Il progetto: Lo “Stadio delle Aquile” nella cittadella dello sport

Il progetto: Lo “Stadio delle Aquile” nella cittadella dello sport

ROMA – Promessa storica: «E’ rimasta ancora una cosa da fare e la farò, è lo stadio». Sfida storica: «Se lo faccio non ce n’è più per nessuno». Forse per questo non gliel’hanno ancora fatto costruire, solo una battuta. Grande stadio, grande sfida. Lotito combatte da anni contro amministrazioni comunali,…

ROMA – Promessa storica: «E’ rimasta ancora una cosa da fare e la farò, è lo stadio». Sfida storica: «Se lo faccio non ce n’è più per nessuno». Forse per questo non gliel’hanno ancora fatto costruire, solo una battuta. Grande stadio, grande sfida. Lotito combatte da anni contro amministrazioni comunali, regionali e governi, lotta contro ostacoli e poteri di veto per costruire lo “Stadio delle Aquile” e la cittadella dello sport che lo ospiterebbe. Lotito non ha mai pensato a cattedrali nel deserto, la sua filosofia è chiara da sempre. Lo stadio della Lazio dev’essere «un’attività continuativa di ricavo» tanto da raddoppiare il fatturato della società (90 milioni di euro). Lotito lo immagina aperto h24 con i tifosi parte attiva.

LA PROFEZIA – Era il 2004, il presidente (snellissimo) sembrò un alieno, entrò nel mondo del calcio e parlò di stadi, di aumento di ricavi, di operazioni salva-calcio. Il progetto, ideato dall’A.M.A. Group del professor Alfonso Mercurio, è pronto da dieci anni, è chiuso nel cassetto. La Lazio è partita in pole rispetto alle altre società, ma non le è mai stato permesso di agire. Il progetto dello “Stadio delle Aquile” fu partorito nel 2004, considerando i ritardi nel 2009 s’è reso necessario un ammodernamento dell’impianto. Lotito, pur minacciando di costruire lo stadio a Valmontone (causa dissidi con l’amministrazione Veltroni), non ha mai pensato di realizzarlo lontano dai terreni della Tiberina. Una scelta contestata a causa del paventato rischio esondazione, un ostacolo che verrebbe aggirato prevedendo un sistema di vasche di compensazione. Lotito, sul caso, s’è sempre difeso così: «Vincoli idrogeologici? Faccio l’esempio di Monterotondo: 38 mila abitanti, gli stessi vincoli, mi sembra che non ci siano mai state alluvioni o che sia crollato…».

 

IL PROGETTO – La svolta s’è sfiorata più volte, è rimasta in aria. Nel 2009 il presidente portò il plastico ridisegnato, aggiornato e rivisitato alla Regione Lazio e in Campidoglio. L’iter sembrava avviatissimo dopo anni di ritardi burocratici e politici, si rifermò tutto. Lo Stadio delle Aquile, in versione rivisitata, ha una capienza di 55 mila posti, servirebbero tre anni di lavori per realizzarlo. Il nuovo progetto fu disegnato avvicinando il terreno di gioco agli spalti (in stile inglese). Niente barriere, in caso di bisogno verrebbero innalzati dei cristalli (sarebbero posti sotto il livello del rettangolo di gioco). Quarantacinque metri di altezza, struttura su due livelli: circa 30 mila tifosi ospitati nell’anello inferiore, altri 25 mila nella parte superiore. Copertura in poliestere, i led luminosi evidenzierebbero il logo Lazio di notte.

LA POLISPORTIVA – Uno stadio? Una casa per la famiglia laziale, il progetto coinvolge la Polisportiva. Trasporto fluviale, su rotaia e su gomma. Ventotto ettari di terreno, tre campi da calcio, uno da baseball, uno da rugby, uno da football americano, uno per l’hockey prato, sei campi da tennis, un campo di atletica leggera con pista, un campo per il tiro con l’arco, due piscine olimpioniche scoperte da 50 metri. La zona individuata comprende 40 ettari di parcheggi (una parte dei quali coperti da pannelli fotovoltaici), 25 ettari per il parco tematico (parco giochi), una zona commerciale su due livelli, ristoranti, un albergo a quattro stelle, un cinema e i negozi della Lazio. Contraccusa storica: «Mie speculazioni? C’è ancora chi mistifica la realtà».

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