Inzaghi, il paradosso che vince al potere

Inzaghi, il paradosso che vince al potere

Non fa turnover, usa sempre gli stessi. Eppure riesce a motivare le riserve e a centrare sempre le sostituzioni giuste

ROMA – Perfetto ordine bipolare, Inzaghi è il paradosso che vince. Conservatore, eppure ottimo motivatore. Intransigente nelle gerarchie, eppure amato e servito dalle retrovie. Sempre prudente, eppure col terzo attacco (20 gol) della Serie A, avanti col tridente. Comunicatore, eppure pretattico. Della continuità di scelte un vate, eppure stratega delle sostituzioni azzeccate. La coerenza è tutta dentro uno spogliatoio raro, così Simoncino ha ricreato un gruppo e ne è diventato il faro: ha scritto una parte per tutti, l’ha comunicata ad Auronzo, rispettata in queste prime 10 giornate. A ogni infortunio (16 sin qui) corrisponde tizio e caio. Alla Lazio non esiste più il turnover, ma un copione con attori, sostituti e comparse. Ognuno ha ruolo, tutti possono essere protagonisti. Così guardi la formazione di mercoledì e ti rendi conto che c’è un solo uomo diverso nell’undici titolare col Cagliari rispetto a Torino: nessuno in A ha fatto meno ricambio. Così t’affacci sulla sfida di domani col Sassuolo e rivedi Milinkovic a centrocampo al fianco di Parolo e Lulic: la “seconda riserva” Cataldi s’accomoda in panchina, insieme a Biglia pronto a riprendersi il suo posto (col serbo fuori) in regia a Napoli. Non verrà rischiato l’argentino, recuperato già prima di quanto preventivato dopo lo stiramento di secondo grado – scrive IlMessaggero – sebbene Inzaghi non vorrebbe mai rinunciare a un suo titolare. Basti pensare a Immobile, affaticatissimo: il tecnico titubava a toglierlo persino sul 3-0. Roba da matti, lì davanti guai a fare altri scatti. Djordjevic sarà pure stimato, ma c’è più d’un motivo se è stato accantonato.

ECCO CHI PUO’ ARRIVARE IN ATTACCO

RIVALUTAZIONE – A parte ieri Keita, a Formello, prima d’unirsi ai compagni per le prove. Nessun dubbio sulla sua presenza, ma ora è il momento di gestirsi. A inizio stagione c’aveva pensato Inzaghi a farlo, col senno di poi con risultati strepitosi: prima il reintegro parziale, poi quello totale persino con le pacche dei senatori. Il Balde giovane aveva da sempre un posto primario nel 4-3-3 (guardate la “fine” di Kishna dopo la prima giornata) nella testa dell’allenatore, bisognava solo trovare il momento giusto – dopo il caos estivo – per reinserirlo senza spaccare l’agognata armonia. Che ora regna pure nella mente di Felipe, forgiato dai giorni dell’abbandono nel 3-5-2 sulla fascia destra: adesso, anche avanzato, non dimentica più – fra uno slalom e l’altro – di fare il terzino. E aiutare Patric, autentica rivelazione di quest’inizio di stagione. Domani sarà di nuovo in campo (Basta ancora alle prese con fastidi), Lotito è pronto ad adeguargli lo stipendio: «Ma il merito è d’Inzaghi», giura l’ex canterato, senza rivolgersi al fato.

SOPRESA, ECCO UN ALTRO RINNOVO

SCALA  – S’invocava un terzino in estate. Inutile se Inzaghi preferisce spolverare quello che trova in casa: Murgia viene prima di Leitner, Lombardi di Luis Alberto. Radu se c’è, non Lukaku ancora ai box. Mercato bocciato o ancora semplice questione di gerarchie? In difesa, fuori de Vrij e Bastos (rientro sabato prossimo), è il più anziano (per militanza) Hoedt a guidare Wallace (quarta scelta) al centro: «A inizio stagione Inzaghi mi aveva comunicato di aver fatto delle scelte sui titolari che dovevo rispettare – rivela Wesley – ma io non ho mai mollato e ora sto sfruttando l’occasione. Non è mai bello stare in panchina, ma è sbagliato fare casino perché dobbiamo remare tutti nella stessa direzione. Sto migliorando, dopo aver giocato tante gare l’anno scorso». Tutto vero. E pensare che aveva visto Higuain a Napoli ed era “morto”: CONTINUA A LEGGERE

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