DI PADRE IN FIGLIO – La Nord prepara una coreografia pazzesca

DI PADRE IN FIGLIO – La Nord prepara una coreografia pazzesca

Un mare di bianco e di celeste che ricopre la Curva Sud e che poi si espande in tutto lo stadio, come un mare leggermente increspato dal bianco delle onde. Così appariva il 12 maggio del 1974 l’Olimpico, come in questa foto che campeggiava all’ingresso della sede di Via Col…

di redazionecittaceleste

Un mare di bianco e di celeste che ricopre la Curva Sud e che poi si espande in tutto lo stadio, come un mare leggermente increspato dal bianco delle onde. Così appariva il 12 maggio del 1974 l’Olimpico, come in questa foto che campeggiava all’ingresso della sede di Via Col di Lana trasformata in una gigantografia che ogni volta ti toglieva il respiro. La stessa foto, trasformata in poster, che c’era nella sede dei lazio Club di Via Simone de Saint Bon, dove sono cresciuto, dove sono nati prima i GABA (Gruppi Armati Bianco Azzurri) e poi gli Eagles’ Sopporters. Un Olimpico baciato dal sole, senza copertura, con il marmo bianco e le panche di legno verdi e il tabellone nero a lampadine che componeva con caratteri quadrati i nomi delle squadre e dei giocatori, lontano anni luce dall’impianto tecnologico di oggi. Ma, quarant’anni dopo, l’Olimpico per una notte tornerà ad essere quello di una volta. Quello che si vede in questo filmato dell’epoca girato da un cineoperatore dilettante…

UNA PERSONA, UNA BANDIERA, è questo lo slogan, l’invito che verrà rivolto a tutti quelli che parteciperanno all’evento del 12 maggio per colorare di bianco e di celeste lo stadio, per riproporre a distanza di 40 anni un colpo d’occhio simile a quello di quel giorno al momento dell’ingresso in campo delle squadre da quel tunnel incastrato tra la Curva Sud e la Tribuna Monte Mario. Quel mare di bianco e di celeste, formato da bandiere e maglie della Lazio di qualsiasi epoca e da tutti gli striscioni dei gruppi che hanno fatto la storia della Lazio, farà da cornice al giro di campo degli eroi di quel primo scudetto, accompagnati dai figli di Chinaglia, Re Cecconi, Frustalupi, Polentes e Maestrelli, in rappresentanza di chi non c’è più, in sintonia perfetta con il titolo di un evento che ogni laziale aspetta con l’ansia tipica dell’appuntamento che non si può perdere e che per questo è già entrato nella storia: DI PADRE IN FIGLIO.

 

Il resto del programma della serata organizzata da Wilson e compagni e della scenografia realizzata dalla Curva Nord è ancora top secret, ma sarà da lasciare senza fiato, da foto da conservare per sempre, da immagine da stampare per sempre nella mente e che provocherà inevitabilmente un brivido ogni volta che si chiudono gli occhi per tornare con la mente a quella sera. Questa non è nostalgia del passato, è voglia di Lazio, di quella Lazio di cui ci siamo follemente innamorati e che tanti, tantissimi ora hanno messo da parte perché è rimasto il nome ma non l’anima di quella compagna della nostra vita. (Sslaziofans.it)

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