Lazio, l’amaranto cambia colore ai sogni

Lazio, l’amaranto cambia colore ai sogni

Ma contro chi giocava ieri l’Empoli, era il Livorno, la Salernitana o la Reggina? No, la Lazio. Cambi canale, vai a Torino e vedi una strana partita fra blu e verdi: pare proprio sia Juventus-Parma. A Verona c’è il trabocchetto, pensi che il Chievo affronti il Palermo. No, quelli in…

Ma contro chi giocava ieri l’Empoli, era il Livorno, la Salernitana o la Reggina? No, la Lazio. Cambi canale, vai a Torino e vedi una strana partita fra blu e verdi: pare proprio sia Juventus-Parma. A Verona c’è il trabocchetto, pensi che il Chievo affronti il Palermo. No, quelli in rosa sono del Cesena. Nel posticipo la Roma si è adeguata e ha indossato un distinto abito da sera, con una maglia nera da All Blacks. E pensare che da bambini abbiamo scelto la squadra per cui tifare anche perché attratti da quei colori che hanno finito poi per caratterizzare le squadre più dei giocatori. A Firenze la chiamano semplicemente Viola, i tifosi del Milan in curva cantano orgogliosi «Rossoneri siamo noi», sono state scritte enciclopedie sul potere bianconero, associandolo alla squadra più titolata in Italia. Oggi non si capisce più niente, fra seconde e terze divise, esigenze di sponsor e delle televisioni. E se qualche volta la scelta è dettata da nobili intenzioni (le maglie verdi utilizzate dal Parma contro la Juventus saranno messe all’asta e il ricavato andrà alle popolazioni colpite dall’alluvione, quelle rosa del Cesena sono un omaggio a Marco Pantani), il più delle volte tutto è suggerito da banali motivi di marketing. Le società di calcio un po’ alla volta ci hanno tolto tutto: la voglia di andare allo stadio – fra tessere del tifoso, tornelli e biglietti nominali -, quella di seguire gli allenamenti -sempre più blindati -, la possibilità di identificarsi in squadre che cambiano interpreti sempre più velocemente. Ora sono passati ai colori delle maglie, visti sempre più come prodotti commerciali da sfruttare, non come simboli di una fede. Ogni tanto i tifosi si arrabbiano come quando, nel 1995-96, quelli del Torino videro giocare in trasferta la loro squadra in arancione, che non è proprio la stessa cosa del granata. A furia di insulti, nella stagione successiva la divisa fu ritirata. Oppure si adeguano. Come fecero gli interisti nell’estate 2012 quando seppero che la seconda maglia sarebbe stata rossa: nonostante tante proteste, poi la comprarono in massa nel ritiro precampionato. Eravamo così contenti, negli anni Ottanta, quando arrivò la tv a colori. Finalmente – per chi non poteva andare allo stadio – si materializzava il sogno di vedere quei colori per i quali tanto avevamo sospirato da bambini. Visto quello che è successo dopo, quasi quasi ci viene un rimpianto: meglio il calcio in bianco e nero. (Gazzetta dello Sport)

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