Il sogno che si avvera: «Libera la Lazio» non è paragonabile a nulla

Il sogno che si avvera: «Libera la Lazio» non è paragonabile a nulla

Ansia da contestazione, all’Olimpico con 4 ore d’anticipo: «Non ce la facevo a restare a casa – ha raccontato un tifoso – ero troppo teso, alle 13 sono arrivato allo stadio. Ho rivissuto le sensazioni di una volta». Ma la domanda nasce spontanea: è la stessa emozione che può regalare…

Ansia da contestazione, all’Olimpico con 4 ore d’anticipo: «Non ce la facevo a restare a casa – ha raccontato un tifoso – ero troppo teso, alle 13 sono arrivato allo stadio. Ho rivissuto le sensazioni di una volta». Ma la domanda nasce spontanea: è la stessa emozione che può regalare la Champions League? O una finale di Europa League? Oppure uno scontro diretto per lo scudetto? Macché, «Libera la Lazio» non è paragonabile a nulla, è un sogno che il popolo biancoceleste coltiva da tempo. La manifestazione contro il presidente Lotito ha anticipato la sfida con il Sassuolo e rimarrà nella storia. L’appuntamento è fissato per le 18.30 presso Piazzale Maresciallo Giardino, il corteo organizzato dai ragazzi della Nord parte proprio da qui. Eppure tanta gente non riesce a restare a casa, non vuole aspettare, nell’aria c’è qualcosa di grande, di straordinario, c’è voglia di cambiamento. In molti si presentano alle 14, nemmeno fosse una finale: no, questa volta è più importante, questa volta c’è in palio il futuro del club. Parcheggiano la macchina, scattano foto, indossano la sciarpa di sempre, e raccontano la loro lazialità: «Siamo qui perché non se ne può più – spiega Chiara – questo personaggio ha tolto alla gente la voglia di tifare. Dobbiamo fare qualcosa».

 

Passano le ore, aumentano i tifosi, sono sempre di più, alle 17 il Ponte della Musica è stracolmo. Si vedono bandiere in lontananza, si sentono cori: «Lotito stiamo arrivando», la contestazione è e resterà assolutamente pacifica. Alle 18.30 la strada che porta all’interno della Tribuna Monte Mario è completamente bloccata, paralizzata da un muro biancoceleste. Adesso sono circa 5mila i laziali presenti che cantano e urlano la loro rabbia, il corteo è capitanato da uno striscione significativo: «Assoluta Maggioranza». Spesso e volentieri il presidente della Lazio aveva definito i suoi contestatori «Sparuta Minoranza», questa volta sembra diverso, e non di poco. «Dobbiamo riprenderci la nostra passione – urlano i tifosi – non è possibile andare avanti così. I politici dovranno ascoltarci, serve una scossa per sollevare dal nostro club questo personaggio». E poi: «S.S. Lazio è roba nostra», recita uno stendardo. Qualche coro è indirizzato anche contro il direttore sportivo Tare, ma il bersaglio preferito resta Lotito. La contestazione continua e verso le 19.30 si sposta all’interno dello stadio Olimpico. Esaurita la curva Nord, si intravede una maxi-foto di Sergio Cragnotti: «C’è solo un presidente». Dall’altra parte si fa sentire la Maestrelli (qualche posto è stato lasciato vuoto), in Tevere e in Monte Mario i tifosi non mancano. Alle 20.35, come d’abitudine, c’è il volo dell’aquila, ma anche in questo caso tutte le attenzioni sono rivolte al presidente Lotito: «Vattene a Salerno», grida lo stadio. Poi parte la coreografia, il popolo biancoceleste canta l’inno con in mano il cartoncino «Libera la Lazio», l’Olimpico diventa un muro bianco. Gli striscioni sono a tema: «Lotito ladro di sogni».
Tutti i nuovi acquisti vengono duramente fischiati durante l’annuncio delle formazioni, Reja compreso. Alle 20.45 il presidente si accomoda in Tribuna d’Onore, è circondato dalla scorta, lo stadio intanto si diverte: «Sei come Cimabue, fai una cosa e ne sbagli due». La partita inizia con qualche minuto di ritardo, presenti poco meno di 40mila spettatori: «Parli tanto di morale – si legge in Nord – ma il rispetto per il laziale?». E soprattutto tanta nostalgia degli anni 90′: «A Cragnotti… je spicci casa», questa volta in Tevere. Ma il festival dello striscione continua, Lazio – Sassuolo passa in secondo piano: «La Sparuta Minoranza ne ha abbastanza». (Il Tempo)

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