Dal deserto dei veleni al delirio di Formello…

Dal deserto dei veleni al delirio di Formello…

ROMA – Il miracolo è compiuto: dal deserto della passata stagione, da quell’Olimpico pieno di veleni, al delirio notturno con tremila tifosi alle 3 di notte dentro Formello per festeggiare la finale di Coppa Italia, non un trofeo vinto. I cinquantamila spettatori che domenica seguiranno la Lazio certificano il primo…

ROMA – Il miracolo è compiuto: dal deserto della passata stagione, da quell’Olimpico pieno di veleni, al delirio notturno con tremila tifosi alle 3 di notte dentro Formello per festeggiare la finale di Coppa Italia, non un trofeo vinto. I cinquantamila spettatori che domenica seguiranno la Lazio certificano il primo e più importante obiettivo raggiunto: riconquistare la propria gente. Certo , i contestatori incalliti resistono, se la prendono con l’antipatia congenita del presidente, non riescono a spogliarsi dell’antitolotitismo militante, invece di godersi un momento splendido della storia biancoceleste. Vedere la squadra cantare l’inno, tutti abbracciati, in un San Paolo ammutolito, resta una delle cose più belle a prescindere dai risultati finali che questo gruppo riuscirà poi ad ottenere. Tant’è, il merito è di Pioli, dei giocatori, dei guizzi di genio di Felipe e Candreva, della ritrovata vena di Klose, di tutti. Negare, però, che c’è anche tanto della strategia di Lotito in questa Lazio bella e possibile, significa essere ottenebrati. In passato erano stati fatti degli errori, la gestione era criticabile, ora no. È difficile trovare qualcosa di sbagliato in una squadra col sesto monte ingaggi che si ritrova al terzo posto, vicina al sogno Champions e in finale di Coppa Italia. Non applaudire quanto fatto dalla società, anche grazie al prezioso lavoro dell’ufficio marketing, sotto forma di iniziative per riavvicinare la gente alla squadra, è un clamoroso harakiri di chi continua a non riconoscere a Lotito di aver creato un piccolo gioiello. Costi contenuti, bilancio sano, l’aquila che svolazza sopra l’Olimpico, persino la maglia bandiera ritrovata dopo oltre un ventennio di richieste cadute nel vuoto: la gestione Lotito ha portato anche questo.

 

Così come bisogna apprezzare le intuizioni geniali di Igli Tare insultato l’anno scorso quando in realtà aveva comprato Kakuta e Postiga ma anche Biglia e Felipe Anderson, due tra i giocatori più importanti della Lazio. Lavora in silenzio il diesse, a volte sbaglia, ma quando ci azzecca regala plusvalenze milionarie come sarà per questi due campioni oppure per Keita preso dalla cantera del Barcellona per 300 mila euro. Con un budget di un terzo rispetto a quello del dirimpettaio Sabatini, sta tenendo la squadra a ottimi livelli. Tre mesi fa aveva detto che vedeva una Lazio in lotta per lo scudetto nel giro di due anni: era stato preso in giro da tutti. Ora qualcuno comincia pensare che anche stavolta aveva solo visto in anticipo l’esplosione dei talenti che si stanno forgiando a Formello. (Il Tempo)

Cittaceleste.it

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