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Lazio, Candreva è nella storia

Lazio, Candreva è nella storia

E’ entrato nella storia e la Lazio lo ha celebrato sulla pagina ufficiale Facebook. Ha appena agganciato Nedved ed Hernanes, gli restano le ultime quattro partite di campionato per stabilire il nuovo record assoluto e diventare il centrocampista più prolifico di sempre della Lazio. Prima doppietta in carriera, all’ultimo respiro…

di redazionecittaceleste

E’ entrato nella storia e la Lazio lo ha celebrato sulla pagina ufficiale Facebook. Ha appena agganciato Nedved ed Hernanes, gli restano le ultime quattro partite di campionato per stabilire il nuovo record assoluto e diventare il centrocampista più prolifico di sempre della Lazio. Prima doppietta in carriera, all’ultimo respiro Antonio Candreva ha firmato il pareggio e acciuffato il Torino, mantenendo la squadra biancoceleste in corsa per l’Europa League. La scalata è diventata ancora più ripida, ma Parma e Milan sono distanti soltanto due punti e sabato sera è stato proprio il fantasista di Tor de Cenci, dopo i controlli antidoping, a suonare la carica. «Non è ancora finita e credo sia la Lazio la favorita in questa volata» ha garantito il numero 87 biancoceleste. Un cucchiaio per trasformare il rigore del 2-1 e un tiro potente sotto misura, quasi da centravanti, per fissare il 3-3 a tempo scaduto, quando ormai Ventura era convinto di aver vinto la partita.

 

Maturità. Alla Lazio ha avuto una crescita costante. Il valore di Antonio era fuori discussione. Un talento cresciuto alla Lodigiani, sbocciato alla Ternana, acquistato dall’Udinese e preso in prestito dalla Juventus dopo un anno e mezzo di prodezze a Livorno, dove tornerà domenica prossima da protagonista con la Lazio. Lo aveva voluto e preteso Reja, nel gennaio 2012, quasi imponendolo a Lotito a pochi minuti dalla chiusura del mercato invernale. Gli ha dato un ruolo, inventandolo ala destra. Una collocazione ideale per esaltare le doti balistiche e di progressione. Candreva era stato sempre considerato una mezz’ala atipica, un centrocampista offensivo difficilmente inquadrabile. Sulla fascia ha trovato il suo territorio e il campo preferito per seminare gli avversari, alternando scatti irresisitibili alla capacità di nascondere il pallone ai terzini. Petkovic gli chiedeva di tirare spesso dalla lunga distanza. Un anno fa, nel girone di andata, segnò dai venticinque metri, indovinando l’incrocio dei pali, contro il Palermo e contro il Milan. Sei gol a fine campionato, il suo record personale dopo essersi sempre fermato, nelle stagioni precedenti, a quota 5. Quest’anno, non solo grazie all’aiuto dei rigori, ha saputo fare meglio e ha già segnato quasi il doppio.

Conversione. Due motivi sono alla base dell’esplosione sotto porta di Candreva. Con la cessione di Hernanes, è diventato stabilmente il primo rigorista della Lazio e in questo campionato dal dischetto ha sempre fatto centro, firmando 5 reti. E poi il tridente disegnato da Reja e Bollini lo ha favorito. Perché le frequenti assenze di Klose hanno costretto il friulano a pensare ad altre soluzioni. E la crescita di Keita ha aiutato Candreva, molto più libero di prima da precisi compiti di costruzione del gioco. Ora gli è consentito di entrare in area, può inserirsi per finalizzare. Il ragazzino spagnolo, imprendibile quando può correre lungo l’out sinistro, gli ha già regalato 3 assist. E domenica Antonio ha sfruttato un tiro sbilenco di Felipe Anderson per stoppare il pallone e condannare Padelli in uscita. Nelle ultime settimane si è trasformato in una vera e propria seconda punta.
Olimpo. Gli basterà un altro gol per stabilire il record di centrocampista più prolifico nella storia della Lazio. Hernanes, in due diverse stagioni (2010-11 e 2012-13), si era fermato a quota 11 gol, eguagliando il primato di Pavel Nedved, che riuscì nel 1997-98 a realizzare lo stesso numero di reti in appena 26 presenze di campionato. Candreva aveva già superato altri due grandi giocatori della Lazio come Dejan Stankovic (7 gol in 29 presenze nel 2001-02) e Stefano Fiore (8 gol in 32 presenze nel 2003-04). Proprio all’ex centrocampista azzurro, come caratteristiche tecniche e percorso, può essere paragonato Candreva. Anche Fiore arrivava dall’Udinese e non aveva un ruolo chiaro: Mancini lo inventò ala destra alla Donadoni.

Corriere dello Sport

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