Europa League: per Reja adesso si mette male…

Europa League: per Reja adesso si mette male…

CATANIA – Non crescono mai. Altro che il vecchio Cibali, clamorosi sono gli harakiri laziali. Dal sogno al crollo, è sempre così. Ci risiamo, nel giorno del decollo è arrivata un’altra mazzata, il solito tonfo. La delusione è doppia, il match di Catania doveva servire da rampa di rilancio, la…

CATANIA – Non crescono mai. Altro che il vecchio Cibali, clamorosi sono gli harakiri laziali. Dal sogno al crollo, è sempre così. Ci risiamo, nel giorno del decollo è arrivata un’altra mazzata, il solito tonfo. La delusione è doppia, il match di Catania doveva servire da rampa di rilancio, la missione è stata fallita miseramente, ancora una volta. Alti e bassi, è una costante. Le cadute rovinose, nel giorno del salto di qualità, si verificano puntualmente, è un vizio storico, fa parte del Dna della Lazio. Non è una maledizione, è un limite. Catania poteva servire da svolta in classifica, c’era da tenere il passo delle concorrenti dirette (Inter in primis), c’era da sfruttare un calendario benevolo (domenica arriverà il Sassuolo all’Olimpico), c’era da confermare quanto di buono era stato fatto nelle prime sei partite di campionato con il duo Reja-Bollini alla guida della Lazio. Dal sogno s’è passati al crollo come capita in ogni stagione da qualche anno a questa parte. La Lazio non sa disporre del suo destino, cade al tappeto quando è il momento di dimostrare forza e maturità, quando l’uscita dal tunnel è ad un passo e la luce s’intravede. E invece zacchete, le certezze vengono scompigliate e si ricade nell’incubo.

L’ETA’ – La fame ha fatto la differenza ieri, il Catania è entrato in campo mordendo, vincendo ogni duello, dando la caccia ad ogni pallone. La Lazio, così come nel secondo tempo del derby, ha giocato timorosa, s’è fatta infilare subito, dopo 41 secondi. La testa affaticata pesa più dei muscoli affaticati, è una vecchia legge del calcio. Che fine ha fatto la Lazio granitica apprezzata nelle ultime uscite? S’è dissolta sotto il sole siciliano. Quando le cose girano male vengono evidenziati tutti i problemi, sembravano scacciati, alcuni di loro si sono ripresentati in 90 minuti, hanno fatto paura. La Lazio è una squadra isterica, alterna scoppi d’entusiasmo e cadute rovinose. Ieri ha sofferto il ritmo dei catanesi, ha boccheggiato e l’età media del gruppo può avere inciso. Gli impegni d’ora in poi saranno multipli, le forze andranno gestite, servirà il turnover, Reja lo ha già programmato. La Lazio del Cibali era composta da tanti over 30, da Biava e Dias in difesa, da Ledesma a centrocampo, da Mauri sulla trequarti, da Klose in avanti, dalla vecchia guardia che non tramonta, ma ha bisogno di rifiatare.

 

 

 

IL FUTURO – In questi casi si dice sempre così: bisogna ripartire subito, bisogna far tesoro degli errori, bisogna imparare la lezione, tenerla a mente. Quante volte è stato detto? Troppe. A parole sembra facile, si promettono reazioni immediate, si fa leva sull’orgoglio. Ma quando si crescerà? Quando supereranno i loro limiti i signori in biancoceleste? Nei fatti la Lazio da anni si macchia degli stessi errori. Ci sono problemi tecnici, si può discutere di tattica, di moduli ed alternative, ma se il carattere è annacquato c’è poco da sperare. Il salto di qualità si compie giocando con gli attributi, con la testa, imponendo forza e ritmo, superiorità e censo. Il crollo di Catania non è una novità, s’è verificato più volte negli ultimi anni, in Sicilia sono state rimediate scoppole clamorose. La Lazio ha sprecato un altro bonus, chissà se ne avrà altri a portata di mano. In primis dovrà pensare all’Europa, in secundis al match di domenica contro il Sassuolo. L’Europa s’è allontanata nuovamente, un successo a Catania l’avrebbe tenuta a galla. La storia non cambia, purtroppo. (Corriere dello Sport)
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