Contestazione a Lotito, Montesano: “Ci ho parlato”

Contestazione a Lotito, Montesano: “Ci ho parlato”

ROMA – Contestazioni, cortei, stadio pieno e poi vuoto. La parola passa a Enrico Montesano, vip-tifoso per eccellenza nel mondo Lazio. Straordinario attore cinematografico-teatrale, da sempre vicino ai colori biancocelesti, è intervenuto smorzando le polemiche e votando per una sana dose di equilibrio. Con l’Atalanta i sostenitori diserteranno l’Olimpico (venduti…

ROMA – Contestazioni, cortei, stadio pieno e poi vuoto. La parola passa a Enrico Montesano, vip-tifoso per eccellenza nel mondo Lazio. Straordinario attore cinematografico-teatrale, da sempre vicino ai colori biancocelesti, è intervenuto smorzando le polemiche e votando per una sana dose di equilibrio. Con l’Atalanta i sostenitori diserteranno l’Olimpico (venduti 2mila biglietti), continuerà la protesta nei confronti di Lotito.

Che momento storico è questo per la Lazio?

«Non riesco a capire bene. Sento dire che per i tifosi la cessione di Hernanes è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso, ma io non mi sono strappato i capelli».

Quindi non rivendica l’addio del brasiliano?

«Mi innamorai della Lazio di Lorenzo, una squadra che giocava in B ma che seguivo sempre. Mi ricordo che prima di ogni partita andavo all’Hotel degli Aranci per consegnare al tecnico argentino una bottiglia di vino bianco. Lui era molto superstizioso, credeva che ripetere questo rituale portasse bene. Altri tempi: Ghio e Massa erano i miei idoli. Questo per dire che l’addio di Hernanes è una perdita, ma sono state altre le cessioni che mi hanno fatto soffrire».

Quali?

«Signori, Nesta e Nedved su tutte, furono due partenze dolorosissime. Per Hernanes è diverso: lui ogni tanto si inventava la giocata da fuoriclasse, ma per due o tre mesi spariva dal campo. Io sono più per i calciatori di sacrificio come Ledesma, Biava, Onazi e Gonzalez, la loro presenza è sempre concreta e puntuale. Il Profeta probabilmente aveva già un accordo con l’Inter, la Lazio si è cautelata sapendo che tra un anno lo avrebbe perso a parametro zero. Lotito per il momento i soldi non li ha ancora incassati, quando arriveranno sicuramente penserà a rinforzare la rosa».

Domenica contro l’Atalanta lo stadio sarà vuoto.

«Questa è una contestazione che sicuramente farà male alla società: sarebbe meglio riempirlo l’Olimpico come è accaduto contro il Sassuolo. Secondo il mio punto di vista ci sono due esigenze ben precise: la prima è economico patrimoniale che riguarda la dirigenza. E poi quella sentimentale e di passione che spetta al tifoso. Lotito ha il dovere di far quadrare i conti e fino ad oggi non gli si può rimproverare nulla. È chiaro che il nome di mercato altisonante fa sempre piacere, per carità, ma alcune cose buone sono state fatte».

Per esempio?

«La scoperta di Keita è stata eccezionale, anche Perea non mi sembra male. La Lazio quando è serena e tutti i giocatori stanno bene fisicamente credo che non sia inferiore a nessuno, a Firenze lo ha dimostrato».

Eppure le contestazioni ci sono sempre state. Trova differenze rispetto all’era Cragnotti?

«In teoria quelle furono proteste molto pesanti, poi lo scudetto cancellò tutto. Io sinceramente credo che servirebbe un po’ di fiducia in più, Reja ha parlato di soliti criticoni ed è vero. A noi laziali piace lamentarci, ma non dobbiamo cadere nel disfattismo totale. È chiaro che anch’io dopo la cessione di Hernanes mi aspettavo qualcosa in più, ma poi ci ragioni e ti accorgi che è difficile fare mercato a gennaio. Comunque aspettiamo Djordjevic, penso sia un buon giocatore».

Lei che idea si è fatto del presidente Lotito?

«È sicuramente un personaggio parsimonioso, su questo non c’è dubbio. Ma forse lo è proprio nella vita, anche a casa sua. Io posso dirvi che si conserva le cravatte di 30 anni fa, quindi non si comporta così solo con la Lazio. Da una parte questo è un bene, perché adesso la società non ha debiti, non spreca e non butta soldi dalla finestra. Ora siamo rispettati da tutti, ma soprattutto non abbiamo cambiato nome, questo è un aspetto sentimentale molto importante».

Lo ha sentito ultimamente?

«Si, qualche settimana fa ci siamo salutati rapidamente, lui è sempre impegnato con i suoi 8-9 cellulari. L’ho visto un po’ tirato, anche in televisione durante la partita con il Sassuolo. Sicuramente non gli farà piacere quello che sta accadendo, anche perché noi non possiamo sapere quante battaglie che avvengono dietro le quinte, non è sempre tutto rose e fiori. Di certo nessuno può costringerlo a vendere».

Lei ha due figli laziali, andranno allo stadio domenica?

«Questo non lo so, decideranno loro. Ma credo che non entrare non abbia senso, serve solo a punirsi da soli e soprattutto ci rimette la squadra. L’amore per il proprio club è un’altra cosa che non ha nulla a che vedere con la gestione economica. Ognuno è libero di fare quello che vuole, ci mancherebbe altro. Ma andare all’Olimpico con un cartello (Libera la Lazio) è sempre meglio, almeno non ci rimettono i giocatori».

Quando tornerà allo stadio?

«La tv ha impigrito anche me, ma tornerò presto». (Il Tempo)

Cittaceleste.it

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