BELLO D’ITALIA – Candreva senza fascia al braccio non è più figlio della Lazio

BELLO D’ITALIA – Candreva senza fascia al braccio non è più figlio della Lazio

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Candreva

ROMA – Dopo quattro mesi, torna lo spettro della fascia della discordia. La decisione sul nuovo capitano biancoceleste, tormentone del ritiro di Auronzo, aveva fatto emergere le prime crepe dello spogliatoio. Adesso sono voragini, sopratutto nel morale d’Antonio. Lotito e Tare gli avevano promesso di farne una bandiera in sede di rinnovo due estati fa. Non solo. Il primo giorno di ritiro ad Auronzo, lo stesso Pioli aveva rispettato le previsioni, optando per l’esterno capitano. Poi il dietrofront su Biglia. Non solo una mossa per dimostrare l’importanza di Lucas e convincerlo a restare a Roma. C’era stato un confronto fra Pioli e i giocatori all’inizio del ritiro sulle Dolomiti, sembrava tutto fatto per Antonio capitano. Ma nei giorni successivi tutto era tornato in discussione. Perché? La faccia e l’autorità “debole” dell’esterno alla presentazione al Palaroller lo spiegano. Candreva sul palco suggeriva ai compagni un coro finale per Mauri, ma solo Marchetti rispondeva all’iniziativa. Alla fine si leggeva dal labbiale: “Lasciamo perdere”. Quindi Antonio sfilava via piuttosto infastidito e col broncio.

EMARGINATO – La sera dopo Candreva non c’era alla cena organizzata dalla squadra, per il riacutizzarsi di uno stato febbrile. Ma l’eco di un coro lo raggiungeva sin dentro la stanza dell’hotel Auronzo: “C’è solo un capitano, un capitano”. Un motivetto intonato dai giocatori a favore dell’ “anziano” Radu. Che aveva pure dato il benestare per mollare la fascia a favore d’Antonio, ma: “Solo perché è romano”, aveva bisbigliato Stefan “polemico” lontano dai microfoni. Insomma lo spogliatoio non è mai stato stretto intorno a Candreva. E men che mai lo è ora: qualche settimana fa, dopo il ko di Bergamo, sull’egoismo dell’esterno mugugnavano in allenamento appartati, Biglia, Gentiletti e Felipe. Quest’ultimo, dal momento della sua esplosione, oggetto della gelosia d’Antonio. I due non si amano e in campo si vede. Così le fasce sembrano sempre più lontane l’una dall’altra.

BIPOLARE – Con un conato d’orgoglio, prima della Supercoppa, Candreva s’era rifiutato di prendersi i gradi di vice, salvo poi chiarire di nuovo la questione con Pioli dopo un brutto infortunio. S’era fermato il 17 settembre per un problema alla caviglia, sembrava tornato motivato dopo altre due prestazioni pazzesche con l’Italia contro l’Azerbaijan e la Norvegia il 10 e il 13 ottobre, a un mese dallo stop. Invece, no: solo l’illusione d’un gol in Coppa col Rosemborg, poi nulla. Quattro prestazioni, una peggiore dell’altra, contro Atalanta, Milan, di nuovo Rosenberg e nel derby. Sembra quasi incredibile che Candreva, il centrocampista biancoceleste del record (12 centri), sia ancora a digiuno in campionato, fermo a un “misero” assist alla prima col Bologna. Alla dodicesima giornata l’anno scorso era a 2 reti e 10 assist, la stagione prima (2013/14) a 4 gol e 3 passaggi decisivi. Il confronto di rendimento è inquietante, non però paragonato alle prestazioni con la Nazionale di Conte: 4 assist nelle ultime 4 partite da settembre. Forse senza fascia, diseredato del trono biancoceleste, preferisce essere un principe azzurro. Sempre più fratello d’Italia e sempre meno figlio della Lazio.

Cittaceleste.it

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