L’ANALISI – Candreva dà sempre la scossa

L’ANALISI – Candreva dà sempre la scossa

ROMA – Ci ha provato, entrando dalla panchina, nel secondo tempo, sotto una pioggia battente e già sul 2-0 per la Juve. Antonio Candreva, evidentemente, ci teneva tanto alla sfida dello Stadium, voleva gustarsela dal primo all’ultimo minuto, voleva essere protagonista e lasciare il segno. E invece al fischio di…

ROMA – Ci ha provato, entrando dalla panchina, nel secondo tempo, sotto una pioggia battente e già sul 2-0 per la Juve. Antonio Candreva, evidentemente, ci teneva tanto alla sfida dello Stadium, voleva gustarsela dal primo all’ultimo minuto, voleva essere protagonista e lasciare il segno. E invece al fischio di inizio, come pronosticato alla vigilia, l’esterno non ha trovato posto nell’undici iniziale: Pioli aveva scelto il tridente composto da Klose, Felipe Anderson e Mauri. «Mi serviva più copertura nel mezzo, perché loro giocano con le imbucate centrali…» ha spiegato alla fine il tecnico biancoceleste.

 

Grinta. Candreva voleva giocare, aveva una voglia che se lo portava via. Perché della Juve lui è stato giocatore, in un momento di gioventù in cui non si capiva come sarebbe proseguita la sua carriera, in quale ruolo, in quale dimensione. Oggi la sua dimensione è quella di chi fa la differenza e in rosa ce l’ha la Lazio. Che però, in una partita molto importante nel cammino di fine stagione, non l’ha schierato. O almeno non l’ha fatto dal primo minuto. «Ma così Pioli ha un cambio vero in panchina…» si è sentito dire da più parti in tribuna. Sì, ma i biancocelesti erano senza un giocatore che segnato 7 gol in campionato e non sono riusciti a trovare la solita profondità sull’out di destra, la zona che di solito occupa proprio Candreva. «Sulla trequarti ci è mancata la giocata» ha confermato il tecnico laziale alla fine.

Cambio. Mauri, evidentemente, non è riuscito a svolgere lo spartito che gli aveva dato Pioli. E così nella ripresa, sotto di due gol, il tecnico ha cambiato. La Lazio è passata al bel 4-2-3-1 che si era visto nel 4-0 contro l’Empoli e Candreva è ripartito proprio da ala. Ci ha messo da subito le sue doti migliori: corsa, grinta, giocate, cross. Sulla trequarti, insomma, la Lazio è sembrata aver subito ritrovato una gran bella dose di personalità e volume di gioco. Anche perché Antonio non si limita mai a fare il suo ma chiama continuamente i compagni alla combinazione, alla giocata, al lavoro di squadra. Lo ha fatto anche allo Juventus Stadium, quando li ha visti un po’ fermi: ampi gesti con le mani a chiamare maggiore movimento. E così dopo qualche minuto si è procurato una punizione dal limite dell’area bianconera, cercando l’assist di fino e trovando il braccio di Chiellini. La stessa punizione, poi, l’ha tirata lui: una bomba – di quelle sue – che solo le manone di Buffon hanno mandato in cielo. E poteva essere il colpo che cambiava le cose…

Attivo. Candreva ha poi concluso la partita passando anche dall’altra parte, a sinistra. Ma continuando a metterci tanto in termini di intensità. La scossa, insomma, l’ha data eccome. E proprio per questo, al termine della partita, in tribuna l’aria era cambiata. La domanda che girava su Candreva era un’altra: «Ma perché Pioli l’ha tenuto fuori?». (Corriere dello Sport)

Cittaceleste.it

0 commenti

Commenta per primo!

Inserisci qui il tuo commento

Recupera Password

accettazione privacy