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Idea: la Lazio propone una tregua. A maggio tavolo per la «pace»

Idea: la Lazio propone una tregua. A maggio tavolo per la «pace»

Un passo avanti, l’unico possibile e quasi obbligato. Che la contestazione dei laziali abbia colto nel segno ormai non c’è più alcun dubbio. Quelli residui sono stati spazzati via ieri quando, nella presentazione del «Giuliano Fiorini Day» del 26 maggio, la Lazio di Lotito è tornata a sorpresa in mezzo…

di redazionecittaceleste

Un passo avanti, l’unico possibile e quasi obbligato. Che la contestazione dei laziali abbia colto nel segno ormai non c’è più alcun dubbio. Quelli residui sono stati spazzati via ieri quando, nella presentazione del «Giuliano Fiorini Day» del 26 maggio, la Lazio di Lotito è tornata a sorpresa in mezzo ai tifosi in cerca di una tregua. Un primo passo o, forse, l’ultima carta che il club può calare: la proposta è di una riunione a Formello, cancelli aperti a tutte le componenti del mondo biancoceleste, cioè tifosi, laziali di ieri e laziali di oggi. Per iniziare a ricucire.
La data ancora non c’è, per ora si tratta di sondare gli umori. Ma le prove di pace potrebbe essere collocate tra o dopo i due eventi che vedranno protagoniste la passione e la storia della Lazio: «Di padre in figlio» del 12 maggio e, appunto, la giornata che è intitolata a Giuliano Fiorini (uno dei grandi protagonisti della stagione dei meno 9 scomparso nel 2005) e che servirà pure a festeggiare il gol con cui Lulic, l’anno scorso, ha sancito la vittoria nello storico derby di Coppa Italia. È ovvio, la tregua non è mai univoca, i laziali dovranno prima accettarla.
In entrambi gli eventi in calendario, intanto, la Lazio ha assicurato il pieno appoggio. Per il 26 maggio c’è stato l’okay ad un video-messaggio di Senad Lulic dal ritiro della sua Bosnia. Mentre per il 12 è pure arrivato il nullaosta di Lotito ad inviare i tre giocatori richiesti dagli organizzatori Oddi e Wilson, ovvero Keita, Radu e Ledesma. Tutto in via di ricomposizione, dunque?

 

Probabilmente dipenderà da quanto i tifosi giudicheranno autentica la bandiera bianca sventolata da Lotito, il primo passo tanto auspicato dai laziali più moderati. Di fatto il presidente (oggi impegnato in Consiglio Figc: si discute anche della sua decadenza per la quale, filtra dalla federazione, non ci sono le condizioni) subisce un grave danno dalla contestazione, questione di incassi ma soprattutto di immagine. Danni enormi se si considera che i laziali convergeranno all’Olimpico in massa (per ora in 45 mila) per «Di padre in figlio», il paragone con i 12 mila di Lazio-Sampdoria nel pieno della rincorsa all’Europa è automatico. E tentare la riappacificazione praticando la via morbida, così, potrebbe essere interpretato solo come unica chance per sanare un’atmosfera mefitica e dannosa. In effetti, fino a qualche giorno fa Lotito ha tastato il terreno per capire se l’appuntamento del 12 maggio (nel quale, a novembre, era stato coinvolto e poi si è defilato), fosse stato organizzato in totale regolarità. Lunedì scorso dopo un summit istituzionale, ad esempio, Lotito ha chiesto ai vertici del Coni se gli organizzatori Oddi e Wilson avessero affittato l’impianto pagando come fa lui oppure l’avessero avuto in concessione gratuita. Un sondaggio in piena regola, il presidente sa benissimo che un ente pubblico non può cedere gratis un proprio bene, incapperebbe in una causa per danno erariale. Tutto regolare, l’unica possibilità è la tregua. (Corriere della Sera)

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