Zeman fa aumentare la goduria

Zeman fa aumentare la goduria

Aun certo punto, dopo il surreale intervento auto assolutorio di Zdenek Zeman ai microfoni di Sky («Pioveva troppo forte,non potevamo fare il nostro solito gioco… Le luci si erano spente… La sfortuna…»), un cinefilo burlone diffonde su Facebook il celeberrimo assolo di John Belushi ne «I Blues Brothers», quello grazie…

Aun certo punto, dopo il surreale intervento auto assolutorio di Zdenek Zeman ai microfoni di Sky («Pioveva troppo forte,non potevamo fare il nostro solito gioco… Le luci si erano spente… La sfortuna…»), un cinefilo burlone diffonde su Facebook il celeberrimo assolo di John Belushi ne «I Blues Brothers», quello grazie al quale lo scomparso comico americano riesce a sottrarre se stesso e il fratello Dan Aykroyd alla furia omicida dell’ex fidanzata Carrie Fisher. «Non è stata colpa mia! Sono rimasto senza benzina! Avevo una gomma a terra! Non avevo i soldi per il taxi!… (omissis)… Il terremoto! L’inondazione! Le cavallette! Non è stata colpa mia, lo giuro su Dio!». Dopo i più casarecci sfottò tipo «Lamela e tre pere», «Co’ Zeman ce se diverte», «Totti l’uomo dei record: 14 derby persi»,«Il gol di Turone era valido », eccetera eccetera, la rievocazione dell’ultratrentennale lamento di Belushi è l’apice della prima ondata di sfottò che si riversa sulla Roma e sui romanisti dopo il bislacco derby di domenica pomeriggio, per noi laziali tanto più godurioso quanto più fantozziano nel suo favorevole dipanarsi. Un’ondata alla quale ne seguiranno altre, sempre più alte e impetuose,destinate all’indomani a diventare un vero e proprio maremoto sull’etere romano. Credo sia onesto ammettere, amici laziali, che stavolta il trionfo sui poveri cuginetti ce lo siamo goduto molto di più dopo che durante, man mano che ci accorgevamo come al gusto dolce nella nostra bocca facesse riscontro il più amaro dei fieli in quello dei dirimpettai giallorossi, le cui fila un tempo compatte sotto la bandiera della fede più cieca si erano ormai definitivamente frantumate in mille rivoli l’un contro l’altro armati. Perché vincere un derby è bello, bellissimo; ma infilare, come abbiamo fatto stavolta, una serie di cunei spaccatutto fra giocatori, allenatore, società e tifoseria della Roma, è addirittura meraviglioso. Anche perché – e qui parlo per me, sebbene sia convinto che la maggioranza di voi sia d’accordo – alla vigilia della partita sono stati proprio loro, i capatazromanisti, a far di tutto, con le più trite provocazioni, per trasformare la nostra rivalità in ostilità di sangue e di blasone. Ecco, io credo che stavolta ci abbia fatto molto più piacere battere quelli che nella Roma comandano (i Baldini, i Sabatini, gli apostati alla Zeman) che non i soliti fumantini romanisti- romani, i Totti e i De Rossi, i quali, anzi, nell’occasione si sono meritati il nostro rispetto comportandosi da uomini veri sia prima della partita, quando hanno indossato la maglia col nome di Gabbo, sia dopo, quando hanno ammesso i propri errori. A loro saremo felici di offrire la rivincita, al ritorno. Augurandogli di avere, quel giorno, dei capataz che non facciano ridere come John Belushi.

Il Tempo

Cittaceleste

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