Cosa disse Chinaglia ai Romanisti? … “Mò andatevela a pijà ‘sta palla”

Cosa disse Chinaglia ai Romanisti? … “Mò andatevela a pijà ‘sta palla”

“Le fotografie sono la nostra memoria nel tempo, quando i nostri ricordi iniziano a perdersi nel tempo che passa”, scrive la poetessa Silvana Stremiz. In ogni ambito, in ogni contesto, esistono immagini che hanno fatto storia, che identificano un determinato periodo storico o che magari rappresentano semplicemente un momento indimenticabile.…

“Le fotografie sono la nostra memoria nel tempo, quando i nostri ricordi iniziano a perdersi nel tempo che passa”, scrive la poetessa Silvana Stremiz. In ogni ambito, in ogni contesto, esistono immagini che hanno fatto storia, che identificano un determinato periodo storico o che magari rappresentano semplicemente un momento indimenticabile. Una foto ha un potere enorme, rende un istante immortale. Lo sport e il calcio in particolare sono pieni di esempi: la rovesciata di Parola, la celebre partita a scopone in aereo tra Zoff, Causio, Pertini e Bearzot con la Coppa del Mondo sul tavolo, l’attualissimo scatto di Neymar con il bambino entrato in campo al termine della partita tra Sudafrica e Brasile. Che sia una vittoria da celebrare o un siparietto improvvisato non importa: sono tutte immagini che, per un motivo o per un altro, hanno un significato speciale.
 
QUARANT’ANNI FA – Come quella scattata esattamente 40 anni fa, il 31 marzo 1974, nello stadio Olimpico di Roma. Il famoso indice puntato dal cannoniere laziale Giorgio Chinaglia verso la Curva Sud, quella dei rivali giallorossi. Long John, con la sua sfrontatezza, la sua forza e il suo carattere ha incarnato l’essenza della lazialità. Anche la storia di quell’immagine ha quel non so che di romanzesco. È figlia di un guizzo, di un’intuizione del fotografo Marcello Geppetti. Con i suoi scatti ha raccontato l’evoluzione che l’Italia dal dopoguerra fino al 1998, anno della sua morte. Il tutto è raccolto nella “Dolce Vita Gallery” di via Palermo 41, una mostra permanente delle sue foto più belle. E oltre a essere stato un “paparazzo” (nell’accezione buona e “felliniana” del termine) era pure un grande tifoso della Lazio.

“UN’INTUIZIONE DI MIO PADRE” – Sarà stato anche per questo motivo che esattamente quarant’anni fa, Geppetti ha deciso di seguire l’istinto, di correre dietro Chinaglia dopo quel calcio di rigore che fissava il risultato sul 2-1: “Ricordo bene quel 31 marzo 1974  –  racconta il figlio Marco  –  perché era l’anno dello scudetto, indimenticabile per un bambino. Io ero in tribuna Monte Mario con mia madre e mio padre come al solito era a bordo campo per lavorare. La partita non era iniziata benissimo: la Roma era passata in vantaggio, eppure a inizio secondo tempo già si era capito che avremmo vinto quella partita. Ricordo che al rientro in campo Chinaglia provò rabbiosamente a entrare in porta con tutto il pallone tanta era la voglia di recuperare il risultato. Poi è arrivato il gol del pareggio di D’Amico e poco dopo il calcio di rigore fischiato per fallo su Nanni. A quel punto tutti i fotografi sono andati dietro la rete e tra questi c’era ovviamente anche mio padre. Chinaglia calcia e segna quel rigore, poi scaraventa la palla verso la Curva Sud. In quel momento tutti gli altri fotografi rientrano verso la metà campo, mentre mio padre, l’unico a farlo, decide di seguire Giorgio. In cuor suo immaginava che sarebbe accaduto qualcosa di unico e questa intuizione è stata ripagata visto che è stato l’unico a immortalare quel dito puntato verso la curva giallorossa”.
 
“ECCO CHE COSA URLÒ” – E gli aneddoti non finiscono qui. Perché all’epoca non c’erano ancora i mezzi sofisticati di oggi e per fare questo tipo di foto il reporter doveva essere a una distanza molto ravvicinata. Marcello Geppetti in quei momenti era a due passi da Chinaglia e ha potuto assistere alla scena da posizione privilegiata: “Sì, è vero  –  continua a raccontare il figlio  –  e ha potuto sentire perfettamente cosa urlò Long John verso i tifosi della Roma. In molti dicono che gridò ‘Vai Chinaglia, vai’, ma in realtà le sue parole furono: ‘Mò andatevela a pijà ‘sta palla’. Mio padre era lì a due passi, e oltre ad aver realizzato una delle foto sportive più belle di sempre ha potuto sentire tutto perfettamente”. “Ricordo che al termine della gara i giocatori della Lazio erano stati costretti a uscire con lo scudo della Polizia perché i tifosi della Roma lanciavano oggetti. Chinaglia, però, non l’ha voluto e passò a testa alta, sprezzante del pericolo”. Questa foto e tante altre (alcune di queste concesse in anteprima a Repubblica) realizzate da Geppetti tra il 1969 e il 1976 a Chinaglia e alla squadra biancoceleste, saranno esposte dal 9 al 12 maggio nella mostra “Il cielo come bandiera”, che si terrà nella “Dolce Vita Gallery” di via Palermo. Un evento che farà da apripista e accompagnerà l’evento “Di padre in figlio”  –  dove saranno festeggiati i 40 anni del primo scudetto  –  del 12 maggio allo stadio Olimpico. (Repubblica.it)

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