Lotito fra atteggiamenti aggressivi e tentativi estremi…

Lotito fra atteggiamenti aggressivi e tentativi estremi…

Claudio Lotito si è presentato a Formello e con la sua consueta e aggressiva incomunicabilità…

 

ROMA – Non c’è niente da fare, è più forte di lui, fare cause è diventata la sua specialità, ne ha fatte a decine contro giocatori, allenatori, dirigenti e imprenditori, ma continua a non fare quella più importante, che forse lo renderebbe anche più simpatico agli occhi della gente laziale: causa a se stesso, dopo l’ultimo flop che porta il nome di Marcelo Bielsa. Non solo Claudio Lotito non ha alcuna intenzione di… autodenunciarsi, ma non ha nemmeno intenzione di sottoporsi ad un semplice dibattito mediatico, ad accettare un confronto, a rispondere ai quesiti anche più ovvi e banali, necessari a chiarire la situazione e a recuperare un pizzico di credibilità. Claudio Lotito si è presentato a Formello e con la sua consueta e aggressiva incomunicabilità ha premesso che non avrebbe accettato le domande dei giornalisti, considerati nemici da combattere fin dal giorno prima di acquistare la Lazio: «Qui siamo a casa nostra, chi non è interessato ad ascoltare, può uscire» ha tuonato il presidente, abituato a presentarsi sempre dopo le vittorie e mai dopo le sconfitte.

MERCATO LAZIO, RITORNO DI FIAMMA E COLPO VICINO?

Non ha mai capito, Lotito, che il giornalista è soltanto il tramite tra lui (quindi la Lazio) e il popolo biancoceleste, che piano piano si è allontanato anche dalla squadra fino a svuotare addirittura lo stadio Olimpico: pochi giorni fa ha lanciato un’iniziativa denominata «Ama la Lazio», un estremo tentativo di andare incontro alla gente che – invece – la Lazio la ama davvero, senza limiti. Il fatto che non vada allo stadio non vuole dire niente: i tifosi restano a casa proprio perché non ne possono più delle sue strategie spesso arroganti e della sua incapacità di recuperare un poco di lazialità nel club, ma nel loro cuore la squadra è più che mai presente, giorno e notte. Se esprimono la loro rabbia contro il padrone, è proprio perché non possono esprimere questo amore dal vivo, allo stadio, in ritiro, a Formello. Ecco, se Lotito ci pensasse un attimo, l’iniziativa «Ama la Lazio» dovrebbe dedicarla a se stesso, fare una full immersion nel mondo biancoceleste e ripartire daccapo. Ieri, invece, ha dato un’altra prova di incomunicabilità e di disinteresse, nonostante la premessa che avrebbe parlato per tranquillizzare la piazza: ma quale tranquillizzare, i tifosi ora sono più che mai agitati e preoccupati, perché a livello di calcio professionistico un teatrino come quello del caso Bielsa non si era mai visto. E Lotito non dica nemmeno che ha preso Inzaghi per recuperare la lazialità dispersa, perché se quello fosse stato il suo desiderio lo avrebbe confermato a maggio e non sarebbe andato da una decina di allenatori a offrire la panchina biancoceleste mandando Inzaghi a Salerno. Il presidente ha riassunto l’ex tecnico perché non aveva più alternative e i giocatori, a poche ore dalla partenza per Auronzo, erano senza una guida tecnica.

MERCATO LAZIO, COLPO DI SCENA IN VISTA?

Detto questo, Inzaghi ha dimostrato il suo valore in un finale di campionato difficilissimo e quindi merita il sostegno di tutti. Su di lui e su Igli Tare c’è il peso intero di una vicenda che è diventata difficilissima da gestire: il diesse aveva lavorato per un mese sugli obiettivi di Bielsa, alcuni li manterrà e altri li depennerà, di certo sarà costretto a fare in fretta nel tentativo di ricostruire una squadra da vertice. Per ora non ha venduto e non ha comprato: Lotito gli metta in mano un portafoglio consistente, oltre ai soldi che incasserà per Candreva, perché Tare è in grado di riproporre colpi tipo Biglia, De Vrij, Parolo e Felipe Anderson se gli viene concessa libertà e autonomia. Non c’è più tempo da perdere. (Alberto Dalla Palma per il Corriere dello Sport)
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