La Lazio ha trovato un nuovo mago: e pensare che era vicino alla Roma…

La Lazio ha trovato un nuovo mago: e pensare che era vicino alla Roma…

ROMA – Un piccolo grande capolavoro. Nato sulle ceneri di una stagione da «tutti contro tutti». E infatti quando, la scorsa estate, Stefano Pioli sbarcò sul pianeta Lazio furono in molti ad ammonirlo: «Mister, ma chi glielo fa fare?». Lui, serafico, li fulminava così: «Per me è l’occasione della vita,…

ROMA – Un piccolo grande capolavoro. Nato sulle ceneri di una stagione da «tutti contro tutti». E infatti quando, la scorsa estate, Stefano Pioli sbarcò sul pianeta Lazio furono in molti ad ammonirlo: «Mister, ma chi glielo fa fare?». Lui, serafico, li fulminava così: «Per me è l’occasione della vita, vi porterò tutti dalla mia parte ». Detto, fatto. Ci è riuscito. Con i risultati, che hanno proiettato la Lazio al terzo posto con vista sul secondo della Roma. E col gioco. Spettacolare, aggressivo, spumeggiante. Con le sue controindicazioni, certo (troppo dispendio d’energie, rischi eccessivi per la difesa). Ma un gioco, vivaddio, come non si vedeva da tempo.

LO VOLEVA LA ROMA – Così Pioli è diventato il re della Roma biancoceleste. E pensare che stava per finire sull’altra sponda del Tevere. Storia di quattro anni fa, estate 2011. La Roma americana doveva scegliere il nuovo allenatore dopo l’annata Ranieri-Montella. Il d.s. Sabatini voleva proprio Pioli. Poi, in parte per le pressioni della piazza (che riteneva l’attuale tecnico laziale poco «fashion») in parte per i desiderata del d.g. Baldini che aveva puntato Luis Enrique, alla fine la scelta cadde sull’allenatore spagnolo. La vendetta va consumata fredda, si dice. E Pioli, sedotto e abbandonato dai giallorossi, può ora prendersi la sua rivincita. In parte se l’è già presa. Perché una Lazio in grado di insidiare il secondo posto della Roma, a questo punto del campionato, è già una vittoria.

 

 

STRATEGIA VINCENTE – Firmata da Pioli grazie ai risultati, al gioco e ad una gestione del gruppo perfetta. Tanti volti nuovi la scorsa estate, compreso il suo. Eppure il tecnico è riuscito a compattare lo spogliatoio e a far nascere il gruppo a tempo di record. Anche con trovate estemporanee, come quella di far cantare a squarciagola l’inno della Lazio. E ancor di più con i modi chiari e diretti. È uno che ti guarda in faccia, Pioli, se deve dirti qualcosa. E di faccia ne ha una sola, per tutti. Così ha strappato il consenso pieno e unanime dello spogliatoio. E lo ha convinto a remare dalla stessa parte. Con scelte tattiche altrettanto chiare. Che non ha rinnegato neppure dopo le batoste iniziali: ben tre nelle prime quattro giornate. La terza, a Marassi col Genoa, da antologia della maledizione: 1-0 (all’87’) dopo una partita stradominata e con tre infortuni gravi (Gentiletti, Basta e Biglia). Pioli ha avuto la forza, il coraggio, l’incoscienza di andare avanti lo stesso ed ora i fatti gli stanno dando ampiamente ragione.

PROSPETTIVE D’ORO – «Ma non abbiamo fatto ancora nulla», non si stanca di ripetere. E ha ragione. Volendo, però, si potrebbe anche dire che il bello viene adesso. Che la Lazio sia la squadra più in forma del campionato è un dato di fatto. E non ha impegni europei, a differenza di Roma, Napoli e Fiorentina. Le prospettive, insomma, paiono interessanti. Anche perché, rivalità stracittadina a parte, la vera novità per la banda Pioli è che ora i posti Champions cui poter puntare sono due, non uno solo. Una situazione che rende il sogno di tornare nell’Europa che conta sempre più concreto.  (Gazzetta della Sport)

Cittaceelste.it

0 commenti

Commenta per primo!

Inserisci qui il tuo commento

Recupera Password

accettazione privacy