri: la verità è che lì Petkovic ha fatto la differenza. In campionato invece poco è cambiato in termini di punti. Alla Lazio attuale va riconosciuto un atteggiamento diverso in campo, almeno finché lo stress mentale non ha avuto il sopravvento. Però il tabellino di oggi è impietoso: dopo 28 giornate Petkovic ha un punto in meno rispetto al cammino di Edy Reja dello scorso torneo.

Mistero Saha E i rimpianti sono anche figli di un mercato di gennaio che non ha rinforzato la Lazio numericamente: Pereirinha ha sostituito il fuori rosa Cavanda, Saha è un oggetto misterioso. Il francese merita un capitolo a parte. Era stato preso in fretta e furia, sfidando anche i regolamenti italiani nel tesserarlo, per sostituire Klose. Un’emergenza di due mesi. Due mesi che Saha—38 minuti totali— ha vissuto da comparsa: in Europa non può essere impiegato, in Italia — anche due sera fa contro la Fiorentina—gli viene preferito Kozak, che in campionato continua a confermare le sue lacune. Questione di riconoscenza verso il ceco, ma il punto è che il francese è arrivato a Roma in condizioni fisiche assai precarie: ci vuole del tempo per farlo tornare a un livello di forma accettabile, tempo che non è ancora scaduto.

Con Tare Chissà se il ritorno di Klose sanerà tutto. Nell’attesa Petkovic proverà quanto prima a spiegare come gestire il doppio impegno: nel 2013 quattro sconfitte su sei partite dopo un match di coppa, in assoluto cinque k.o. negli ultimi sette match di A. Questione di testa, non di gambe: tra Stoccarda e Fiorentina il tecnico ha cambiato quattro giocatori, eppure le difficoltà sono rimaste le stesse. «La mentalità non l’acquisti in un giorno», spiegano da Formello. Petkovic se l’è spiegata così: in Europa, in gare da dentro o fuori, la squadra non sbaglia. In campionato, senza il clima da ultima spiaggia, c’è chi si rilassa. È un concetto che il tecnico ha ribadito con forza anche ieri mattina ai giocatori, prima dell’allenamento. Poi ha avuto modo di parlarne a quattr’occhi anche con il d.s. Igli Tare: un colloquio lungo in cui si è discusso di tutto, dalle situazioni di gioco agli infortunati. E, ovviamente, anche dell’altalena.

La Gazzetta dello Sport

Juvenews

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