#CAPITANO – Lo spogliatoio non riconosce Antonio…

#CAPITANO – Lo spogliatoio non riconosce Antonio…

Di ALBERTO ABBATE, ROMA – Una fascia sulla testa dello spogliatoio, altro che sul braccio di Biglia. La decisione sul nuovo capitano biancoceleste, tormentone dell’ultimo mese di ritiro, fa emergere le prime crepe nella Lazio. Ha scelto la società, tramite la bocca di Pioli. Qualcosa però non torna a Candreva…

Di ALBERTO ABBATE, ROMA – Una fascia sulla testa dello spogliatoio, altro che sul braccio di Biglia. La decisione sul nuovo capitano biancoceleste, tormentone dell’ultimo mese di ritiro, fa emergere le prime crepe nella Lazio. Ha scelto la società, tramite la bocca di Pioli. Qualcosa però non torna a Candreva che, furioso e orgoglioso, rifiuta i gradi di vice. Ad Antonio, Lotito e Tare avevano promesso quella fascia in sede di rinnovo la scorsa stagione. Non solo. Il primo giorno di ritiro ad Auronzo, lo stesso allenatore aveva rispettato le previsioni, optando per l’esterno capitano. E allora, cosa è successo in queste settimane per arrivare all’annuncio di Biglia? Solo una mossa per dimostrare l’importanza di Lucas e convincerlo a restare a Roma?

LA STORIA – Andiamo per gradi e ripercorriamo le tappe. Ma una cosa è certa: prosegue la “maledizione” della fascia. Stretta ancora intorno al braccio di Klose a Magonza. C’era stato un confronto fra Pioli e i giocatori all’inizio del ritiro sulle Dolomiti, sembrava tutto fatto per Antonio capitano. Ma nei giorni successivi tutto tornava in discussione. Perché? La faccia e l’autorità “debole” dell’esterno alla presentazione al Palaroller lo spiegano. Candreva sul palco suggeriva ai compagni un coro finale per Stefano Mauri, ma solo Marchetti rispondeva all’iniziativa. Alla fine si leggeva dal labbiale: “Lasciamo perdere”. Quindi Antonio sfilava via piuttosto infastidito e col broncio.

LA CENA – La sera dopo Candreva non c’era alla cena organizzata dalla squadra, per il riacutizzarsi di uno stato febbrile. Ma l’eco di un coro lo raggiungeva sin dentro la stanza dell’hotel Auronzo: “C’è solo un capitano, un capitano”. Un motivetto intonato dai giocatori a favore di Radu. Che aveva pure dato il benestare per mollare la fascia a favore d’Antonio, ma: “Solo perché è romano”, aveva bisbigliato Stefan lontano dai microfoni. Insomma lo spogliatoio non è mai stato stretto intorno a Candreva. Ed è questo il vero motivo che ha fatto tergiversare i piani alti della Lazio sino a virare sul bicipite di Biglia. Che non ha mostrato i muscoli per ottenere quella fascia, ma ha dunqu solo sfruttato lo scarso riconoscimento da parte del gruppo d’Antonio capitano.

LE MINACCE – E ora che succede? Il rifiuto di diventare vice è tutt’altro che sereno. Candreva è permaloso, Candreva si sente ferito. Rimane in silenzio, ma è come se parlasse con la voce dell’agente Pastorello. Che ha già chiamato la Lazio per avere un confronto sull’accaduto. Lotito e Tare, a loro volta, adesso sono risentiti per le solite minacce d’addio fra le righe. Antonio sa che la promessa della fascia non è stata mantenuta per ragioni “forzate” dallo spogliatoio. Un leader, quindi un capitano, dev’essere riconosciuto non dai tifosi (che lo avevano già incoronato), ma dai compagni. Candreva li ha mai messi con le spalle al muro e chiesto loro cosa ne pensassero? Il loro silenzio a un suo “ordine” al Palaroller forse era già una risposta.

Cittaceleste.it

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