L’ALBA DEL GIORNO DOPO – Il più grande spettacolo dopo il week end

L’ALBA DEL GIORNO DOPO – Il più grande spettacolo dopo il week end

ROMA – Il più grande spettacolo dopo il week end. La Lazio l’ha mandato in onda all’Olimpico in una serata di intensa luce, da consegnare agli archivi più reconditi e cari della memoria. Ha confezionato uno spot per il calcio, ha agganciato il Napoli al terzo posto a 4 punti…

ROMA – Il più grande spettacolo dopo il week end. La Lazio l’ha mandato in onda all’Olimpico in una serata di intensa luce, da consegnare agli archivi più reconditi e cari della memoria. Ha confezionato uno spot per il calcio, ha agganciato il Napoli al terzo posto a 4 punti dalla Roma, corroborando le aspirazioni Champions, al termine di una partita quasi perfetta per contenuti, intensità, applicazione tattica, giocate di qualità, stritolando un avversario scortato da credenziali eccellenti ma sparita in fretta dai radar, annientato nella prima frazione, ridicolizzato nella seconda. Un 4-0 persino troppo avaro per quanto espresso in campo dove non c’è mai stata gara: troppo forte, intensa, spigliata e forte la Lazio. In occasione dell’esame di maturità i biancocelesti hanno tirato fuori dal guardaroba il look più elegante lasciando, alla temuta truppa di Montella, soltanto le briciole e il compito di spegnere le luci dello stadio. Pioli ha ridisegnato l’assetto tattico optando per il 4-2-3-1, preferendo la tecnica di Cataldi alla fisicità di Onazi. Un chiaro segnale di atteggiamento propositivo che ha dato i frutti grazie ai ripiegamenti, continuo ed efficace, di Candreva e Anderson sempre pronti a coprire l’intera fascia di competenza. Un sacrificio che ha garantito alla manovra l’equilibrio necessario e che ha aperto interessanti spazi per veloci ripartenze, non sempre sfruttate a causa dell’incredibile scialo sotto porta, soprattutto di Klose e Anderson che non sono riusciti, anche per un eccesso di sussiego, a dare al punteggio numeri più rotondi già nel primo tempo. La Lazio ha comandato il centrocampo con Biglia tornato su livelli di eccellenza, per presenza e concretezza: uno splendido gol al volo e un palo colpito dopo una spettacolare parata di Neto. L’argentino ha dettato i tempi del gioco ed è stato protagonista assoluto, infondendo tranquillità e sicurezza ai compagni.

 

 

UNO SPETTACOLO CONTINUO – Lo sguardo corrucciato di Montella dava l’esatta dimensione di una Fiorentina impotente, senza cuore e senza gambe, incapace di una reazione importante al cospetto di una Lazio che copriva bene ogni zolla di terreno e continuava nel pressing sul portatore di palla viola. I tentativi del tecnico gigliato di dare più geometrie al centrocampo e maggiore peso all’attacco, con gli inserimenti di Pizarro e Gilardino, non sortivano effetti. Troppo applicata e determinata la Lazio e brava nel leggere le situazioni più delicate, anche quando era chiamata a compattarsi nella propria trequarti, dimostrando maturità tattica, spirito di squadra e personalità. Toccava ad Anderson mettere fine alle velleità degli ospiti, con un perentorio guizzo in area stroncato da Tomovic. Klose si prendeva la passerella mettendo un doppio suggello su un autentico trionfo che assumeva i contorni della mattanza. La Fiorentina, dopo 6 vittorie e 3 pari, conosceva la sconfitta più pesante della stagione. La Lazio, al quarto successo consecutivo, si prendeva cori e applausi. Dopo essersi presa già tutta la scena del teatro. Finiva sulle note dei ”Giardini di marzo” di Lucio Battisti, ma le malinconie hanno lasciato spazio ai sogni. (Il Messaggero)

Cittaceleste.it

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