Il mistero di Lucas Biglia: regista a metà

Il mistero di Lucas Biglia: regista a metà

ROMA – La regia deve diventare la sua reggia. Quei piedi sono le mani di un sarto. Cuce il gioco, batte i territori col pallone tra i piedi e lo smista. Ma deve velocizzarsi, vede forgiare il carattere, deve trovare le giuste misure, deve completare l’ambientamento in Italia. Biglia -…

ROMA – La regia deve diventare la sua reggia. Quei piedi sono le mani di un sarto. Cuce il gioco, batte i territori col pallone tra i piedi e lo smista. Ma deve velocizzarsi, vede forgiare il carattere, deve trovare le giuste misure, deve completare l’ambientamento in Italia. Biglia – scrive stamane il Corriere dello Sport – tra i registi dell’Argentina di Messi, non può essere un leader nascosto nella Lazio, deve diventarne il faro, deve prendersi il posto di capotavola. Petkovic l’ha promosso titolare subito scalzando dal trono Ledesma, creando terremoti di ogni tipo. Biglia non è partito bene, ha subito l’impatto col calcio italiano e i moduli-rebus l’hanno destabilizzato. Se non c’è gioco non è solo colpa del regista, la sua peculiarità è armonizzare la manovra, sempre che ci sia. I soldi spesi per Biglia (8 milioncini) sembravano spesi bene, dev’essere così. Biglia ha un compito preciso: deve prendere per mano la Lazio. E’ l’anno della sua consacrazione, giocherà il primo Mondiale, ha trovato continuità con l’Argentina, a volte ha fatto coppia con Mascherano a centrocampo, ha sostituito Gago, due mostri, questo è il mistero.

L’EUROPA – Biglia, se ci sei batti i tuoi colpi, falli vedere. Il Principito cerca il salto di qualità nell’Europa che conta. E’ vero, con l’Anderlecht ha giocato in Champions e in Belgio ha spazzolato il buffet dei trofei. Ma non basta, il vero esame lo sta vivendo in Italia. Biglia tornerà titolare domani a Varsavia, in mano riavrà le chiavi della squadra. E’ stato un inizio deludente e tribolato: la partenza soft, la crisi della squadra, i due infortuni che l’hanno tenuto ai box. Biglia si è rialzato, a sprazzi ha dato segnali di crescita, deve farlo con continuità. Con la Fiorentina fece il direttore d’orchestra, a Parma entrò bene, due indizi non sono ancora una prova di maturità. La Lazio, per volare, ha bisogno di un vero orchestratore, di un regista di classe che illumini il gioco e lo impreziosisca, che lanci a rete, che rifornisca dalla cintola in su. Biglia è cresciuto nell’Argentinos Juniors, è andato a scuola di regia. Il cittì Sabella lo alterna ai big dell’Argentina, nell’ultimo match contro la Bosnia l’ha fatto entrare in corsa. Si divide i compiti con Gago: «Fernando (Gago, ndr) è più creatore di gioco e accompagna Messi nelle azioni. Ma io sto in qualsiasi posizione, cercando di fare bene. Quando giocavo in Belgio accompagnavo centrocampisti e attaccanti nelle azioni, ora cerco di mantenere questa tattica e aggiungere delle cose. Qui sto imparando molto, ho Mascherano che è un giocatore di livello simile alle mie caratteristiche, ma anche Gago e Banega che sono diversi, mi insegnano molto» , ha raccontato il Principito di recente.

 

 

LA SCUOLA – Ha studiato nel club che fu di Maradona, ruba i segreti a Mascherano e Gago, suggeritori di Messi. Biglia deve accompagnare la Lazio fuori dalla crisi. «Distribuisco gioco direzionando sempre la palla, questo è quello che ho cercato di instillare in me fin dall’infanzia. Poi si continua a crescere e si cerca di non perdere quello che si è appreso. Il mio idolo era Redondo, non sto dicendo che sono come lui, perché siamo distanti anni luce, ma ho sempre cercato di imitarlo. E oggi mi sembro un po’ come Pirlo e Busquets. Sono diversi, è vero, mi piacciono come stile. Pirlo era un dieci tornato poi in mezzo al campo, mentre Busquets ha qualità molto speciali, che hanno in pochi» . Mascherano e Gago amici, compagni ed “istruttori”. Pirlo e Busquets riferimenti, Redondo idolo. Biglia può diventare grande, ma per esserlo non basta lucidare il repertorio tecnico. Biglia arriverà al Mondiale se farà bene in Italia, in Europa, il biglietto per il Brasile non è scontato. «Voglio il Mondiale, credo che questo sia il momento giusto, ho 28 anni, è un’eta divina» , confessa il Principito quando sogna. E’ di questo che ha bisogno la Lazio, di un aiuto e di un regista divini.

 

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