Match quasi perfetto: l’analisi / GRAFICA

Match quasi perfetto: l’analisi / GRAFICA

ROMA – Fame di Champions, spirito, senso tattico. La vittoria della Lazio è cominciata nell’ultima mezz’ora con l’Inter, quando era stata capace di resistere in nove. Uno scatto in più, un recupero dopo l’altro, la voglia di aiutarsi sul campo che forse era venuta un po’ meno nelle ultime settimane…

ROMA – Fame di Champions, spirito, senso tattico. La vittoria della Lazio è cominciata nell’ultima mezz’ora con l’Inter, quando era stata capace di resistere in nove. Uno scatto in più, un recupero dopo l’altro, la voglia di aiutarsi sul campo che forse era venuta un po’ meno nelle ultime settimane e segnatamente dopo la sconfitta con la Juve. La Lazio ha vinto a Marassi con la personalità della grande squadra e uno spirito di gruppo indomabile. Volevano vincere, hanno sofferto e lottato su ogni pallone, hanno inseguito e cercato il gol, poi l’hanno difeso, anche con un briciolo di buona sorte quando la partita era ancora in equilibrio.

Attacco a destra. Le cifre testimoniano l’andamento di novanta minuti da calcio inglese. La Lazio ha avuto una leggera ma costante superiorità nel possesso palla. Ha chiuso con il 53,5% rispetto al 46,5% della Samp e lo ha tradotto con 14 conclusioni a 8, costruendo un numero più elevato di occasioni da gol. E’ mancato l’ultimo passaggio nel primo tempo e la precisione nel secondo ai biancocelesti: 7 tiri fuori, 5 bloccati, solo 2 nello specchio. Tutte e due le squadre hanno spinto molto sulla fascia destra e con percentuali superiori al 50%. La Samp puntava sulla prepotenza atletica di De Silvestri, la Lazio sulla spinta di Basta che si sovrapponeva al movimento di Felipe e Candreva. Pioli non concede riferimenti alle difese avversarie, chiede ai suoi esterni di svariare e ieri lo ha fatto ancora di più. Era una mossa prevista dal copione tattico, perché mancava Biglia, la posizione di Ledesma era assai arretrata, quasi da terzo centrale, e servivano due trequartisti per dialogare con Parolo e Lulic. Di fatto Pioli ha costruito un quadrilatero a centrocampo per contrastare la Samp e Ledesma faceva la sentinella della difesa, il suo mestiere preferito. Lo ha preferito a Cataldi per esperienza e contrasto. La scelta ha pagato. Sette palloni intercettati, 10 recuperati, 20 persi, 49 passaggi: Cristian è stato molto criticato, ma il suo senso tattico e della posizione è infinito. Questa era la sua partita e bene ha fatto Pioli a puntarci.

 

Difesa sicura. Ledesma era controllato da Soriano. La Lazio avviava l’azione con Gentiletti (29 passaggi di cui l’82% riusciti) e appoggiando il pallone sulle corsie esterne a Basta (45 passaggi) e Radu (35). La linea difensiva ha tenuto benissimo. L’argentino s’è rivelato quel leader che era apparso all’inizio del campionato prima di fermarsi per l’infortunio al ginocchio. Un contrasto, 2 palloni respinti, 2 intercettati, 7 recuperati, ma soprattutto ha guidato il reparto, molto più sicuro e disciplinato nella lettura delle situazioni. Spesso Eto’o e Muriel si sono ritrovati in fuorigioco. Solo una volta il camerunense s’è ritrovato solo davanti a Berisha, ma Ledesma aveva perso palla a centrocampo e la difesa non era schierata. Nel finale Gentiletti ha lasciato il posto a De Vrij. Benissimo anche Ciani, protagonista ritrovato in fondo al campionato: 4 contrasti, 10 respinte, 2 palle intercettate, 2 recuperate. Il francese ha lottato come un leone. (Corriere dello Sport)

Cittaceleste.it

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