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La Coppa Italia per tornare al punto di partenza

La Coppa Italia per tornare al punto di partenza

Ormai l’obiettivo Champions è fallito, ma non si può fallire comunque l’accesso in Europa. E vincere il trofeo del 15 maggio può salvare ancora una volta la stagione

di redazionecittaceleste

ROMA – La Coppa Italia per salvare la faccia e soprattutto parte della stagione. Non può essere certo una competizione di 4 gare a farlo. Doveva essere la ciliegina sulla torta è finita per diventare l’ultimo boccone per evitare l’amaro.

Ecco perché quella del 15 maggio è la gara che deciderà il futuro della Lazio e di Inzaghi. Salvataggio o naufragio passano dalla partita contro l’Atalanta. Già, la stessa squadra che domenica ha risvegliato bruscamente i tifosi biancocelesti dal sogno Champions. Una stagione iniziata sotto il segno della riscossa dopo il quarto posto fallito all’ultima giornata lo scorso anno. Quelli erano i giorni di grandi sogni dove erano vere anche le utopie. Obiettivo dichiarato in estate e ribadito a gran voce dal presidente Lotito durante la conferenza stampa convocata di tutta fretta agli inizi di dicembre per cercare di riportare serenità in un ambiente che stava mostrando diverse criticità. Quella della famosa frase: «La Lazio è una Ferrari ingolfata».

BIVIO FONDAMENTALE
Pilota e meccanici, per insistere sulla metafora presidenziale, non hanno portato quel valore aggiunto che serviva. Ed ecco che ad oggi i biancocelesti si trovano fuori anche dall’Europa League. Ottavo posto con quindici punti in meno rispetto alla passata stagione. Basti pensare che alla 35\ima giornata la Lazio era terza in classifica a parimerito con la Roma a quota 70 punti. Ad oggi avrebbe significato Champions matematica. Un mondo stravolto. Ancora una volta. E allora è facile pensare che la classica crisi del secondo anno affrontata con Petkovic e Pioli sia arrivata con un anno di ritardo con Inzaghi. Questo però non significa crescere. Anzi. Resta la zona Cesarini della Coppa Italia. Vincerla darebbe un senso (porterebbe in Europa senza preliminari), perderla, senza nemmeno la qualificazione diretta, significherebbe disastro. Vorrebbe dire che bisognerebbe ricominciare da capo. Nuovamente. Un film visto e rivisto. Interpreti diversi ma il finale sembra sempre lo stesso. La realtà racconta che la Lazio l’ultima volta che ha sentito la musichetta della Champions è stata nella stagione 2007-08. Tare era il centravanti. Oggi fa il ds dei biancocelesti. Nel 2015-16 si è fermata al preliminare. Tradotto niente soldi. Insomma non è un caso che negli ultimi 11 anni non si sia mai qualificata. Il cortocircuito nasce nel momento in cui si dichiarano obiettivi che di fatto si sa non potranno essere centrati. Sarebbe più giusto dire che la Lazio è una squadra progettata per andare in Europa League. In questo caso arrivare ottavi vorrebbe dire aver buttato la stagione.

I SOLITI GUAI
Un cortocircuito che finisce per mandare in tilt anche il tecnico. Per carità nessuno vuole salvare Inzaghi a priori ma non può essere lui la vittima sacrificale. Simone in questa stagione ha sbagliato alcune formazioni, spesso i cambi. In altre si è intestardito con scelte incomprensibili. Altre ancora non poteva proprio scegliere visto il mercato rivelatosi sbagliato fatto dalla società. Sbagliato, dunque, cercare un capro espiatorio a tutti i costi. E poco importa che sia il tecnico o un giocatore in particolare. A Roma sponda Lazio si fa molto presto a trovare il colpevole: «Milinkovic se ne vuole andare, Luis Alberto ha la testa altrove, Wallace non è capace, Durmisi e Berisha esistono? Immobile non segna più». E cosa conta “chi perdeva” le regole sono così, è la vita ed è ora di crescere.

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