Italia fuori dai Mondiali come nel 1958: classifica, pallone e cartellini. Da allora, è cambiato tutto

Italia fuori dai Mondiali come nel 1958: classifica, pallone e cartellini. Da allora, è cambiato tutto

 

ROMA – Senza mezzi termini, senza mezze misure. La mancata qualificazione dell’Italia ai Mondiali di Russia 2018 è una vera e propria catastrofe sportiva e – perchè no – sociale. Qualcosa destinato a rimanere nella storia e nella nostra memoria che volenti o nolenti, segnerà con un tratto forte e indelebile una linea di demarcazione fra quello che il nostro calcio è sempre stato e quello che in futuro sarà. Nel bene e nel male.

Una cosa del genere, non accadeva da 59 anni. L’ultima volta che l’Italia non si è qualificata ai Mondiali – ormai lo sanno tutti – è stato nel 1958 e da allora salvo qualche eccezione, molto nel nostro calcio è cambiato. Sotto ogni punto di vista.

IL PALLONE

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Per far capire – a chi ancora non l’avesse chiara – la portata storica di quanto accaduto ieri, ci basterà mostrargli la differenza fra il pallone utilizzato l’ultima volta che l’Italia ha rimediato una disfatta del genere e quello di oggi. Un’altra epoca, totalmente.

IL NOME

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Non era il “Mondiale” e nemmeno la “Coppa del Mondo”. La competizione che conosciamo oggi, si chiamava “Coppa Rimet” e venne vinta dal Brasile di un giovanissimo Pelè, che siglò – a 17 anni – una doppietta in finale. E indovinate dove si disputò il tutto? Che domande: in Svezia!

SERIE A

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La classifica finale di quel campionato (ancora non esistevano i 3 punti) vedeva la Juventus in testa, seguita da Fiorentina, Padova, Napoli e Roma

ALTRE DISFATTE

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Anche in quell’anno, l’Italia del pallone viveva una tragedia sportiva. Il Milan di Liedholm e Cesare Maldini veniva infatti sconfitto dal Real Madrid che portava così a casa il terzo trofeo della sua storia. Pensate che oggi, di trofei, ne ha 12.

REGOLE DIVERSE

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Allora in Serie A le formazioni venivano messe in campo schierando i giocatori dall’1 all’11. Ad ogni numero corrispondeva uno specifico ruolo e da regolamento (cosa che invece oggi accade) non si poteva ad esempio scendere in campo con il numero 1, se sulle spalle di un calciatore di movimento. Ma non solo. I portieri potevano raccogliere con le mani il retropassaggio volontario di un proprio compagno e non esistevano ancora i cartellini gialli e rossi per indicare ammonizioni ed espulsioni.

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