Zarate-Kozak occasione persa

Zarate-Kozak occasione persa

ROMA – Nel calcio non c’è niente di definitivo e la teoria che la Lazio sia stata tradita dal turnover è stata smentita proprio da Klose. Appena entrato in campo, a un quarto d’ora dalla fine, anche il tedesco ha sbagliato un’occasione da gol clamorosa. Se l’è costruita da solo,…

ROMA – Nel calcio non c’è niente di definitivo e la teoria che la Lazio sia stata tradita dal turnover è stata smentita proprio da Klose. Appena entrato in campo, a un quarto d’ora dalla fine, anche il tedesco ha sbagliato un’occasione da gol clamorosa. Se l’è costruita da solo, bucando la difesa del Genoa con una progressione devastante e poi, con la porta spalancata e Frey in uscita, ha messo a lato, angolando troppo il piatto destro. Su quel pallone è girata la partita della Lazio perché appena quattro minuti più tardi, con Biava già infortunato e bloccato dai crampi, Borriello è volato via in contropiede e ha folgorato di sinistro in diagonale Marchetti. E’ stata la notte dei rimpianti, una sconfitta piena di rabbia, perché la Lazio ha costruito ed entusiasmato, Nemmeno l’ingresso di Klose è riuscito a sbloccare la situazione Anche il tedesco ha sbagliato un gol ma è pure riuscita a sprecare una dozzina di occasioni da gol. Petkovic ha parlato di mancanza di cinismo e di cattiveria, soprattutto nel primo tempo la squadra biancoceleste ha giocato cercando forse troppo lo spettacolo, il gol a effetto. Ed è innegabile che, nella serata in cui si rinunciava a Klose, Kozak e Zarate dovessero sfruttare meglio l’occasione, mangiarsi l’erba e pure il pallone, rincorrere gli avversari e dimostrare quanto fosse immeritata la panchina sopportata sino a ieri sera. Non è andata così, anzi il contrario. Sono mancati tutti e due, soprattutto l’argentino ha deluso, ma anche il centravanti ceco ha collaborato poco alla manovra e quasi mai è riuscito a rendersi pericoloso, nonostante la Lazio giocasse in costante proiezione offensiva.

CECO  – Petkovic, in diretta su Sky, ha prenotato la prossima per Floccari.  «Sergio è bravissimo, ma ho messo Kozak e Zarate perché erano collaudati e avevano giocato bene insieme in Europa League. Volevo concedere loro un’occasione».  Sull’argentino, con garbo, ha sottolineato in modo oggettivo la prestazione deludente.  «Dopo una sconfitta non si possono dare tanti meriti ai giocatori e neppure a me. Ha tentato di fare qualcosa. Mi aspettavo di più. Poteva dare di più. Per lui e anche per noi spero che questa serata possa essere una lezione». Kozak ha lottato e sgomitato, ma quasi mai è riuscito a liberarsi per il tiro. Ha avuto la prima occasione della partita, ma il suo destro è stato salvato sulla linea da Canini. Non è semplice restare fuori un mese, entrare in campo e fare subito la differenza. Forse il centravanti ceco ha bisogno di giocare con continuità per emergere e trovare la condizione, ma è sembrato lento, bloccato dalla marcatura di Granqvist e Canini, neppure nel gioco aereo (la sua specialità) ha visto il pallone.

ARGENTINO –  Molto nervoso, fuori dal gioco e dallo spartito è sembrato Mauro Zarate, ancora alla ricerca di se stesso. Non è questione di ruolo e neppure di condizione fisica, perché si è allenato benissimo per tutta l’estate. Di sicuro avverte una pressione enorme, sta rincorrendo da mesi e soffre perché non riesce a ritornare sui suoi livelli. Neppure ha avuto l’approccio ideale alla partita, avrebbe dovuto dimostrare altro spirito, essere più cattivo, concreto e risoluto, rincorrere gli avversari quando perde il pallone come vorrebbe Petkovic. Lo stress deve averlo tradito, si è visto bene in avvio, il pallone quasi gli scottava tra i piedi, ne ha sbagliati diversi e si è innervosito. Ma neppure ha dato l’idea di sacrificarsi e di giocare con il furore agonistico che servirebbe in questa Lazio. Mauro ha faticato a trovare la posizione, la sua era diventata una partita a parte. Quando ha sfiorato il gol, toccando di sinistro il cross di Scaloni e sfiorando la traversa, ha preso coraggio e fiducia, migliorando appena. E’ entrato un pochino in partita, ma sempre continuando a navigare ben al di sotto delle sue possibilità. E’ un momento duro, difficile, forse il più complicato della sua carriera. Mauro non deve abbattersi: a 25 anni può ancora risorgere e tornare a brillare. Ma deve riacquistare serenità, si deve impegnare di più. Dipende solo da lui. Non dagli altri.

fonte: CdS

Simone Davide

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