IL RITORNO – Corsa Champions, c’è Miro Klose

IL RITORNO – Corsa Champions, c’è Miro Klose

Pensaci tu, Klose. E’ un vecchio slogan, è sempre attuale. Ci ha pensato lui nel 2015: ha segnato in 8 partite di campionato e la Lazio ha collezionato sei vittorie, un pareggio ed una sconfitta (2-1 al “Manuzzi” di Cesena, era l’1 febbraio). S’è scatenato nel nuovo anno, da gennaio…

Pensaci tu, Klose. E’ un vecchio slogan, è sempre attuale. Ci ha pensato lui nel 2015: ha segnato in 8 partite di campionato e la Lazio ha collezionato sei vittorie, un pareggio ed una sconfitta (2-1 al “Manuzzi” di Cesena, era l’1 febbraio). S’è scatenato nel nuovo anno, da gennaio in poi Pioli ha vinto il 69% delle gare di A giocate col tedesco titolare (9 su 13), solo il 40% senza il tedesco in campo dal primo minuto (2 su 5). Il conto è fatto: i punti ottenuti con Miro nell’11 iniziale sono stati 2,2 a partita (senza il tedesco la media scende a 1,6 punti ad incontro). Non era il vero Klose nella prima parte della stagione: era nervoso, indisponente, soffriva la presenza di Djordjevic, non accettava la panchina, sbruffava, voleva andarsene. E’ stato se stesso nel 2015 e l’infortunio dell’attaccante serbo gli ha spalancato le porte del campo.  
La riflessione è più ampia: Klose è riesploso anche perché ha trovato la forma giusta (il Mondiale l’aveva fiaccato) e perché ha ritrovato continuità e motivazioni. L’età non l’ha mai calcolata, in campo non s’è risparmiato, ma ha accusato fatica, è fisiologico. Ha riposato domenica scorsa, ha scontato il turno di stop. A Bergamo s’è sentita la sua assenza, ci ha dovuto pensare Parolo a riacciuffare l’Atalanta di Reja. Klose rientrerà contro l’Inter, lo spingono grandi numeri, i suoi soliti numeri: 35 presenze totali, 15 gol tra campionato e Coppa Italia (rispettivamente 12 in A e 3 in Coppa). Klose ha quattro partite di A per eguagliare e magari superare il suo record di reti (15 nel campionato 2012-13).

 

 
Il confronto. E’ questo il Klose che piace, è questo il Klose campione, è questo il Klose che conosciamo. Nell’anno solare s’è davvero scatenato: solo il suo amico Luca Toni (13 reti), Mauro Icardi e Carlos Tevez (10 gol ciascuno) hanno segnato più gol di lui in A (9). Quando parli del tedesco, nella sua versione migliore, non c’è statistica che contenga la sua forza. E’ un super Klose e la Lazio si augura di averlo in forma sino al termine della stagione. Miro ha un debito con i biancocelesti: deve portarli in Champions, possibilmente regalandogli il secondo posto. Non ci è riuscito nei suoi primi anni da laziale, i finali di stagione li ha quasi sempre saltati per via di un infortunio o di una indisponibilità. Klose c’è, prepara questo rush finale. Serve in versione Mondiale, con quella fame di successi, con quella voglia di vincere che l’ha fatto entrare nella storia. Klose deve la Champions alla Lazio, lui stesso vuole rivivere quell’atmosfera. Continuare o non continuare? Questo è il suo dilemma. I gol segnati a raffica nel 2015 e la possibilità di giocare nella grande Europa a 37 anni suonati potrebbero spingerlo a vivere un’altra avventura con la Lazio. Il contratto c’è, s’è rinnovato automaticamente nei mesi scorsi. Se Klose deciderà di smettere con il calcio giocato dovrà comunicarlo alla società. Non ha deciso il futuro, non sa cosa farà da grande.  
Dalla Germania lo chiamano e lo richiamano, vorrebbero inserirlo nello staff della Nazionale, in un pool di tecnici creato per guidare le giovanili e aiutare il cittì Loew. Klose farà l’allenatore, prima o poi inizierà la sua nuova vita calcistica, l’ha detto. C’è tempo per pensarci, prima vivrà questo mese di impegni multipli, tutti decisivi. La Champions e un’altra Coppa Italia da alzare al cielo, sono questi i suoi obiettivi. Dall’Inter in poi, passando per Samp, Roma, Napoli e Juve (in questo ordine se il match con i bianconeri si giocherà il 7 giugno), il signor Klose affronterà una finale dietro l’altra. E’ un esperto del genere, è l’uomo ideale per centrare il traguardo dei sogni. Com’è strano il calcio: il grande Klose sembrava destinato ad una stagione quaresimale, invece si sta superando. E allora forza, pensaci tu Miro. Tu che puoi e devi. (fonte: Corriere dello Sport)

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