L’ADDIO – Ledesma: “Il vostro affetto, la mia vittoria”

L’ADDIO – Ledesma: “Il vostro affetto, la mia vittoria”

ROMA – E’ stato per anni al centro della squadra e ha scelto di salutare tutti al centro della Capitale. E’ arrivato, purtroppo, il giorno dell’addio alla Lazio da parte di Cristian Daniel Ledesma. I tifosi lo avrebbero evitato e anche lui non è affatto felice di come si sia…

ROMA – E’ stato per anni al centro della squadra e ha scelto di salutare tutti al centro della Capitale. E’ arrivato, purtroppo, il giorno dell’addio alla Lazio da parte di Cristian Daniel Ledesma. I tifosi lo avrebbero evitato e anche lui non è affatto felice di come si sia conclusa questa sua lunga avventura che sembrava poter diventare infinita. Saluto commovente già all’evento del Foro Italico “di padre in figlio” dove, nonostante la mancanza di ufficialità, la decisione era più che certa. Eppure quella fascia, per molti, andava cucita sul braccio di chi, per anni, ha dimostrato una professionalità imbattibile nonostante i mille ostacoli del passato. Ecco le sue prime parole a microfono acceso: “Vi ringrazio per essere qui perchè vuol dire che ognuno di voi è stato importante per me in questa avventura”.

 

Prima della conferenza viene consegnata, all’ormai ex giocatore della Lazio, una maglia numero 12 firmata “Curva Nord”. Il momento già commovente precede un video che riassume in pochi minuti i nove anni biancocelesti del centrocampista. Poi è il momento delle domande dei giornalisti presenti nella sala conferenza preceduto dalla dichiarazione di Ledesma: “Non voglio pensare al finale ma ai nove anni passati qui perchè la vera vittoria è vedere quanta gente c’è qui oggi. Tanto affetto per me: una vittoria”. In sala sono presenti tutte le maglie indossate dal giocatore a Roma.

 

A quale maglie sei più affezionato?

A tutte. Oltretutto avendone regalate molte alcune non le ho potute conservare. Quella del primo derby è particolare: l’importante è come si porta la maglia. Ricordi più belli? Oltre ai derby è l’affetto che mi sta dimostrando la gente laziale. E questo scavalca anche la coppa Italia perchè a livello personale gratifica: è il ricordo più bello.

 

Hai più visto il presidente della Lazio?

Il 29 mi sono sentito ma siamo riusciti a vederci solamente oggi alle 14 a causa di vari impegni. Mi ha riportato il pesiero della società: mi ha chiesto cosa volessi fare. Io sono stato sincero: l’ho ringraziato perchè l’importante era parlarci. Io ho detto che un altro anno così non ce l’avrei fatta perchè senza campo non ce la faccio: non contano le cifre. Lui mi ha mostrato tanta stima al calciatore e la persona e ha capito. Per me quest’anno è stato durissimo: allenarmi per trovare gli stimoli: non c’era considerazione dalla parte tecnica. Ma non è una critica ognuno guarda il calcio a modo suo. E’ successo a tanti giocatori prima di me.

A chi lasceresti il tuo numero 24?

Io non sono Ronaldinho, non sono Baggio: solo loro hanno il diritto di cedere le maglie. Io sono un giocatore normale.

Cataldi ti ha dedicato delle parole fantastiche: potrebbe essere il tuo erede? Cosa pensi di lui?

L’ho sempre visto come un fratello minore perchè è umile ma vispo: nella Lazio di oggi non è facile trovare un ragazzo così. Con lui c’è un affetto particolare. Non so in che ruolo perchè è completo, ma può diventare un grandissimo calciatore.

Cosa farai ora? Ci sveli il tuo futuro?

Per ora nulla di concreto: devo valutare perchè convincere nuove piazze ora non è facile. Con la Lazio non sono mai arrivato a parlare di rinnovo: loro mi hanno detto che il loro obiettivo è svecchiare la rosa e abbassare il tetto stipendi. Io non posso dire bugie: ho guadagnato tanto. Mi ha proposto una nuova cifra diversa, ma ripeto: non è una questione di soldi. Non è quello il problema.

Ti ha mai dato fastidio sentire che non sei adatto al gioco della Lazio?

No, assolutamente perchè non sono più un ragazzino. Capisco che non ce l’hanno con me ma semplicemente ognuno ha la sua opinione nel calcio. La cosa più dura era trovare gli stimoli nella settimana. Finchè mi viene detto a quattr’occhi che non servo va bene. Ma non è stato fatto. E’ un diritto di qualsiasi società dire su chi si punta.

Chi porterai nel cuore di questa avventura laziale?

Ho un grande rapporto con Tommaso Rocchi, ma anche con Gonzalez, Scaloni, Kolarov: non riesco a fare solo un nome perchè abbiamo a livello familiare diverse amicizie anche con ex giocatori della Lazio. Di allenatori mi sono affezionato a Reja, ma anche con Petkovic avevo un buon rapporto nonostante non giocassi molto.

Come descriveresti la Lazialità?

Ci si innamora piano piano del laziale che è diverso: lo dico sempre a mia moglie. Io riesco a riconoscere sempre il romanista dal laziale: già da quando parla. Il Laziale all’inizio è diffidente ma quando ti tende la mano soprattutto nei momenti difficili non ti lascia più. E poi sa soffrire: lo dice la storia biancoceleste.

Che ti ha detto la dirigenza?

Lotito mi ha detto che le porte per me sono aperte per il futuro anche nella dirigenza. Mi piacerebbe allenare i bambini.

Ma che emozione avrai alla fine di questi saluti?

Io ho capito che sarebbe stata dura quando ho parlato con l’allenatore ad Auronzo. Non sono un ragazzino e lo capisco. Poi mi sono reso conto pian piano che un altro anno così non potevo permettermelo. Non avevo obiettivi in questo modo. Se avessi avuto 36 anni avrei alzato le mani, lasciato il campo e sarei rimasto qui. Ora non posso farlo perchè i miei figli non avrebbero avuto un padre felice. E mia moglie avrebbe avuto un marito triste. Non posso che essere un po rammaricato, ma porto la Lazio nel cuore.

Ho avuto la sensazione che tu volessi dirci che non ti vedi con un’altra maglia addosso in Italia. Sbaglio?

Non mi vedrei in un’altra città con un’altra maglia. Non è impossibile: ma dico che per me è troppo difficile. Punto all’estero.

 

Cittaceleste.it

 

 

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