Il cuore Biancoceleste s’infrange sul forte Apache

Il cuore Biancoceleste s’infrange sul forte Apache

ROMA – Nemmeno il cuore della Lazio può superare il forte Apache. I biancocecelesti escono a testa alta dallo Stadium, per non aver mollato sino all’ultimo, ma questa Juve è ancora un gradino sopra. Questo è il verdetto. Bravo Allegri a imbrigliare le fasce di Pioli col ritorno al 3-5-2:…

ROMA – Nemmeno il cuore della Lazio può superare il forte Apache. I biancocecelesti escono a testa alta dallo Stadium, per non aver mollato sino all’ultimo, ma questa Juve è ancora un gradino sopra. Questo è il verdetto. Bravo Allegri a imbrigliare le fasce di Pioli col ritorno al 3-5-2: intelligente il raddoppio asfissiante su Anderson, sino a farlo perdere nella ripresa. Quando, col ritrovato 4-2-3-1, parte un vero e proprio assedio continuo all’area bianconera. La differenza della gara sta tutta qui: Chiellini, Bonucci e Barzagli sono esemplari in difesa nel momento del bisogno. Questa Lazio invece, senza de Vrij (non a caso 4 ko su 4), non regge dopo 17′: Vidal anticipa Biglia (ancora dolorante per una gomitata alla testa di Marchisio) nella spizzata a centrocampo, la retroguardia biancoceleste è alta e Tevez la fulmina in controtempo: diagonale-gol. Undici minuti più tardi, black out in mediana, così Bonucci parte lanciato da Pirlo: né Cana (che però segue Tevez) né Mauricio gli vanno incontro. Anzi si consegnano: dai sedici metri, il difensore piazza il piattone alla sinistra di Marchetti.

 

 

ANALISI – Nel primo tempo la Lazio è piuttosto sterile e, nonostante 75 passaggi offensivi contro i 37 bianconeri, ha un solo rimpianto al 25′: cross di Lulic, Klose si trova la palla in area ma si lascia deviare il tiro da Bonucci in angolo. C’è poco però da rimproverare al panzer, a uno che sgomita per tutta la sfida in ogni angolo del campo. Che non respira e scuote di continuo la squadra. Pecca invece d’esperienza il baby Cataldi, chiamato all’arduo compito di sostituire Parolo: è propositivo, ha personalità, ma stasera sbaglia spesso le scelte e si becca pure l’espulsione (che avrebbe meritato anche Marchisio). E viene graziato da Evrà al 46′, che lo anticipa, ma tira fuori di testa a pochi passi dalla porta. Candreva, il grande ex escluso dall’11 iniziale, non è preciso nel silulare le incertezze di Buffon. Forse le uniche di una Juve al momento inarrivabile. Ma domani, caro Zio Reja, è un altro giorno…

Cittaceleste.it

 

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