Decima vs decima e c’è chi è decimo e basta

Decima vs decima e c’è chi è decimo e basta

ROMA – Diego Pablo Simeone è uno che si è tatuato da giocatore il 14 sulle spalle, è stato uno dei pochi che, in una stagione fallimentare dell’Inter è stato applaudito insieme a capitan Zanetti, è uno che si è presentato nel tempio del Camp Nou e ha forgiato la…

ROMADiego Pablo Simeone è uno che si è tatuato da giocatore il 14 sulle spalle, è stato uno dei pochi che, in una stagione fallimentare dell’Inter è stato applaudito insieme a capitan Zanetti, è uno che si è presentato nel tempio del Camp Nou e ha forgiato la squadra a sua immagine e somiglianza, lo ha plasmato con la sua ferocia, quella di una tigre famelica al cospetto di un Barcellona pieno zeppo di campioni e di un Messi fresco di rinnovo plurimiliardario. Lui, vincente per natura, ha accettato la sfida è sceso nella Corrida blaugrana e si è preso il decimo titolo della Liga per l’Atletico Madrid. Vincere la Liga da giocatore e da allenatore è una cosa per pochi eletti, perchè Diego è fatto così, ci mette l’anima in ogni cosa che fa, vive la partita, suda insieme ai suoi giocatori, scende in campo bendato, mostra a tutti gli attributi in un derby,soffre, lotta, si rialza e alla fine trionfa.

DECIMA VS DECIMA – C’è poco tempo per festeggiare, c’è la finale di Lisbona dove ci si gioca tutto, la gloria cittadina, il decimo scudetto, contro l’ossessione della Decima. Il “laziale” Simeone contro il “romanista” Ancelotti. I due si ritroveranno a lottare per qualcosa di grande, uno sliding door che riporta alla cavalcata del 2000, quando una incornata del Cholo ha messo paura alla Vecchia Signora rimasta impantanata nell’acquitrino di Perugia e quell’urlo della gente laziale in attesa di quello Scudetto da Terzo Tempo, tutti attaccati al suono della radiolina e al maxi schermo dell’Olimpico prima di esplodere di gioia dopo un’attesa lunga 26 anni. L’Atletico incarna tutto quello che signifia progettualità a lungo termine, spese oculate, ma credere in qualcosa che ha portato, oltre alla Liga, anche due Europa League e una Supercoppa Europea, cedendo gente del calibro di Torres e Falcao e rimanendo sempre sulla cresta dell’onda. Per Atletico e Real comunque vada sarà una stagione da dieci e lode a fronte di una Lazio che lotta per un decimo posto senza lode disegnato sulla lavagna di un Olimpico sempre più deserto lasciando soli Lotito e Tare con il loro giocattolo in mano, in cui il popolo laziale non si sente più rappresentato.

 

Cittaceleste.it

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