L’ALBA DEL GIORNO DOPO – Lazio, nulla è perduto

L’ALBA DEL GIORNO DOPO – Lazio, nulla è perduto

ROMA – L’amor che muove il sole e le altre stelle ha regalato all’Olimpico un bagno di pura lazialità, lo scenario della festa, il trasloco dei cuori biancocelesti, mai così numerosi e colorati quest’anno. Un delirio di sciarpe e bandiere, in un battito che diventava sempre più ritmato ed emozionante,…

ROMA – L’amor che muove il sole e le altre stelle ha regalato all’Olimpico un bagno di pura lazialità, lo scenario della festa, il trasloco dei cuori biancocelesti, mai così numerosi e colorati quest’anno. Un delirio di sciarpe e bandiere, in un battito che diventava sempre più ritmato ed emozionante, per spingere la squadra verso la Champions e inseguire il sogno del secondo posto. L’obiettivo di staccare la Roma è stato centrato ma il pareggio ha lasciato delusione, amarezza, rimpianto. La Lazio ha gettato alle ortiche la più solare occasione per capitalizzare la prima delle 2 partite casalinghe consecutive, dopo aver chiuso in vantaggio il primo tempo e scialato occasioni con Candreva davanti all’ottimo ex Bizzarri. Un solo punto, per la quinta ics stagionale, che non luccica, riporta con i piedi per terra e anticipa un finale tutto da giocare e da vivere intensamente.

 

L’ILLUSIONE – Pioli ha dovuto rinunciare a numerosi titolari ma questo non può bastare a spiegare il mancato successo. Infatti, un fantastico vocalizzo tecnico di Klose, in chiusura di primo tempo, aveva scacciato le paure che cominciavano ad allignare sugli spalti. L’atteggiamento accidioso della formazione, che sprecava molto in fase realizzativa, lo scarso movimento senza palla, i rari inserimenti sulle fasce degli esterni bassi, l’inadeguatezza di Onazi a centrocampo, la giornata un po’ opaca di Anderson. Non era la solita Lazio dell’Olimpico, che dominava e stritolava gli avversari, il pubblico lo aveva capito incitandola a gran voce. Ci ha pensato il tedesco, con una gemma di rara bellezza, a mandare tutti con il sorriso all’intervallo. Una volta fatto saltare il fortino difensivo scaligero, sembrava potesse arrivare la firma su una pratica ormai chiusa con i 3 punti. Anche alla luce della nuova situazione tattica, che avrebbe caratterizzato la ripresa, con il Chievo costretto a lasciare invitanti spazi per le incursioni di Candreva e Anderson. Pioli cambiava volto all’attacco, togliendo prematuramente il brillantissimo Klose per Keita. La squadra perdeva il centravanti, il punto di riferimento nel vivo della retroguardia veneta, privilegiando punte di solo movimento, magari rapide, con il dribbling facile, ma non elementi da area. E così continuavano gli errori di mira davanti a Bizzarri, con il Chievo che non mollava una zolla di terreno. In giornate in cui ci sono assenze importanti e nelle quali alcuni dei protagonisti più attesi sono un po’ sotto tono, si può anche vincere uno a zero. Però la Lazio, che ha limiti nella qualità dei suoi difensori, non è riuscita ad amministrare l’esiguo vantaggio e l’amnesia di Radu è stata pagata a caro prezzo. Paloschi, infatti, non si è lasciato scappare l’unica vera opportunità per pareggiare, con un destro a incrociare da applausi. La Lazio chiudeva con Keita, Perea e Candreva attaccanti ed Ederson e Anderson trequartisti ma era già deragliata nell’incidente di percorso. I tifosi ripiegavano le bandiere: amore e cuore, almeno stavolta, non sono bastati. Ma niente drammi. 

Gabriele Gerini

Cittaceleste.it

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