I sogni di Lukaku: derby e mondiale

I sogni di Lukaku: derby e mondiale

Il terzino belga è tornato a correre sulla fascia dopo aver superato tutti i problemi muscolari

ROMA – Giocare un Mondiale è il sogno di qualsiasi giocatore. Giocarlo insieme con il proprio fratello è il sogno dei sogni. Una fiaba che la prossima estate può diventare realtà per Jordan e Romelu Lukaku. Che, con il Belgio, hanno già avuto modo di giocare assieme sei partite, compresa una dell’ultimo Europeo (in totale Jordan ne ha disputate 7 con il Belgio, solo una volta ha quindi giocato senza il fratello). Poterlo fare in un campionato del mondo sarebbe (sarà) tutta un’altra cosa.

GRANDE SOGNO

In questi giorni i due fratelli Lukaku sono appunto in ritiro con il Belgio, che nei prossimi giorni affronterà in amichevole Messico e Giappone. L’esterno della Lazio avrà così la possibilità di tornare a indossare la casacca della nazionale poco più di un anno dopo l’ultima apparizione, quella contro la Bosnia del 7 ottobre 2016. Quel giorno Jordan si fece male a una caviglia, infortunio subdolo che condizionò tutta la prima parte della sua avventura laziale. Ma che lo penalizzò anche in nazionale, facendogli perdere tutte le successive gare di qualificazione al Mondiale. Una situazione – scrive Lagazzettadellosport – che mette a rischio la sua convocazione per Russia 2018. Le due amichevoli in programma nei prossimi giorni saranno per lui fondamentali. Un’occasione più unica che rara per salire in extremis sul treno che porta al prossimo Mondiale. Sul quale ha invece già trovato posto il fratello Romelu, che del Belgio è un punto fermo da anni. La sua «sponsorizzazione» per il «fratellino» Jordan è una ottima base di partenza per il laziale. Il resto lo sta facendo lui, con una serie di prestazioni convincenti in biancoceleste. A cominciare dalla prima stagionale, quando fu determinate per conquistare la Supercoppa italiana. La sua discesa travolgente sulla fascia culminata con l’assist per Murgia fu decisiva. Tanto da spingere il fratello Romelu a twittare in tempo reale: «Vai Jordan, questa coppa è tua». Quelle sgommate a cercare il fondo campo sono poi diventate una costante per Jordan (ne ha fatte anche a Benevento e poi col Nizza, nelle ultime due partite giocate). Ora sogna di fare qualcosa di simile pure in nazionale e magari servire al fratello Romelu un assist simile a quello fatto per Murgia.

LO MANDA ROMELU

Un gol che a Romelu servirebbe eccome. Dopo un avvio a tavoletta, con 7 reti in Premier, l’attaccante si è fermato. La stagione di Lukaku al Manchester United è in effetti un romanzo. Da acquisto più costoso del mercato inglese – 84,7 milioni di euro nelle casse dell’Everton – a bomber dei primi due mesi di campionato, fino al digiuno cominciato il 30 settembre e che ha alimentato negli ultimi giorni un dibattito: è il centravanti giusto per un club come i Red Devils? Il Chelsea è stato il punto più basso di Lukaku allo United. Un grafico pubblicato dal Times lunedì ha mostrato impietosamente i dati della sua prestazione: non ha mai toccato il pallone all’interno dell’area. Voto: 4. Qualcuno già dice: meglio Morata. José Mourinho ha subito preso le difese del suo centravanti: «Io non leggo le statistiche, ma la partita. Dalla panchina la prospettiva è diversa rispetto a quella dei matematici. Sono soddisfatto di lui, non mi interessano le cifre».

PERSONALITA’

La questione di fondo è un’altra: Lukaku è un centravanti degno della grande tradizione del Manchester United, oppure va considerato una conseguenza del mercato inglese di oggi, con giocatori ipervalutati e, talvolta, sopravvalutati? Lukaku è sicuramente un buon giocatore, ma nello squadrone di Manchester serve qualcosa in più. I gol non bastano: occorre anche personalità. Tanto per fare un esempio: Zlatan Ibrahimovic. O, per andare più indietro nel tempo, Eric Cantona. Bisogna possedere il carattere del leader, capace di fulminare gli avversari o i compagni di squadra più riottosi con un semplice sguardo. Lukaku, calo di forma attuale a parte, deve crescere proprio sotto quest’aspetto: deve diventare più autorevole. Il prossimo step è questo, altrimenti rischia di essere travolto dalla storia dello United. La situazione attuale è l’ideale per dare una risposta: con i Red Devils a meno otto dal Manchester City, potrebbe e dovrebbe essere lui a dare la scossa. C’è già una data per lasciare il segno e, possibilmente, segnare: il derby del 10 dicembre.

Cittaceleste.it

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