Baby Keita: Perse il Barça per il ghiaccio

Baby Keita: Perse il Barça per il ghiaccio

VERONA – I piedini al Camp Nou li mise a 10 anni e a 15 si concesse il lusso di lasciare il Barcellona. Regalato, il piccolo grande Keita è costato circa trecentomila euro: Lotito ha dovuto pagare solo il premio di formazione per averlo, certi colpi riescono. Keita era svincolato,…

VERONA – I piedini al Camp Nou li mise a 10 anni e a 15 si concesse il lusso di lasciare il Barcellona. Regalato, il piccolo grande Keita è costato circa trecentomila euro: Lotito ha dovuto pagare solo il premio di formazione per averlo, certi colpi riescono. Keita era svincolato, quello sì che fu un affare d’oro. E’ sbarcato a Roma nell’agosto 2011, è arrivato a parametro zero. E’ cresciuto nella cantera del Barça, ma il club spagnolo nel 2010 decise di cederlo al Cornellà (società che ha svezzato Jordi Alba). Nei suoi confronti fu adottato un provvedimento disciplinare: Keita fece come Pierino, era in tournée in Qatar, mise dei cubetti di ghiaccio nel letto di un compagno appena arrivato. Il Barça lo mandò via, lo svincolò con l’idea di riprenderlo a fine anno in base al rendimento. Il piccoletto in quella stagione fece faville e oggi gli spagnoli si mangiano le mani. Keita realizzò 47 gol nel campionato Allievi e passò alla storia come il primo capitano di colore della Nazionale catalana under 16. Quando Ulisse Savini e Nunzio Marchione lo proposero a Tare, il diesse non ci pensò un attimo, lo fece firmare. Keita fu tesserato da extracomunitario, non si poteva perdere tempo. Fu affidato alle cure di Bollini (c’è sempre il suo zampino con i giovani lanciati in orbita), in Italia s’è messo in mostra con la Primavera nel maggio 2012, dopo aver atteso per mesi il tesseramento e l’ok della Figc.

LA FAMIGLIA – In provincia di Barcellona, nel cortile della casa di Santa Maria de Palautordera, se lo ricordano col sorrisone sempre acceso e il pallone incollato al piede sinistro, era già grandicello. E’ di origini senegalesi, ha visto la luce in Spagna, ad Arbucias, una frazione di Girona (Catalogna), vicino a Barcellona. Di nome fa Keita, ha due cognomi, quello del padre è Balde, quello della madre è Diao. Carta d’identità e cittadinanza spagnoli, gli manca solo il passaporto, lo aspetta da alcuni anni. Keita ha fatto la sua scelta, è pronto a dire sì al Senegal, a sposare la Nazionale della sua terra d’origine anche se la Spagna sarebbe pronta a chiamarlo nell’under 20. Keita ha quattro fratelli (tre maschi, una sorella di nome Fatima), lui è il terzogenito. Il più grande ha 22 anni, il più piccolo dei fratelli, Mamadou junior, classe 2001, ha iniziato a giocare nella cantera del Barcellona. Sogna il derby dei grandi, la Roma lo conosce, le ha segnato due gol con la Primavera, uno a Trigoria (vittoria dopo 12 anni). Tra la vittoria di un derby e la conquista di una ragazza lui sceglie la prima opzione, l’ha detto.

 

 

 

GLI IDOLI – Keita, “Maravilla” o “Keitinha”, sono i soprannomi che gli piacciono di più. Ribery è uno degli idoli maggiori, prima della partita si carica ascoltando musica o guardando video. Il suo cantante preferito si chiama Tony Colombo, è un neomelodico, canta musica napoletana pur non essendo napoletano. Strano, ma vero. E’ scaramantico, prima di scendere in campo prega «per andare bene e non avere infortuni». Ederson e Perea sono i suoi amici. Porta il numero 14 in onore a Johan Cruyff. (Corriere dello Sport)
0 commenti

Commenta per primo!

Inserisci qui il tuo commento

Recupera Password

accettazione privacy