Il destino di Candreva è scritto: sarà Capitano!

Il destino di Candreva è scritto: sarà Capitano!

ROMA – Un vero innamorato si riconosce anche dall’esultanza. Si scivola per amore e ci si può far male, ma non importa. Lui si voleva arrampicare, voleva abbracciare tutta la Curva Nord. E’ scivolato perché il cemento era bagnato, ha sbattuto con il ginocchio sinistro contro le inferriate. Cosa non…

ROMA – Un vero innamorato si riconosce anche dall’esultanza. Si scivola per amore e ci si può far male, ma non importa. Lui si voleva arrampicare, voleva abbracciare tutta la Curva Nord. E’ scivolato perché il cemento era bagnato, ha sbattuto con il ginocchio sinistro contro le inferriate. Cosa non si fa per amore? Antonio Candreva si sarebbe aggrappato alla balaustra, era l’obiettivo della sua corsa bella e folle. Antonio Candreva avrebbe continuato ad urlare gol e tutto il suo amore per la Lazio e i suoi tifosi se non fosse caduto. «L’esultanza è stata una comica», ci ha scherzato su a fine partita. Candreva sta bene, è questa la notizia. «Il trauma contusivo è stato importante, oggi (ieri, ndr) era dolorante, comunque stava meglio. Non ci dovrebbero essere problemi particolari», ha rassicurato tutti il dottor Salvatori, uno dei medici sociali laziali. Candreva ieri è rimasto a riposo, sarà ricontrollato domani alla ripresa dei lavori, ad oggi è considerato arruolabile per il match col Sassuolo.

Il simbolo. Candreva Antonio è l’uomo che volle farsi re di un popolo che inizialmente l’aveva respinto. Tutto è iniziato con una corsa sotto la Nord, la ricorderete. Candreva segnò contro il Napoli nel giorno del ricordo di Chinaglia (era il 7 aprile 2012) e s’involò verso la Curva. Fu accettato in quella notte dopo essere stato rinnegato. Tutto è continuato con una corsa sotto la Nord: quella fatta in un altro Lazio-Palermo, nel match disputato il 2 settembre 2012, sempre dopo un bolide (bucò le mani a Ujkani). Si tolse la maglia, la baciò, pioveva, fu ammonito. Tutto è proseguito con una corsa verso la Nord: quella fatta dopo il primo gol segnato nel derby contro la Roma, sotto una pioggia battente e immancabile, rischiando di scivolare, era l’11 novembre 2012. Sono state le sue corse a perdifiato a conquistare il popolo biancoceleste. Oggi Candreva è un simbolo. Di più, è già una bandiera. «Fino al 2019 esulterò sicuramente con questa maglia, spero anche dopo. Io capitano? Ci sono grandi senatori come Mauri, Radu, Ledesma…», aveva detto prima di Lazio-Palermo. Nel 2019 scadrà il suo contratto, c’è ancora tempo. Il desiderio l’aveva espresso lui nel giorno del rinnovo: «Voglio diventare una bandiera».

 

 

La collezione. I suoi gol sono arte, sono diventati da collezione. Cucchiai, siluri, rigori, punizioni, tiri da lunga, media e breve distanza. Il repertorio è ricco perché il suo talento è raro. Candreva è tornato ad essere decisivo, gli ultimi sei punti sono da ascrivere sul suo conto. Il cucchiaio di Udine, il missile terra-aria di domenica scorsa. E’ un simbolo in campo, è un simbolo fuori. I tifosi ricambiano i suoi abbracci, lo seguono, corrono con lui perché corre lontano. I tifosi laziali amano chi li ama e vorrebbero identificarsi in tutti i loro eroi. Candreva ha il passo di chi vuole vincere, di chi vuole anticipare il futuro, di chi vuole viverlo e conquistarlo il prima possibile. E’ un romano di Roma. Ha faticato per togliersi di dosso quell’etichetta scomoda, la stessa che aveva condizionato i primi mesi d’avventura laziale. Candreva corre con l’aquila sul petto, è diventato un simbolo per meriti acquisiti, perché ha avuto la forza necessaria per farsi capire, per convincere chi non credeva in lui, per far ricredere chi non lo aveva accettato. Ha giocato stringendo i denti, ha corso senza fermarsi, ha speso parole d’amore, s’è dichiarato apertamente. Ha promesso il suo amore e ha mantenuto il patto di fede firmando il rinnovo contrattuale. Lo volevano Napoli, Juventus e Atletico Madrid in estate, ha atteso la chiamata di Lotito, ha sopportato anche i suoi ritardi. Antonio Candreva è una bandiera e sarà capitano della Lazio, prima o poi succederà.
E intanto riprenderà il suo volo, con le ali ai piedi. (Corriere dello Sport)

Cittaceleste.it

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