LA LENTE NON MENTE – Che vergogna: Cannavaro si tuffa, Guida completa il disastro – FOTO

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Di Francesco quarto, la reazione biancoceleste arriva troppo tardi. Berardi e Missiroli battono Felipe: ora anche i neroverdi sono a 15

ROMA – Nella fantastica ressa che finalmente rende elettrizzante anche il nostro campionato, ora c’è pure il Sassuolo. Vittoria, con aggancio, sulla Lazio, da ieri insieme al 4° posto. La partita, uno scontro diretto per le Coppe europee, è stata pari come gioco e occasioni, ma il campano Guida (e più di lui il tarantino Cervellera, arbitro male appostato accanto alla porta di Consigli) l’ha piegata a favore degli emiliani dopo appena 6 minuti. Se Lulic ha davvero sfiorato Cannavaro (e anche su questo ci sono dubbi), il tocco è stato così lieve che il difensore ha fatto un passo in area in perfetto equilibrio e poi, al secondo passo, si è buttato giù. Guida – scrive il Corriere dello Sport – non si è accorto di nulla, Cervellera si è accorto di qualcosa che non c’era e l’ha indotto al rigore.

ASSENZE PESANTI. Spiegato il modo in cui è iniziata la gara, va aggiunto che la Lazio, a differenza di quanto aveva sottolineato Pioli alla vigilia (era un modo per caricare la squadra…residua) ha pagato tanto le assenze dei quattro titolari De Vrij, Parolo, Biglia e Djordjevic. Il problema era evidente ogni volta che la Lazio prendeva palla: troppo impreciso Onazi per impostare il gioco e non ancora autorevole Cataldi per mettersi lui alla guida della manovra. Ai quattro assenti si è aggiunto poi il rientro (anzi, il debutto in campionato) di Klose, così in ritardo di condizione da farsi inghiottire da Acerbi e Cannavaro. Dall’altra parte, l’esatto contrario: Di Francesco aveva l’organico al completo, così ha pescato nel suo folto e ricco reparto offensivo cambiando l’intero tridente che lo aveva deluso a Empoli.
COMPITO SEMPLICE. La Lazio non ha avuto fortuna perché due minuti dopo il gol di Berardi su rigore ha centrato un incrocio dei pali con un colpo di testa di Milinkovic su cross di Candreva, che aveva cominciato subito a sfondare dalla parte di Peluso. In ogni caso, il vantaggio così rapido aveva messo la partita sul piano preferito dal Sassuolo, che aveva lo spazio per far scattare il suo tridente: se Falcinelli e Sansone fossero stati più incisivi, per Marchetti sarebbe finita male. Le squadre non erano mai troppo corte, attaccava di più la Lazio, puntando sulla forza fisica di Milinkovic, ma la difesa del Sassuolo, protetta dal trio di centrocampo, non era quasi mai in affanno. Quattro tiri in porta, quattro fuori e quattro calci d’angolo, col 60 per cento di possesso palla, erano il bottino laziale al 45′, più ricco di quello del Sassuolo che però conservava il vantaggio. Mancava alla Lazio il contributo di Felipe Anderson, rotolato in una di quelle partite assurde e prive di logica, oltre che di calcio. 
Cittaceleste.it
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