Veron:”Questa Lazio lascerà il segno”

Veron:”Questa Lazio lascerà il segno”

Chissà, dev’essere stato un segno del destino oppure il bello della diretta. La clip, dopo quel gol su punizione nel derby con la Roma, fine marzo Duemila in piena rincorsa scudetto, s’è interrotta. Il filmato non riusciva ad andare avanti. E allora i laziali, bella gente, si sono alzati tutti…

Chissà, dev’essere stato un segno del destino oppure il bello della diretta. La clip, dopo quel gol su punizione nel derby con la Roma, fine marzo Duemila in piena rincorsa scudetto, s’è interrotta. Il filmato non riusciva ad andare avanti. E allora i laziali, bella gente, si sono alzati tutti in piedi e hanno cominciato a cantare.  «Veron, Juan Sebastian-gol» . La Protomoteca del Campidoglio sembrava diventata uno stadio. L’argentino, salendo sul palco, s’è fatto scappare una lacrima. S’è commosso.
Ieri in Campidoglio ha avuto un’ovazione e si è commosso «Qui ho vissuto le emozioni più forti» «Grazie per l’accoglienza» con un sospiro di voce strozzata.  «Qui alla Lazio è stato un periodo bellissimo. Le emozioni più forti perché ho vinto lo scudetto e sono nati i miei figli». Il sindaco Alemanno lo ha premiato e apprezzato.  «E’ bello vedere un campione commuoversi» . La gente era in estasi, Veron ha avuto i brividi, ha scherzato con Simone Inzaghi, centravanti di quella Lazio di Eriksson.  «Ricordo che veniva a piangere sulla mia spalla perché voleva battere i rigori… Mi ha tolto la soddisfazione di segnare all’ultima giornata con la Reggina» . Una domenica indimenticabile il 14 maggio 2000.  «Impossibile non pensarci. Vincere uno scudetto dopo aver finito il campionato ed essere stati altri 45 minuti con l’orecchio incollato alla radiolina. Mammia mia».

OSPITE D’ONORE – Veron continua a giocare per divertimento nel calcio amatoriale argentino, ha smesso come professionista e nei giorni scorsi è diventato il nuovo direttore sportivo dell’Estudiantes La Plata.  «E’ il club dove ho iniziato e dove ho smesso di giocare» . Tutti si aspettavano che passasse dal campo alla panchina, invece ha scelto la scrivania.  «Allenatore? No, non era un lavoro che sentivo e che volevo fare. Provo da dirigente e spero, nel tempo, di riuscire a realizzare qualcosa di importante per il calcio argentino. Abbiamo bisogno di crescere, siamo in evoluzione» . Domani sera si presenterà all’Olimpico per assistere a Lazio-Inter. Moratti ancora lo rimpiange, Lotito lo avrebbe voluto prima che finisse la carriera e gli ha attribuito qualche stipendio arretrato. Veron se l’è
«Con l’Inter, sarà una grande gara degna dei primi posti Petkovic è bravo, se trova la continuità…»cavata con la solita classe:  «Non ricordo» . Era stato ceduto da Cragnotti e dalla società un paio d’anni prima che nascesse il Piano Baraldi finito di pagare dall’attuale gestione. I tifosi lo hanno abbracciato e sperano di vederlo sfilare per un giro d’onore allo stadio Olimpico. Lotito, senza sbilanciarsi, non s’è sottratto.  «Vediamo se facciamo in tempo, attiveremo subito la procedura per chiedere in Lega e all’arbitro Mazzoleni» . L’argentino ha spiegato perché non sarebbe tornato.  «Il mio destino era già scritto e sono convinto di aver lasciato un buon ricordo alla Lazio. Non credo molto nelle seconde parti di una storia». E’ orgoglioso di aver vestito la maglia biancoceleste.  «Qui ci sono stati tanti argentini. Vedo Morrone. Penso al mister Lorenzo. Ricordo i miei compagni Simeone, Almeyda e tutti gli altri» . Gli hanno chiesto di Zarate.  «Speriamo che possa ritrovare il suo gioco e capire altrettanto la squadra» .

SEGNO – Milito e Klose potrebbero decidere la sfida.  «Sono due grandi attaccanti, ancora importanti e hanno fatto la storia. Con Milito ho giocato. Klose l’ha sfidato con la Nazionale. Potrebbero essere decisivi. Sono convinto che verrà fuori una partita emozionante tra due squadre in crescita e in lotta per i primi posti. Per me sarà speciale. Ho giocato con Lazio e Inter, ma qui ho passato due anni bellissimi e con una città che mi ha accolto come un figlio» . Lo scudetto il ricordo più bello.  «Ricordo il 4-3 da campioni d’Italia nella finale di Supercoppa italiana con l’Inter. E da nerazzurro una partita finita 1-1 con la Lazio». Una parola buona anche per Stramaccioni e Petkovic.  «Due allenatori capaci. E dimostrano che dalla panchina si può dare un gioco alla squadra». Gli piace la Lazio.  «Si vede il cuore, ha tenuto l’impianto della passata stagione, ora serve continuità. E domani con l’Inter è una di quelle partite che possono lasciare il segno».

Il Corriere dello Sport

Cittaceleste

0 commenti

Commenta per primo!

Inserisci qui il tuo commento

Recupera Password

accettazione privacy