L’ANALISI – L’oscar del pallone lo merita Mauri

L’ANALISI – L’oscar del pallone lo merita Mauri

ROMA – Nei giorni degli Oscar del cinema voglio assegnarne l’Oscar del pallone ad un giocatore che non saprei a chi accostare fra i grandi della storia, e questo è già un gran titolo di merito. Cursore, regista, trequartista, attaccante? A Stefano Mauri si adatta ciascuna di queste etichette. E’…

ROMA – Nei giorni degli Oscar del cinema voglio assegnarne l’Oscar del pallone ad un giocatore che non saprei a chi accostare fra i grandi della storia, e questo è già un gran titolo di merito. Cursore, regista, trequartista, attaccante? A Stefano Mauri si adatta ciascuna di queste etichette. E’ nato cursore di fascia destra, Delio Rossi lo ha inventato suggeritore, Edy Reja “falso nueve”, il suo talento lo ha condotto spesso in regìa. Non conosco nessun altro che racchiuda in sé le qualità per indossare con successo tutte queste maschere. Record di gol a parte, toccato la scorsa domenica con l’ottavo sigillo, a 35 anni suonati Mauri sta attraversando la migliore stagione della sua carriera. Se avesse alle spalle la stessa macchina mediatica di Totti sarebbe popolare come il San Francesco romanista. Se non fosse per i tanti scivoloni giudiziari sarebbe amato e celebrato come il Frustalupi della banda Maestrelli. Su Mauri pesano, tuttora, accuse gravi. Ha scontato persino alcuni giorni di galera. Ha subito infortuni lunghi e penosi. Se da un lato tutto questo offusca la sua immagine e scansa da sè la fortuna, dall’altro ne accresce i meriti calcistici. Tecnica eccellente e carattere di ferro, una capacità di concentrazione da asceta, grande professionalità negli allenamenti e nella conduzione della vita privata. Con Mauri titolare dall’inizio, la Lazio ha perso solo tre partite su quindici: questo qualcosa vorrà pur dire. Se tre allenatori della Nazionale lo hanno portato in azzurro e gli ultimi cinque della Lazio ne han fatto il pendolo che dà equilibrio alla squadra, significherà qualcosa anche questo. E’ tutto? No, non è tutto, oggi sono colto da “maurite” acuta. Voglio ancora sottolineare come il nome del capitano laziale figuri nella classifica cannonieri al primo posto fra tutti i centrocampisti e mezze punte del campionato, anche davanti a Pogba e Totti, giocatori universali come lui. Ti consegno l’Oscar, capitano. Credo di poterlo fare a nome di gran parte del popolo laziale.

 

Ma il bomber serve? – Se Stefano Mauri è il capocannoniere del terzo attacco del campionato e se 27 dei 40 gol laziali sono stati realizzati dai centrocampisti o trequartisti, vuol dire che qualcosa funziona bene e qualcos’altro funziona così così. So già cosa risponderebbe Pioli: la Lazio è un blocco che si muove armonicamente, giocatori polivalenti, inserimenti e tagli come prima regola. Un tourbillon che rende difficili le marcature e che consente variabili in corsa. Ok, questo è il nuovo volto della Lazio ed è ciò che funziona bene. Ma siamo sicuri che la laboriosità e prolificità del centrocampo debba limitare la capacità realizzativa delle punte? La coppia Djordjevic-Klose di gol ne ha messi a segno 12. Come Higuain da solo. Uno meno di Icardi. Due in meno di Tevez. La Juve e l’Inter di Mancini, in particolare, non mandano centrocampisti in area con minore frequenza di quanto avvenga nella Lazio. Non mi stancherò mai di evidenziare la vena ritrovata e la freschezza di Klose nelle ultime cinque-sei partite né il celere adattamento di Djordjevic al disegno tattico del suo allenatore, però noto che dei dieci bomber che precedono in classifica Mauri, nove sono punte centrali, il solo Callecon punta esterna. Lo noto e passo la riflessione a Claudio Lotito.Se ha tempo di pensarci su. (Franco Recanatesi – Corriere dello Sport)

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