IL RITORNO – Se non potete ibernarlo, date a Re Miro un altro anno di Lazio…

IL RITORNO – Se non potete ibernarlo, date a Re Miro un altro anno di Lazio…

Era appena alla sua seconda partita a parte lo spezzone disputato il 18 agosto e come ci era stato detto ce lo aspettavamo ancora piuttosto imballato. Invece da grande campione e professionista qual’ è deve aver evidentemente lavorato sodo ed è apparso in campo rigenerato. Due assist per Klose

Miro

di Andrea Colacione

ROMA – Oggi non c’è nulla da dire, semplicemente perché ieri la Lazio ha giocato una partita perfetta, addirittura oltre le mie personali aspettative. Il merito a mio avviso è soprattutto di Stefano Pioli che nonostante l’ormai scontata avarizia del suo datore di lavoro si sta confermando ancora una volta il vero valore aggiunto di questa squadra. Ha aggiustato una barca che stava facendo acqua da tutte le parti, ha rigenerato un gruppo che era caduto in depressione e sta ottenendo meritatamente risultati con la sua ferma convinzione in un credo di calcio ultra propositivo. E questo gli va assolutamente riconosciuto perché la Lazio quando può giocare disponendo dei suoi uomini cardine spesso vince e convince nonostante qualche evidente lacuna in alcuni ruoli. Ma il merito è anche dei giocatori che lo seguono, in particolare degli uomini di maggior classe che si mettono al servizio della squadra. Miroslav Klose incarna nel migliore dei modi questo fondamentale concetto ma su di lui tornerò tra poco. La Lazio ieri ha vinto e convinto grazie soprattutto agli uomini di maggior gamba che hanno trascinato la squadra con le loro folate ed i loro slalom e mi riferisco soprattutto a Lulic (cuor di leone come al solito!) ed a Felipe Anderson, croce e delizia ma capace di spaccare le partite e di tagliare a fette le difese avversarie con grande naturalezza, quando sta bene di testa e di gambe. Quando taglia o quando attacca la profondità trasforma la Lazio quasi in una delle migliori squadre della Bundesliga ed è una bellissima sensazione: terapia per gli occhi e per la mente di qualsiasi appassionato di calcio. Ma ieri è andato tutto per il meglio perché persino la coppia Gentiletti-Mauricio è riuscita a non fare danni, a parte l’immancabile ammonizione per il brutto anatroccolo della squadra che a mio avviso (ma è oggettivo!) resta a prescindere improponibile per questi livelli e non solo. E poco male se per una volta Lucas Biglia non è stato il migliore in campo: tornerà ad esserlo molto presto e comunque sia è stato prezioso come al solito con la sua sapienza tattica, con la sua esperienza e con la sua finissima intelligenza.

MIRO KLOSE: LA SORPRESA ARRIVATA IN ANTICIPO – Re Miro era appena alla sua seconda partita a parte lo spezzone disputato il 18 agosto e come ci era stato detto ce lo aspettavamo ancora piuttosto imballato. Invece da grande campione e professionista qual’ è deve aver evidentemente lavorato sodo ed è apparso in campo rigenerato. Si è messo a totale disposizione della squadra ed ha sfoderato due assist decisivi da vero fuoriclasse che hanno messo il punto esclamativo sul risultato. Per quanto è forte, serio e decisivo meriterebbe di giocare in eterno ma purtroppo non sarà così e sarebbe ora che la società si muovesse per cercare uno del suo livello, un po’ meno stagionato, almeno per il prossimo anno, anche se un’altra stagione a mezzo servizio a mio avviso il super tedesco potrebbe ancora disputarla.

UN FUTURO TRA COLOR CHE SON SOSPESI… – E ci risiamo: il campionato ci sta dicendo o confermando ancora una volta che la Lazio è sempre al solito limbo. La domanda è sempre la stessa e purtroppo sarà sempre la stessa anche la risposta. Si vuol diventare davvero grandi, fino in fondo, oppure si vuol semplicemente restare una squadra da medio alta classifica? Se lo chiedono i tifosi, ce lo chiediamo noi addetti ai lavori e dovrebbe chiederselo pure Stefano Pioli che è l’artefice principale di tutti questi miglioramenti, l’ingegnere che ha ideato e modellato il disegno. Ma state tranquilli che non lo farà: ormai abbiamo capito che è aziendalista fino in fondo e che non alzerà la voce per pretendere ciò che dovrebbe spettargli di diritto e che dovrebbe spettare di diritto anche ai tifosi. A parte la guerra in atto (che accomuna laziali e romanisti) contro il Prefetto e che sta desertificando le rispettive curve, viene da chiedersi cosa ha fatto Lotito per invogliare la gente ad andare allo stadio? Nulla o quantomeno molto poco: ha semplicemente spento i sogni sul più bello come è suo costume fare perché per lui vincere trofei seri che vadano oltre Coppe Italia e Supercoppe è inutile, nel senso che è di troppo. Prima vengono le sue aziende ed i suoi investimenti; le sue manie di arricchimento personale e di potere e poi se resta, qualche briciola da dare in pasto al volgo laziale. E di conseguenza tra novembre e gennaio staremo tutti ad interrogarci sul fatto che con Tizio o Caio la Lazio potrebbe raggiungere determinati obiettivi, mentre chi dovrebbe starci ad ascoltare come al solito si infilerà i tappi nelle orecchie oppure ci regalerà qualche altro Mauricio o Perea di cartone. Delle chiacchiere e dei comunicati ci siamo stufati da un pezzo: è giunta l’ora di vedere i fatti perché altrimenti si sta soltanto sprecando tempo e sprecando tutto il meraviglioso lavoro che stanno facendo Pioli e la squadra. E certe cose per onestà intellettuale e per coerenza mi piace scriverle anche dopo una vittoria e non soltanto dopo una sconfitta. Alla gente dico di tenere i piedi per terra, anche perché quella di ieri è soltanto la prima vittoria contro una squadra che occupava la colonna di  sinistra della classifica. La Lazio deve ancora affrontare Juventus, Roma, Fiorentina ed Inter, mentre contro il Napoli è finita come tutti sappiamo. Non cito il Milan semplicemente perché per me è nettamente inferiore alla Lazio nonostante il fortissimo Carlos Bacca predichi nel deserto. Alla Lazio mai una ricapitalizzazione, mai un minimo rischio d’impresa: chiedetevi il perché? La risposta è semplicemente che non si ha alcuna voglia di saltare lo steccato e che si vogliono dare alla gente soltanto le piccole vittorie perché quelle grandi significano investimenti che non si sono voluti e mai si vorranno fare. Per come vedo il calcio io personalmente esiste una via di mezzo tra Cragnotti e Lotito che comunque sia non verrà mai ricordato con affetto e stima dalla tifoseria laziale: in primis per la sua arroganza, prepotenza e cafonaggine. A parte il suo modesto ed inferiore stuolo di servi sciocchi…

Cittaceleste.it

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