Il pari di Cagliari in tre fattori: Sergej-dipendenza, calo fisico e panchina inadeguata

Il pari di Cagliari in tre fattori: Sergej-dipendenza, calo fisico e panchina inadeguata

Per fortuna si salva almeno la difesa, con la porta imbattuta e de Vrij e Hoedt sugli scudi

ROMA – L’importanza di chiamarsi Milinkovic quando un Sergej è di ferro. A Cagliari una Lazio in balia del vento si schianto sul muro dello 0-0 rossoblù. Non ha corazza, non vola e non vince. Non ha la sua mossa in serbo: se è vero infatti che Milinkovic era sembrato appannato contro il Torino, la sua squalifica al Sant’Elia ha pesato oltremodo negli schemi biancocelesti e non solo. Quasi nessun duello aereo vinto, nessuna spizzata per Immobile. Da questo punto di vista, questa Lazio è diventata Sergej-dipendente.

DATI – Prosegue comunque la striscia di gare ufficiali consecutive senza sconfitte (8), ma si ferma quella di vittorie consecutive (4) e di vittorie consecutive in trasferta (3). Un rallentamento che poteva essere previsto, ma che porta alla ribalta due fattori conclamati: il calo fisico dei biancocelesti e la panchina corta. Sul primo aspetto c’è un dato esemplificativo che dice tanto: per la terza gara consecutiva la Lazio ha corso meno degli avversari, 108.4 km contro 111.2 (quasi 3 km in meno). Contro il Bologna 112.1 rispetto ai 116.7 dei felsinei, e contro il Torino 110.6 rispetto ai 112.2 dei granata. In tutto fanno 9.1 km corsi meno degli avversari in tre partite: è come se i biancocelesti – sottolinea Laziopage – stessero in qualche modo pagando l’enorme sforzo atletico del derby, in cui avevano corso 7.7 km più della Roma, e a una velocità media di 7.3 km/h, contro la media di 6.8 km/h delle 3 partite di campionato giocate dopo il derby di Coppa Italia.

PANCHINA – Un’inevitabile frenata atletica cui sarebbe dovuta correre in sostegno la rotazione degli effettivi, ma – e arriviamo al secondo punto dolente – la rosa della Lazio non offre alternative all’altezza dei titolari, soprattutto nel reparto offensivo. A Cagliari col seppur stanco tridente in campo la Lazio era riuscita a completare 10 passaggi su 19 nell’area sarda, mentre il Cagliari non ne aveva completato neanche 1 sui 12 tentati in area biancoceleste; dal momento dell’ingresso di Djordjevic (e 5′ dopo di Luis Alberto), la squadra di Inzaghi ha completato appena un passaggio (su soli 2 tentati) nell’area avversaria, mentre il Cagliari ne ha completati 8 su 12, sfiorando anche il gol vittoria con Padoin. Insomma, i ricambi hanno peggiorato nettamente la prestazione della Lazio, specie nella capacità di penetrazione nell’area dei padroni di casa, che hanno invece trovato la forza di risalire col baricentro e imbastire qualche azione importante.

DIFESA – Per fortuna i due “olandesoni” hanno chiuso bene ogni azione in campo aperto, con 12 disimpegni per De Vrij e 11 per Hoedt, 23 totali (basti pensare che da soli ne hanno effettuati 23, ovvero 8 in più rispetto ai disimpegni effettuati da tutti i giocatori del Cagliari). Non è apparsa neanche risolutiva la scelta di togliere Radu (autore degli assist per le due migliori azioni da gol create) e Keita, che se non altro a fine partita risulta quello con più passaggi offensivi completati (19), occasioni create (2), tackle vinti (4) e falli subiti (4). Alla Lazio non è rimasto che il battutissimo attacco di destra, dal quale sono arrivati 15 attacchi su 26 (il 58%), con l’asse di passaggio Basta-Felipe Anderson (31 scambi tra i due) ancora sugli scudi ma incapace di portare pericoli reali (1 cross completato su 9 dalla coppia): CONTINUA A LEGGERE

Cittaceleste.it

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