La Lazio regala buoni numeri. Djordjevic come Chinaglia e Klose

La Lazio regala buoni numeri. Djordjevic come Chinaglia e Klose

La legge del sei. Proprio come il nove biancoceleste per eccellenza nell’anno in cui fece la storia: 6 reti nelle prime 11 giornate, nel ‘73-74 così come in questa stagione. Il confronto tra i dati di Filip Djordjevic, 27enne serbo di Belgrado arrivato fresco fresco alla Lazio, e di Giorgio…

La legge del sei. Proprio come il nove biancoceleste per eccellenza nell’anno in cui fece la storia: 6 reti nelle prime 11 giornate, nel ‘73-74 così come in questa stagione. Il confronto tra i dati di Filip Djordjevic, 27enne serbo di Belgrado arrivato fresco fresco alla Lazio, e di Giorgio «Long John» Chinaglia, l’icona laziale scomparsa il primo aprile di due anni fa, dice che i tifosi ci hanno visto giusto, che il parallelo tra i due centravanti ci sta pure nei numeri personali e non solo in quella «strana» somiglianza di movenze e atteggiamento che ogni tanto fa venire i brividi ai laziali di lungo corso.
È vero che, seppure a 40 anni di distanza e fatte del debite proporzioni, vedendoli giocare sembra per entrambi di sentir ronzare l’inno nelle orecchie, il «non mollare mai» che rappresenta il sale della lazialità. Ma la perfetta adiacenza nello «score» stabilisce una sorta di contatto tra l’attaccante biancoceleste più famoso di sempre e la punta serba appena arrivata alla Lazio, che in una manciata di mesi ha già aperto una breccia nei cuori dei tifosi. I quali, non a caso, lo chiamano «Giorgionevic».
A colpi di gol. Sei come Chinaglia nell’anno dello scudetto, come detto, distribuiti per Djordjevic su 782’, il che fa una rete ogni partita e mezzo, diciamo. Davvero niente male per il signor nessuno venuto questa estate dalla Francia, dove aveva trascorso sei anni e mezzo nel Nantes per un totale di una settantina di gol quasi tutti segnati in Ligue 2, la serie B d’Oltralpe. I dubbi c’erano e lo scetticismo dominava. E, invece, il serbo ha rotto il ghiaccio con una bella tripletta a Palermo guadagnandosi sul campo la maglia da titolare, posto che Pioli probabilmente gli riconsegnerà pure contro la Juventus. Perché i numeri contano, soprattutto se ricorrono in maniera sorprendente. È la legge del gol.
La cosa, infatti, si fa ancora più interessante se alla sgommata dei due centravanti sopra citati paragoniamo pure l’inizio laziale di Miro Klose, altra icona, stavolta globale, però in era sempre attuale. Pure per l’ormai 36enne tedesco vige la legge del 6: anno 2011-12, Miro si esalta alla prima stagione nella Lazio, apre la sestina alla seconda giornata a San Siro contro il Milan e la chiude a Cagliari nel turno numero dieci lanciando l’allora squadra di Reja verso le alte sfere della serie A, che all’ultima giornata metterà in cornice il quarto posto. Cioè, una rondine fa decisamente primavera.
Nel senso che, per chi avesse ancora dubbi residui su Djordjevic, il giocatore vero di solito si vede fin da subito. Che dire di Signori? I dati di Beppe-gol relativi alla prima stagione biancoceleste sono il top, ciò che di meglio si possa trovare negli annali: anno 1992-93, 11 reti nelle prime 11 giornate da laziale, partenza con impennata.
Un po’ come quella di Silvio Piola, e qua siamo in piena mitologia del calcio: anno 1936-37, nello stesso tratto di stagione preso in analisi per gli altri Piola realizza 9 reti, una piccola porzione di quella valanga di gol (227 in campionato solo nella Lazio) che ne ha fatto il più grande di tutti i tempi.
C’è forse un solo caso, amarissimo infatti, che narra di premesse ottime ma poi non rispettate: Mauro Zarate, anno 2008-09, 7 gol nelle prime 11 e poi il vuoto. Solo un «caso» isolato. (Corriere della Sera)

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