L’ALBA DEL GIORNO DOPO – Stop sul più bello…

L’ALBA DEL GIORNO DOPO – Stop sul più bello…

ROMA – Finito un campionato, anzi, il campionato, Lazio e Roma ne tengono aperto un altro, meno importante, ma più divertente. Come divertente, emozionante e ricca è stata la partita di Bergamo, per buona parte del tempo per merito dell’Atalanta, ma nella coda anche della Lazio. Gol, pali, occasioni da…

ROMA – Finito un campionato, anzi, il campionato, Lazio e Roma ne tengono aperto un altro, meno importante, ma più divertente. Come divertente, emozionante e ricca è stata la partita di Bergamo, per buona parte del tempo per merito dell’Atalanta, ma nella coda anche della Lazio. Gol, pali, occasioni da rete, 95 minuti senza una pausa, con errori evidenti soprattutto nella squadra di Pioli, con un calo vistoso in quella di Reja, ma soprattutto con un calcio generoso. Non è facile imbattersi in partite così piacevoli, pensate bene e giocate meglio. Il pareggio, alla fine, è stato giusto. Lo dice pure il conto finale delle occasioni: 5 più un palo per la Lazio, 4 più un palo per l’Atalanta, che è stata più continua nella costruzione del gioco per poco meno di un’ora, poi, mentre iniziava la sua flessione atletica si è scatenato Felipe Anderson e la partita, oltre che il risultato, si è rimessa in pari.

SUPER MARCHETTI. Col ritmo, con l’intensità e con una eccellente idea di Reja, l’Atalanta ha comandato nel primo tempo, anche se la Lazio avrebbe potuto piegare la partita a suo favore nei primi minuti quando Keita, con un sinistro di quelli che girano come trottole ha centrato il palo. Reja aveva schierato Migliaccio davanti alla difesa per tagliare il cammino lento di Mauri e gli incroci più rapidi di Felipe Anderson e Candreva. L’interpretazione tattica del vecchio e solido centrocampista è stata efficacissima. Non solo, quando ne ha avuto la possibilità, si è fatto vedere in zona-gol e un suo colpo di testa ha dato il via al grande pomeriggio di Marchetti che nei primi 45′ ha salvato il risultato con tre acrobazie su Migliaccio, Biava e Gomez.

 

 

SENZA REGISTI. L’Atalanta giocava un calcio tutto di prima, un tocco e via, e la sua guida era Cigarini, spostato sul centrodestra perché il centro toccava a Migliaccio. La differenza fra le due squadre era proprio questa: l’Atalanta prendeva colore, qualità, velocità e pericolosità con la regìa di Cigarini, un tipo di giocatore che alla Lazio stava mancando pesantemente. Con Ledesma in panchina per una condizione scadente, senza Biglia, ma anche senza De Vriij, a Pioli mancavano i giocatori con cui iniziare la manovra. Mauricio e Ciani non erano (non sono) in grado di farlo, Parolo ha altre caratteristiche e Cataldi deve crescere ancora un po’ per prendere la guida della squadra. La Lazio cercava le sue punte velocissime con i lancioni lunghi e spesso sballati che partivano da dietro e la difesa dell’Atalanta aveva sempre il tempo di schierarsi con ordine, puntando sugli anticipi.

RIPRESA LAZIALE. Come gioco, se si escludono i primi 5 minuti, il primo tempo è stato tutto dell’Atalanta che attaccava bene sugli esterni con D’Alessandro e soprattutto con Gomez. La Lazio resisteva a fatica e a inizio ripresa proprio Gomez ha centrato il palo con una sventola di destro. Dopo il palo, la palla è finita in angolo e con quel corner, una traiettoria esatta ancora di Gomez, Biava ha segnato con uno stacco micidiale sull’incerto Mauricio. La Lazio è ripartita da lì, col carattere di una squadra che non aveva nessuna voglia di lasciare punti in questo stadio. Si è svegliato Felipe Anderson che, dopo aver recuperato un contropiede di Cigarini ha dato a Keita una palla d’oro. Il giovane spagnolo-senegalese l’ha toccata male e Sportiello l’ha parata. Keita ha sbagliato un altro gol, stavolta di testa, fin quando Pioli l’ha sostituito.

PRODEZZA PAROLO.Era già entrato Djordjevic, al ritorno dopo oltre 3 mesi, per Mauri; poi Perea ha preso il posto di Keita. Adesso valeva solo uno schema: palla alta per i giganti. La palla di Cataldi dalla bandierina è arrivata invece a mezza altezza, ma Parolo è stato capace lo stesso di costruirci sopra un capolavoro, segnando un gol di rara bellezza, con una mezza rovesciata che ha incenerito Sportiello. Reja, che sull’1-0 si era difeso inserendo Zappacosta al posto di D’Alessandro, sull’1-1 ha provato a riprendersi la vittoria con Moralez per Cigarini che si era fatto male. La Lazio ha avuto un ultimo guizzo e Biava ha salvato su Djordjevic. Proprio gli ex, Biava e Reja, hanno meritato gli applausi più sinceri. (Corriere dello Sport)

Cittaceleste.it

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