Il pranzo rovinato dal blackout che non ti aspetti…

Il pranzo rovinato dal blackout che non ti aspetti…

ROMA – Il nulla o quasi, nemmeno riapparisse Petkovic in panchina, con la sua affollata solitudine. E il pranzo non va giù, rovinato soprattutto all’inizio dei due tempi. Qua lo schiocco d’una frustata-Izco all’ora dell’aperitivo preannuncia la Lazio delle amnesie. Lo stomaco si chiude: pure la gestione-Reja non sa cosa…

ROMA – Il nulla o quasi, nemmeno riapparisse Petkovic in panchina, con la sua affollata solitudine. E il pranzo non va giù, rovinato soprattutto all’inizio dei due tempi. Qua lo schiocco d’una frustata-Izco all’ora dell’aperitivo preannuncia la Lazio delle amnesie. Lo stomaco si chiude: pure la gestione-Reja non sa cosa vuole essere, proprio quando prevaleva l’euforia d’un possibile rientro in zona Uefa, prima o poi. Invece, come nel peggiore degli incubi, si va verso il replay della batosta etnea di novembre 2012. Loro, quelli del Maran-bis, sfrecciano innervati dall’argentino Peruzzi e il 4-2-3-1 biancoceleste si rifiuta d’offrire perfino brandelli di speranza. L’azione dei registi associati Ledesma-Biglia viene frantumata dal pressing dell’opposizione. Ne deriva un puzzle irrisolto, un vero e proprio rebus, mentre gli ultimi della classifica prendono quota sfiorando in più circostanze il raddoppio.

 

 

Ci irritiamo parecchio. Il divano degli osservatori di Formello risulta scomodo, l’aria irrespirabile, i familiari petulanti, lo spaghetto scotto. Neanche fedele a se stesso, causa chissà quali smanie irriproducibili, mister Edoardo procede con un’organizzazione troppo alta e sbilanciata che abbandona Klose al proprio destino senza garantire le abituali precauzioni delle gare a specchio sull’antagonista, della minestra tattica un po’ ovunque cui s’affida d’abitudine. Eppure, scavalcati tre, quattro spaventi, quell’incornata equilibrante griffata Mauri intenderebbe placcare il nostro disagio. Proprio a un niente dall’intervallo il figliol prodigo, complice un portiere caritatevole, trova lo spunto e ne giustifica la presenza, fin li impalpabile, valorizzando il solito cross-Candreva innescato da Konko. Nota di metà tragitto: la Lazio non ragiona, non ha cambi di marcia, è un diagramma piatto sul binario di Lulic, tenuta a galla dalle accelerazioni del numero 24. Che tuttavia omette l’appoggio decisivo a Klose, emulato subito dopo da Ledesma, che preferisce sterzare verso Lulic nelle uniche sortite antecedenti la bravata dell’1-1. Vuoi vedere che le scene cambieranno facendoci tornare l’appetito? Nossignori, il prosieguo è una pena. Basta rientrare in campo per andare sotto ancora, sulla punizione Lodi e l’anticipo vincente di Spolli su Dias. Scena muta dei laziali. E sullo slancio addirittura la mortificazione di subire un’azione da calcetto dove brilla anche Keko, il sostituto dell’infortunato Barrientos, mentre Peruzzi schioda la terza prodezza. Non era immaginabile così la prima battuta d’arresto di Reja, con un bilancio angosciante dove giusto Berisha spiega quanto vale fra i pali e nelle uscite. Vano variare i moduli a imitazione del predecessore, né cambia qualcosa l’ingresso in campo della bella gioventù rappresentata, con Keita e Perea spettatori non paganti. Il fatturato propone appena una capocciata sotto misura di Klose e una sintesi telefonata di Candreva. Inevitabile che aumentino i fazzoletti bianchi nella “panolada” dei “no” a Lotito fra una settimana. (Franco Melli – Il Corriere dello Sport)

Cittaceleste.it

0 commenti

Commenta per primo!

Inserisci qui il tuo commento

Recupera Password

accettazione privacy