L’ALBA DEL GIORNO DOPO – Ma un popolo che ama, non può essere offeso in questo modo…

L’ALBA DEL GIORNO DOPO – Ma un popolo che ama, non può essere offeso in questo modo…

ROMA – Un popolo che ama non può essere offeso, dev’essere libero di sognare, non può essere fermato. Hanno applaudito la Lazio dopo averla spinta e sospinta, i tifosi laziali. L’hanno applaudita dopo aver tifato incessantemente, dopo aver lottato dagli spalti contro l’Inter e contro una terna arbitrale inadeguata. Hanno…

ROMA – Un popolo che ama non può essere offeso, dev’essere libero di sognare, non può essere fermato. Hanno applaudito la Lazio dopo averla spinta e sospinta, i tifosi laziali. L’hanno applaudita dopo aver tifato incessantemente, dopo aver lottato dagli spalti contro l’Inter e contro una terna arbitrale inadeguata. Hanno applaudito dopo la sconfitta come accade dopo una vittoria, come sarebbe accaduto se si fosse compiuto il contro-contro-sorpasso sulla Roma. «E poi ancora, ancora amore, amor per te…», la voce di Lucio Battisti rasserena la notte dell’Olimpico, è una nenia dolcissima, è una medicina che cura le ferite. Cantano tutti, cantano per dimenticare gli errori-orrori di una partita maledetta, condizionata clamorosamente. Cantano per dire grazie alla Lazio, per farle sentire affetto, per pregarla di continuare a crederci. Erano quasi quarantamila gli spettatori, non hanno smesso di tifare neppure per un attimo. Sembravano in campo, si sono sommati ai giocatori dopo le due espulsioni. S’è giocato in 9 più l’Olimpico nel finale del match contro l’Inter, ma il gol del pareggio non è arrivato. Applausi alla Lazio, applausi dei calciatori ai tifosi. E’ finita così, con un abbraccio tenero, con le sciarpe al cielo, con le bandiere sventolanti nonostante tutto e tutti.

L’appello. Rispetto! Lo chiede la Lazio, lo chiede la sua gente. Il derby con la Roma, il derby Champions, vive di un equilibrio sottilissimo, nessuno vuole regali, ma neanche sfavori. Pioli e i suoi uomini hanno meritato gli applausi di consolazione, non poteva essere altrimenti. Hanno lottato sino alla fine, sono stati comunque eroici, non si sono arresi. A fine partita molti di loro sono crollati a terra per l’amarezza, per la rabbia, le lacrime solcavano il viso di qualcuno. Gli applausi son durati vari minuti, sono scattati al fischio finale. E’ stata una notte lunghissima, è stata una partita infinita, è andata avanti per 95 minuti. Dopo i primi errori della terna arbitrale è scoppiata la rabbia, ma non s’è mai superato il limite. Massa e i suoi collaboratori sono stati fischiati sonoramente, dopo ogni decisione contraria si sono uditi mugugni fortissimi. I fischi, ad un certo punto, sono diventati assordanti, rimbombavano, hanno scosso la notte di Roma.

 

 

 

Hernanes. Massa e i suoi collaboratori più Hernanes. S’è messo di traverso anche il Profeta, ha “dedicato” la sua doppietta a Lotito. E’ stato ingrato, ma fa parte del gioco. A molti laziali non è piaciuta la sua esultanza, la sua capriola. La dura legge degli ex ha colpito un’altra volta. Forse era scritto, sulla strada per la Champions (arbitri a parte) si sono presentati Reja e Biava (contro l’Atalanta), poi Mancini e il Profeta. Quanto sono lontane le immagini di Formello, di Hernanes in macchina mentre varca il cancello di uscita. Nel gennaio 2014 pianse lui, ieri ha fatto piangere di rabbia un popolo intero. Ha preso fischi ed insulti. L’Olimpico si svuotò per protesta dopo la sua cessione contestata, l’Olimpico s’è unito contro di lui nella notte in cui si sono palesati troppi fantasmi e troppe ombre. Gli applausi del popolo laziale meritano giustizia, valgono come prova d’amore e di educazione, di sportività. Sono ciò che di più bello e pulito possa esistere nel mondo del pallone. (Corriere dello Sport)

Cittaceleste.it

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