L’anniversario della salvezza di ROMA!

L’anniversario della salvezza di ROMA!

ROMA – 30 anni. 30 anni da quel 30 Maggio 1984 in cui la Giustizia Divina, come in altre occasioni nei decenni a venire, aveva deciso di salvare la ‘Città Eterna’, imbrigliata dagli impettiti tifosi giallorossi. Alle ore 20.15 uno Stadio Olimpico gremito accolse l’AS Roma e il Liverpool. E’…

ROMA – 30 anni. 30 anni da quel 30 Maggio 1984 in cui la Giustizia Divina, come in altre occasioni nei decenni a venire, aveva deciso di salvare la ‘Città Eterna’, imbrigliata dagli impettiti tifosi giallorossi. Alle ore 20.15 uno Stadio Olimpico gremito accolse l’AS Roma e il Liverpool. E’ troppa la voglia dei romanisti alzare al cielo la Coppa dei Campioni, rispettando i proclami che si diffusero a cavallo fra la semifinale e la finale nell’etere e nei bar dell’urbe. Per le strade vi era un fiume di bandiere con su scritto “Roma Campione d’Europa 1984″. Irriverenti, come sempre. Sembrava tutto fatto, in simbiosi con lo striscione della sud: “Non passa lo straniero”. Non passa, ma ti asfalta, nell’animo, riducendoti a poltiglia. Perché il “boro” giallorosso è fatto così: di una semplicità disarmante, di un’inettitudine quasi ancestrale che ha ormai insita nel DNA. Tragico destino? Sfortuna? No, è una mano superiore a punire chi disprezza la sua stessa storia. Nati a Corropoli, si auto-certificano come i discendenti diretti dell’Impero Romano, il cui simbolo, la fiera Aquila, ne rigetta il tutto. Discendenti diretti di un popolo che per primo rese onori agli avversari sconfitti in grandi battaglie, che per primo, soprattutto, non prese mai sottogamba il mondo “non civilizzato” ? E’ uno scherzo? Roma era la luce, il resto del mondo il buio, ma andava rispettato. Il romanista non è così.

 

 

Vive anzi in una grotta avvolta dalla nebbia ove non vede ciò che lo circonda. Come Gollum nel Signore degli Anelli accarezza il suo “tessoro” così il lupacchiotto fa lo stesso: talvolta un gol del Pupone, talvolta con un piazzamento, talvolta con un inutile record. L’umiliazione è poi la scintilla che fa divampare gli animi: la sportività, la maggior parte dei romanisti, non sa cosa sia. Per questo imbrattano e deturpano un universo millenario: poiché di questa Capitale, loro, sono ospiti nel genoma. 30 anni, 30 anni dal giorno in cui anche lassù si stufarono della mediocrità, scegliendo di ricacciare nell’anonimato quello che sembrava un sogno. Sul tiro finale di Kennedy la vera Roma esultò, liberandosi dalle paure di un mostro plebeo. Il disastro emotivo che pervase i cuori dei giallorossi risultò impagabile. Teste abbassate, calci ai caffé Borghetti e alle pigne nei dintorni dell’Olimpico, poi tutti in macchina verso casa, chiudendo gli occhi, guardando quella bandiera: “Roma Campione…maddeché?!”.

Cittaceleste.it

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