Difesa in tilt – Quei gol presi in fotocopia

Difesa in tilt – Quei gol presi in fotocopia

«Palla scoperta» a centrocampo, come dicono gli allenatori, lancio in profondità e in verticale. Lazio al tappeto. Un difensore centrale esce, l’altro non fa in tempo a chiudere la diagonale e non garantisce la copertura. Ecco l’attaccante avversario davanti a Marchetti. Gol. Se c’è Higuain, possono diventare due. Cavani, un…

«Palla scoperta» a centrocampo, come dicono gli allenatori, lancio in profondità e in verticale. Lazio al tappeto. Un difensore centrale esce, l’altro non fa in tempo a chiudere la diagonale e non garantisce la copertura. Ecco l’attaccante avversario davanti a Marchetti. Gol. Se c’è Higuain, possono diventare due. Cavani, un anno fa al San Paolo, riuscì a metterne dentro tre. Un film visto e rivisto. Le repliche si sprecano, il copione si ripete, è sempre lo stesso. Si parla di errori individuali. Ci sono e non si possono nascondere. Ma non rappresentano l’unica spiegazione. Cana e Ciani sul banco degli imputati dopo il tracollo con il Napoli. Sono i terminali di una fase difensiva che non funziona e che Petkovic non sta curando come dovrebbe. Non si tratta di moduli, ma dei principi di gioco, come ama spesso ripetere. Diagonali e triangoli, anche a centrocampo. Il tecnico bosniaco chiede di rubare il pallone nell’altra metà campo. Non insegna il modello sacchiano di pressing. Ma chiede aggressività nel recupero e cerca le marcature preventive: ognuno, nella propria zona di campo, si deve appiccicare all’avversario (se non è coinvolto nell’azione) anche quando i compagni stanno attaccando e sono in possesso del pallone. Petkovic insiste, tiene il baricentro della squadra e la linea difensiva più alta di quindici metri, rischia sapendo di rischiare. Dietro non ha Franco Baresi e Vierchowod. Eppure insiste e non li protegge. Nel girone di Europa League, e sino a quando non crescerà il livello, fa risultati. E ha perso soltanto una volta. In campionato paga, ha perso tante partite, soprattutto in trasferta. Oppure in casa con le grandi, come è successo lunedì con il Napoli (2-4) e il 18 agosto nella finale di Supercoppa con la Juventus (0-4). Petkovic insegue il suo modello di calcio e sta insistendo anche in questo ultimo periodo, delicatissimo perché non arrivano i risultati.

CARATTERISTICHE – Un anno fa, compiendo un passo verso la squadra (parole sue), aveva dimostrato prudenza, saggezza, buon senso tattico, assecondando le caratteristiche dei giocatori. Ledesma è un radar: intercetta le linee di passaggio, protegge i due stopper. Hernanes danza sul pallone, gioca su ritmi bassi. Se chiedi a questi due giocatori un ritmo esasperato e il pressing, dopo un’ora esplodono. E giocano perdendo lucidità. Non ha un centrocampo dinamico la Lazio, fatta eccezione per Onazi e Gonzalez. E dovrebbe proteggere sempre una difesa fragile con tre interni. Quando non lo fa, soffre terribilmente. E’ successo anche lunedì: sul 2-1 per il Napoli, le sostituzioni hanno avuto l’effetto di spaccare in due la squadra. Palla persa a centrocampo (formato solo da Biglia e Hernanes, due architetti), lancio di Pandev, Cana a terra, e Higuain in volo per segnare il terzo gol e chiudere il conto. O la va o la spacca: sono questi i cambi di Petkovic a partita in corsa, spesso sul filo, sempre rischiando. Trascurando la normalità che serve nel campionato italiano per portare a casa i punti. REPLICHE – Quest’anno la squadra biancoceleste sta invitando a nozze chiunque si esalti negli spazi, come è successo con Higuain. A Reggio Emilia (2-2 con il Sassuolo) la Lazio non ha perso perché Floro Flores ha tirato in bocca a Marchetti. Era l’ultimo minuto e si era infilato in mezzo ai difensori centrali. Ci sono degli episodi analoghi che risalgono al passato campionato e persino al ritiro estivo (Lazio-Siena 0-1, gol di Larrondo, e Lazio-Torino 0-3). Tutte azioni in fotocopia. Si ricorda il contropiede fatale di Borriello (Lazio-Genoa 0-1) dopo una partita interamente giocata all’attacco e il tracollo del San Paolo (0-3, tripletta di Cavani), dove la squadra biancoceleste si era presentata senza mediani, rinunciando anche a Gonzalez. Il Matador era sempre solo davanti a Marchetti. Possibile? Sì. E’ successo anche in tempi recenti. Succede dall’inizio della stagione. Tante partite da ricordare. Il gol di Muriel alla prima giornata di campionato. E poi la debacle a Torino: Vidal a segno due volte davanti a Marchetti, persino con un lancio di Bonucci da cinquanta metri. In Turchia la partita con il Trabzonspor si complicò con la Lazio tutta protesa in avanti e un lancio in profondità, bucando Cana e Ciani, a beneficio di Erdogan, lasciato libero da Cavanda. E poi il gol decisivo di Denis a Bergamo, all’inizio di ottobre. Cavanda sbaglia l’appoggio, Onazi non ci arriva, Cigarini ruba il pallone. Ciani esce, Cana rischia il fuorigioco, Lulic tiene in linea Denis, libero di andare a dribblare Marchetti e segnare a porta vuota. Il contropiede italiano continua a condannare la Lazio di Petkovic. Colpa del modulo? No. Colpa dei principi di gioco. (Fabrizio Patania) (CdS)

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