Da Signori a Djordjevic, quando la Lazio è rimasta al palo

Da Signori a Djordjevic, quando la Lazio è rimasta al palo

ROMA – Djordjevic prende palla sulla trequarti, quinto minuto del primo tempo supplementare di una finale contro i più forti d’Italia. Il siluro si stampa sul palo alla sinistra di Storari, fa una danza beffarda sulla linea, prende il secondo palo e esce dalla porta. Il ruggito del serbo resta…

ROMADjordjevic prende palla sulla trequarti, quinto minuto del primo tempo supplementare di una finale contro i più forti d’Italia. Il siluro si stampa sul palo alla sinistra di Storari, fa una danza beffarda sulla linea, prende il secondo palo e esce dalla porta. Il ruggito del serbo resta strozzato in gola, per Pioli è un colpo al cuore. Ecco che la mente del laziale ha un deja vu: era un’altra Lazio, la Coppa Uefa una vetrina molto succulenta e difficile da snobbare.

La Lazio di Zeman giunge ai quarti di finale, di fronte i tedeschi del Borussia Dortmund. La squadra applica alla lettera i dettami del mister boemo, è un vero e proprio bombardamento, Giuseppe Signori riceve la verticalizzazione di Boksic colpisce il pallone con una violenza inaudita: il pallone tocca un palo, danza sulla linea prende il secondo e poi Klos se lo ritrova tra le braccia. Al ritorno una doppietta dell’ex Riedle condanna i biancocelesti all’uscita della competizione. Anche questa volta la Lazio è rimasta al palo, questione di centimetri e quel fattore “C” che nel calcio, spesso e volentieri, può fare la differenza.

 

Cittaceleste.it

 

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